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«Ci armiamo»: i commercianti francesi pronti all’autodifesa. Vetrine distrutte, incassi azzerati e lo spettro dello scontro civile
Vetrine distrutte, fatturati azzerati e l’ombra dell’autodifesa armata: dopo i saccheggi del 17 ottobre, i ristoratori francesi lanciano l’allarme al governo mentre Macron si perde in sterili discorsi.

«Adesso ci armiamo. Tiriamo fuori le mazze da baseball, prendiamo i fucili per difendere il lavoro di una vita». Non è una battuta esasperata estrapolata da un film americano alla “Il giustiziere della notte”, ma la telefonata reale che decine di ristoratori hanno fatto nelle ultime ore a Franck Chaumès, appena eletto alla guida della confederazione nazionale dei pubblici esercizi (Umih). Le violenze scoppiate sabato 17 ottobre in Francia hanno superato la soglia fisiologica della protesta di piazza: ormai si può parolare di un collasso sistemico dell’ordine pubblico che spinge i cittadini verso l’autotutela armata.
La miccia era stata accesa da una mobilitazione studentesca, ma il corteo è degenerato in fretta in un saccheggio generalizzato, saldandosi al malcontento per il carovita e il prezzo del carburante. Da Parigi a Lione, da Marsiglia a Bordeaux, fino a città di provincia come Limoges, Pau e Perpignan, il copione si è ripetuto con una ferocia metodica. A differenza delle manifestazioni passate, in cui nel mirino finivano banche o catene di moda, stavolta l’assalto si è abbattuto sui pubblici esercizi. Parliamo di brasserie storiche con oltre un secolo di attività, devastate senza alcun interesse predatorio: pura distruzione fine a se stessa.
A Lione, il personale della Brasserie Le Sud, legata alla famiglia Bocuse, ha dovuto improvvisare uno scudo umano per respingere folle munite di spranghe e bottiglie incendiarie, prima di cedere alla violenza. Di fronte a forze di polizia ridotte a bersagli passivi e a una magistratura dalle porte girevoli, commercianti e ristoratori si sentono abbandonati. Se lo Stato rinuncia a garantire il monopolio della forza e la tutela della proprietà privata, il passo successivo è quasi automatico: ronde di vigilantes privati ed esercenti pronti a fare fuoco. Alle prossime mobilitazioni del 5 novembre, il rischio concreto non sarà più la carica con i lacrimogeni, ma lo scontro a fuoco tra proprietari barricati e saccheggiatori incappucciati.
Sul piano economico, il quadro è letale. La ristorazione vive di cassa quotidiana e margini ridotti, con una rigidità totale della struttura dei costi:
- Incassi polverizzati: chi subisce devastazioni azzera le entrate, ma anche chi resta integro vede crollare la clientela per il panico; a Bordeaux, locali intatti hanno incassato appena il 10% del normale fatturato del fine settimana.
- Costi fissi implacabili: affitti d’azienda, bollette, stipendi e forniture scadono a fine mese, del tutto indifferenti al passaggio dei black bloc.
- Il vuoto assicurativo: le polizze standard non risarciscono arredi d’epoca di valore storico inestimabile né coprono rapidamente il lucro cessante di settimane di serrande abbassate.
- Spirale di insolvenze: con riserve di liquidità già logorate dall’inflazione e dal costo del credito, molte aziende rischiano il fallimento immediato, scaricando migliaia di dipendenti sulla spesa per ammortizzatori sociali.
Dall’Eliseo, intanto, Emmanuel Macron risponde con il consueto cerimoniale di frasi fatte: inviti al dialogo, condanne di prammatica e un generico richiamo alla fermezza dei giudici. Ma per chi raccoglie i cocci della propria sala da pranzo, le parole del presidente sono aria fritta. Il ministro per le Piccole e medie imprese, Serge Papin, promette ascolto, ma senza un fondo statale di ristoro immediato a fondo perduto e moratorie fiscali tempestive, i tavoli ministeriali restano pura accademia.
La Francia assaggia l’anarchia economica e i disordini figli di decenni di lassismo e di noncuranza dell’ordine pubblico. Esiste però un limite che, se viene toccato, porta a una reazione, che può portare a una china pericolosa. La privatizzazione dell’ordine pubblico fornisce il senso pratico, tangibile del completo fallimento degli stati europeisti, schiacciati fra incapacità economica e controlli eccessivi.







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