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Blitz anticorruzione nella Banca centrale ucraina: perquisito l’ufficio del governatore. Scontro sui tassi o vero scandalo?

Terremoto finanziario a Kiev: gli agenti anticorruzione perquisiscono la Banca centrale ucraina e l’ufficio del governatore Pyshnyi. Tra sospetti sulle nomine e lo scontro con Zelensky sui tassi d’interesse troppo alti, ecco cosa rischia l’economia del Paese.

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Un’irruzione della polizia anticorruzione nel cuore finanziario di un Paese in guerra è un terremoto istituzionale senza precedenti. Il 21 ottobre gli agenti dell‘Ufficio nazionale anticorruzione ucraino (Nabu) e i procuratori speciali della Sapo sono entrati nella sede della Banca nazionale dell’Ucraina (Nbu) a Kiev, perquisendo persino l’ufficio del governatore Andriy Pyshnyi e l’abitazione di un dipendente.

Non ci sono stati arresti né avvisi di garanzia formali, ma il segnale mandato ai mercati e agli alleati occidentali è pesantissimo.

Pyshnyi si è subito difeso su Facebook, spiegando che le indagini riguardano altre persone e non toccano il suo operato né il lavoro quotidiano dell’istituto. Pur garantendo piena collaborazione, il governatore ha lanciato un messaggio politico chiarissimo: l’indipendenza della banca centrale e la stabilità finanziaria sono vitali, specialmente mentre il Paese è sotto le bombe.

Ed è proprio questo il punto che rende il blitz un fatto di estrema gravità. Una banca centrale è la cassaforte che difende il valore della moneta, regola il credito alle imprese e gestisce i miliardi di aiuti internazionali che tengono in piedi l’Ucraina. Sospetti di corruzione in questo istituto rischiano di minare la base economica del paese.

Mandare gli investigatori nell’ufficio del governatore, come confermato dal deputato Yaroslav Zhelezniak e dal giornalista investigativo Mykhailo Tkach, significa esporre il sistema bancario al dubbio proprio mentre Kiev dipende interamente dalla fiducia dei finanziatori esteri.

Ma quale si sospetta sia la vera causa dietro una mossa così drastica? Dietro l’azione giudiziaria si incrociano due piste ben precise:

  • Lo scandalo delle nomine in Sense Bank: A settembre Sevki Acuner, ex presidente del consiglio di sorveglianza della banca statale Sense Bank, ha dichiarato davanti a una commissione d’inchiesta del Parlamento che Pyshnyi avrebbe raccomandato personalmente Vasyl Veselyi come consulente per le relazioni con il governo. Un’accusa di pressioni sulle poltrone che il governatore ha sempre respinto.
  • Lo scontro economico con Zelensky e il Fondo monetario: Già in agosto l’agenzia Bloomberg aveva svelato la forte irritazione del presidente Volodymyr Zelensky verso il Fondo monetario internazionale (Fmi) e lo stesso Pyshnyi. Secondo diversi alti funzionari vicini al presidente, la banca centrale ha mantenuto una politica monetaria troppo rigida, facendo ben poco per aiutare un’economia reale ormai allo stremo.

Le ricadute economiche pratiche di questo braccio di ferro sono evidenti e spiegano molto più di tante carte giudiziarie. Quando un Paese affronta una guerra logorante, le aziende hanno bisogno di prestiti a basso costo per produrre e lo Stato necessita di liquidità immediata per sostenere la spesa interna e la difesa.

Il fronte del rigore (Nbu e Fmi)Il fronte dell’economia reale (Governo di Kiev)
Tassi d’interesse alti per frenare l’inflazioneTaglio dei tassi per dare ossigeno a famiglie e imprese
Stretta sul credito e rispetto dei parametri esteriEspansione della spesa pubblica per sostenere lo sforzo bellico
Indipendenza assoluta della banca centraleCoordinamento tra politica monetaria ed esigenze nazionali

Seguendo alla lettera le ricette restrittive chieste dal Fondo monetario internazionale, la banca centrale ha preferito tenere i tassi alti e il rubinetto del credito stretto, soffocando la crescita interna. 

Che strana coincidenza: proprio quando il governo si accorge che l’austerità monetaria frena un’economia in guerra e contesta le scelte del governatore, nell’ufficio di Pyshnyi arrivano i detective dell’anticorruzione. Se lo stesso criterio fosse utilizzato in altre banche centrali occidentali avremmo funzionari anticorruzione ovunque. Forse per questo la BCE gode di un’ampissima immunità legale.

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