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Caccia cinesi nell’ex pista segreta della CIA: il Laos nell’abbraccio di Pechino
Le foto satellitari della base di Ban Keun svelano il doppio degli aerei da combattimento dichiarati dal governo: quattro sono cinesi. Ecco come il debito record ha trasformato l’ex roccaforte segreta della CIA in un avamposto militare di Pechino.

Otto velivoli d’attacco leggero schierati sulla pista di Ban Keun, a pochi chilometri da Vientiane. C’è solo un dettaglio che non torna nei conti: le forze aeree del Laos ne possiedono ufficialmente soltanto quattro, per giunta di dubbia efficienza. Gli altri quattro aerei sono cinesi.
Le immagini satellitari scattate a fine settembre mostrano una realtà che cambia gli equilibri del Sud-est asiatico. Il Laos, un tempo regno isolato e impenetrabile tra le montagne dell’Indocina, ha aperto le porte ai jet militari della Repubblica Popolare. La cooperazione è stata battezzata con i consueti toni burocratici: “Centro congiunto di addestramento e supporto“. Nei fatti, Pechino mette piede per la prima volta in una struttura all’estero dedicata specificamente alla propria aviazione.
Il mistero della pista di Ban Keun
I satelliti commerciali hanno immortalato sul piazzale dell’aeroporto otto aerei della famiglia K-8/JL-8, biposto da addestramento e attacco al suolo, insieme a oltre venti veicoli militari di supporto.

I caccia cinesi nella pista a Vientinane
La discrepanza numerica ha subito insospettito gli analisti internazionali:
- La dotazione ufficiale laotiana: secondo i dati dell’IISS Military Balance, la flotta locale conta circa quattro K-8W e tre Yak-130 russi.
- I velivoli presenti sul piazzale: otto aerei identici per profilo.
- Le livree: quattro velivoli mostrano la mimetica tipica di Vientiane, mentre gli altri quattro sfoggiano la colorazione grigio chiaro dell’aeronautica cinese (PLAAF).
La spiegazione ufficiale parla di formazione dei piloti locali. I numeri dicono una realtà diversa, in cui i caccia sono cinesi e con piloti mandati da Pechino.
La storia, del resto, ama l’ironia amara: durante la guerra del Vietnam, Ban Keun era conosciuta come “Lima Site 44“, una pista segreta della CIA usata dai velivoli di Air America per rifornire le milizie anticomuniste Hmong. Oggi quella stessa terra accoglie le ali di Pechino.
Da regno eremita a provincia economica
Per comprendere come si sia arrivati a questo punto, bisogna guardare alle casse dello Stato laotiano. Per decenni il Laos è stato un cuscinetto silenzioso, poverissimo e chiuso in se stesso, politicamente legato al Vietnam e diffidente verso il gigante settentrionale.
Poi è arrivata la fame di modernizzazione. Invece di sviluppare gradualmente il mercato interno con investimenti produttivi proporzionati alle proprie entrate, la dirigenza comunista di Vientiane ha scommesso tutto sulle mega-opere finanziate dal credito cinese.
Dighe monumentali lungo il fiume Mekong, autostrade e soprattutto la ferrovia ad alta velocità Boten-Vientiane da 6 miliardi di dollari. Opere gigantesche per un Paese con un PIL che supera a malapena i 15 miliardi.

Diga sul Mekong nel Laos
I risultati di questa sbornia di spesa a debito estero sono evidenti:
- L’indebitamento sovrano verso Pechino ha raggiunto livelli insostenibili, superando la metà del debito pubblico complessivo.
- La valuta locale (il kip) ha perso valore, trascinando il Paese nell’inflazione.
- Le riserve valutarie si sono assottigliate drammaticamente.
Quando il creditore bussa alla porta e il debitore non ha liquidità per pagare le rate, la moneta di scambio diventa inevitabilmente la sovranità. Prima Vientiane ha ceduto a società cinesi il controllo di quote della rete elettrica nazionale; ora concede l’uso strategico delle proprie piste d’atterraggio. Alla fine c’è il rischio diventi una semplice colonia economica di Pechino
Il “modello Ream” prende il volo
Gli esperti di sicurezza parlano già di un’applicazione aerea del “modello Ream”, la base navale in Cambogia dove la Cina ha ottenuto accesso stabile mascherandolo da cooperazione amichevole.
Ban Keun non serve a Pechino per scopi difensivi immediati: i caccia cinesi possono già raggiungere l’area partendo dalle basi nello Yunnan. Il vero guadagno è operativo e geopolitico. La pista dispone già di 24 piazzole di parcheggio. Con i lavori di allungamento della pista e la costruzione di depositi di carburante, l’aeroporto potrà ospitare droni da ricognizione a lungo raggio e aerei per la guerra elettronica.
Da quella posizione, Pechino monitora agevolmente la Thailandia (alleata storica di Washington), tiene sotto pressione il fianco occidentale del Vietnam e proietta la propria ombra sull’intera penisola indocinese. Il Laos voleva diventare un ponte logistico per arricchirsi. Si ritrova invece a fare da pista di decollo per le ambizioni militari del suo creditore più esigente







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