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Chi guadagna dalle sanzioni al petrolio russo: l’Iraq accresce gli introiti dall’export di petrolio

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L’Iraq ha rastrellato più di 115 miliardi di dollari di entrate petrolifere l’anno scorso, secondo i dati pubblicati questa settimana dal Ministero del Petrolio del Paese. Questa cifra deriva dalle esportazioni di greggio di 1,209 miliardi di barili lo scorso anno, pari a una media di 3,320 milioni di barili al giorno.

I dati sono stati resi noti un giorno dopo che l’Agenzia di sicurezza nazionale irachena ha dichiarato che sono in corso indagini sul contrabbando di greggio e prodotti petroliferi per un ammontare di circa 470.000 barili al mese, con 49 imputati, tra cui ufficiali, associati, commercianti e contrabbandieri. Quindi la crescita notevole nell’eport, record da quattro annia  questa parte, è avvenuta nonostante le ruberie.

Lo scorso ottobre l’Iraq ha dichiarato di aver smantellato la più grande rete di contrabbando di petrolio nel governatorato di Bassora. All’epoca, il Primo Ministro Mohammed Shiyaa Al-Sudani aveva promesso di “rintracciare le reti di contrabbando di petrolio e di emettere mandati di arresto contro le bande che osano rubare i diritti degli iracheni”.

I contrabbandieri hanno rubato e contrabbandato il petrolio facendo dei buchi nelle linee di esportazione del greggio nel giacimento di Zubair. Alcuni degli accusati sono alti ufficiali delle forze di polizia energetica incaricate di proteggere le infrastrutture petrolifere.

Le sanzioni al petrolio russo hanno avuto una gran parte del merito nella realizzazione di questo risultato, ottenuto anche grazie all’aumento dei prezzi petroliferi successivo all’invasione dell’Ucraina.

Essendo il secondo produttore di greggio dell’OPEC, con una produzione di 4,5 milioni di bpd nel terzo trimestre, le entrate petrolifere rappresentano la quasi totalità delle entrate di Baghdad.

Secondo Al-Monitor, nel 2020 le entrate petrolifere dell’Iraq sono scese a soli 42 miliardi di dollari, poiché la guerra dei prezzi del petrolio tra Arabia Saudita e Russia si è scontrata con l’inizio della pandemia di Covid-19, facendo crollare i prezzi del greggio. Nel 2021, le entrate petrolifere dell’Iraq sono risalite a 75,6 miliardi di dollari e ora superano i 115 miliardi, fondi sufficiente a risolvere alcuni problemi del Paese.

L’Iraq ospita la quinta più grande riserva di petrolio al mondo, con 145 miliardi di barili, ed è la terza più grande fonte di greggio per la Cina, dietro solo ad Arabia Saudita e Russia.


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