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Caccia all’universo invisibile: la NASA lancia Roman, il telescopio che fa sembrare Hubble miope
La NASA lancia Roman: il super telescopio spaziale a caccia del 95% di universo invisibile che rivoluzionerà l’astronomia dal 2027.

Il conto alla rovescia è quasi terminato sulla rampa di Cape Canaveral. Tra poche ore la NASA accenderà i motori per spedire nello spazio il Nancy Grace Roman Space Telescope, l’osservatorio di nuova generazione chiamato a fare luce sul più grande enigma cosmico: il 95% dell’universo che sembra svanito nel nulla.
Il telescopio raggiungerà la sua destinazione per iniziare le operazioni scientifiche nel gennaio 2027. Se il James Webb è una sorta di microscopio capace di guardare un singolo punto con precisione millimetrica, Roman è un grandangolo potentissimo progettato per mappare l’ignoto a velocità record.
La rivoluzione visiva: lo specchio di Hubble con gli occhi spalancati
Per oltre trent’anni il celebre telescopio Hubble ci ha mostrato le meraviglie dello spazio profondo. Eppure, in tutto questo tempo, è riuscito a scansionare appena lo 0,1% del cielo notturno.
Roman monta uno specchio primario da 2,4 metri di diametro, identico a quello di Hubble. La differenza monumentale sta nel suo strumento principale, il Wide Field Instrument:
- Campo visivo 100 volte più ampio: a parità di risoluzione, ogni singolo scatto di Roman copre un’area cento volte maggiore rispetto a Hubble.
- Mappatura cosmica totale: ciò che prima richiedeva decenni di osservazioni mirate potrà essere completato in poche settimane.
- Sinergia con il James Webb: entrambi leggono la luce infrarossa. Roman individuerà gli oggetti rari e anomali nella vastità del cielo, mentre il Webb potrà zoomare per studiarli in profondità.
| Telescopio | Diametro Specchio | Specializzazione | Ampiezza di Campo |
| Hubble | 2,4 metri | Luce visibile / UV | Ristretto (0,1% cielo in 30 anni) |
| James Webb | 6,5 metri | Infrarosso profondo | Molto ristretto (alta profondità) |
| Roman | 2,4 metri | Infrarosso panoramico | 100 volte Hubble |
Il mistero dell’energia oscura e della materia fantasma
La fisica moderna si trova di fronte a un paradosso imbarazzante: quasi tutta la materia e l’energia che compongono il cosmo sono invisibili. La materia oscura tiene insieme le galassie ma non emette luce; l’energia oscura sta spingendo l’universo a espandersi a velocità sempre più incontrollata.
I ricercatori dell’Università dell’Arizona guideranno le squadre scientifiche incaricate di decifrare questi enigmi. Attraverso una tecnica chiamata kinematic lensing, che unisce immagini ad altissima definizione e misure spettroscopiche, Roman calcolerà come la materia oscura deforma la luce proveniente dalle galassie lontane.
Gestire una simile mole di informazioni richiederà supercomputer dedicati. Il telescopio produrrà cataloghi sterminati di galassie, trasformando dati grezzi in una vera e propria mappa tridimensionale dell’evoluzione cosmica.

Il Nancy Grace Roman Space Telescope NASA
La maschera stellare: vedere pianeti 100 milioni di volte più deboli delle loro stelle
Trovare un pianeta roccioso vicino a una stella luminosa è un po’ come cercare di individuare una lucciola posata sul faro di un’automobile accesa a chilometri di distanza.
Finora quasi tutti gli oltre 5.000 esopianeti scoperti sono stati individuati indirettamente, misurando il minuscolo calo di luminosità della stella quando il pianeta le transita davanti. Roman cambia radicalmente le regole del gioco grazie al suo Coronagraph Instrument:
- Specchi deformabili e filtri ottici attivi: bloccano la luce abbagliante della stella centrale.
- Sensibilità estrema: individua corpi celesti fino a 100 milioni di volte meno luminosi della stella madre.
- Prestazioni decuplicate: supera da 100 a 1.000 volte le capacità di qualsiasi coronografo spaziale mai costruito.
Questo strumento permetterà per la prima volta di fotografare direttamente pianeti giganti e analizzare la composizione chimica, la temperatura e le nuvole delle loro atmosfere. Sarà il banco di prova fondamentale per la futura missione Habitable Worlds Observatory, concepita per cercare tracce di vita biologica su mondi simili alla Terra.
Dalle stelle morenti ai buchi neri supermassicci, la caccia comincia ora. Una volta completati i collaudi orbitali nel 2026, i dati raccolti da gennaio 2027 saranno messi a disposizione della comunità scientifica globale, promettendo di riscrivere molti dei capitoli che credevamo già chiusi nell’astrofisica.






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