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Blackout totale a La Palma: oltre 50.000 utenze al buio e comunicazioni in tilt. L’ennesimo crollo che mette a nudo la fragilità della rete elettrica spagnola

Collasso energetico totale alle Canarie: una tempesta manda in tilt l’unica linea ad alta tensione di La Palma, lasciando 50.500 famiglie senza luce né telefono. I danni all’economia locale e i nodi irrisolti della fragile rete spagnola.

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Un risveglio nel buio più assoluto, isolati dal resto del mondo e sotto un diluvio torrenziale. Alle 6:38 di lunedì mattina, l’intera isola di La Palma, nelle Canarie, è stata colpita da un “cero energético”, ovvero il collasso totale e simultaneo della fornitura elettrica.

Oltre 50.500 utenze sono rimaste improvvisamente senza corrente, mentre anche le linee telefoniche cadevano una dopo l’altra, lasciando la popolazione senza comunicazioni nel pieno di una violenta tempesta. Un evento drammatico che non è solo colpa del maltempo, ma rappresenta l’ennesima prova della cronica debolezza della rete elettrica spagnola.

Il crollo è avvenuto dopo una notte di piogge estreme, con accumuli fino a 62 litri per metro quadrato in un’ora (e 138 in dodici ore) accompagnati da continui fulmini. Nello stesso tempo, dare la colpa solo alla pioggia sarebbe riduttivo.

Il vero punto critico è strutturale: il guasto ha colpito la linea ad alta tensione da 66 kV “Guinchos-Valle”, gestita da Red Eléctrica. Si tratta dell’unica arteria di trasporto dell’isola. Quando un intero territorio dipende da un solo cavo e da una singola centrale — quella di Los Guinchos — basta un intoppo per paralizzare tutto.

Ecco i numeri principali dell’emergenza a La Palma:

  • Orario del collasso: tra le 6:38 e le 6:42 del mattino (con primi problemi sulla linea già alle 4:00).
  • Impatto: blackout al 100%, con oltre 50.500 clienti disconnessi e blocco iniziale della rete telefonica.
  • Tempi di reazione: stime di 2-5 ore per il riavvio, con un recupero iniziale del 20% poi salito faticosamente al 40% (lasciando comunque 32.781 utenze al buio per ore).
  • Misure d’urgenza: attivazione del Piano territoriale di emergenza per la protezione civile (Plateca) per garantire i servizi essenziali.

Mentre il ministro Ángel Víctor Torres assicura sui social che il governo di Madrid “monitora attentamente” la situazione, la realtà sul campo racconta un’altra storia. Già domenica mattina la vicina Tenerife aveva subito un’interruzione di corrente a causa delle piogge, risolta fortunatamente in pochi minuti.

La Spagna vanta spesso record nella produzione da fonti rinnovabili, ma dimentica il principio base dell’economia reale: senza investimenti pubblici massicci nella rete di trasmissione e nella ridondanza delle linee, il sistema è un gigante dai piedi d’argilla.

Le ricadute economiche pratiche per La Palma sono immediate e pesanti. Un’isola che vive di turismo, commercio e piccole imprese agricole non può permettersi ore di paralisi totale.

Celle frigorifere spente nei supermercati e nei ristoranti, pagamenti elettronici bloccati, smart working impossibile e strutture ricettive nel caos generano perdite dirette per centinaia di migliaia di euro in una sola mattinata. Per non parlare del danno d’immagine per una destinazione turistica internazionale che si scopre vulnerabile come un Paese in via di sviluppo.

Lasciare un sistema isolato privo di linee di backup nel 2026 dimostra come i tagli o i ritardi negli investimenti sulle infrastrutture di base finiscano sempre per presentare un conto salatissimo all’economia reale e ai cittadini.

Tutto queesto accade dopo il grande blackout nazionale dell’aprile 2025 e a una manciata di giorni dal grande disastro ferroviario di Urda, con decine di morti. Appare chiaro che qualcosa non funziona nella gestione delle infrastrutture spagnole, diventate incredibilmente fragili. Il dubbio che il sistema spagnolo non sia affidabile è più che fondato.

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