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Big Oil punta 135 milioni sul calore estremo della Terra per produrre l’energia per la AI
I consumi fuori controllo dell’intelligenza artificiale minacciano il blackout: Shell e ConocoPhillips finanziano con 135 milioni la geotermia estrema a 400 °C per produrre elettricità continua senza sosta.

La corsa all’intelligenza artificiale rischia di far saltare i sistemi elettrici occidentali prima del previsto. I nuovi centri dati divorano energia giorno e notte, a ritmi incompatibili con la lentezza burocratica delle reti. Vento e sole, per loro natura intermittenti, non possono garantire la continuità produttiva necessaria, mentre costruire nuove centrali nucleari richiede decenni e fiumi di denaro pubblico. Per scongiurare la paralisi energetica, i colossi del petrolio hanno deciso di scendere in campo, puntando su una tecnologia tanto potente quanto trascurata: la geotermia ad altissima temperatura.
Nelle ultime ore la società texana Mazama Energy ha chiuso un round di finanziamento da 135 milioni di dollari. Tra i finanziatori spiccano nomi pesanti del settore fossile come ConocoPhillips e Shell Ventures, affiancati da investitori storici come Khosla Ventures e Gates Frontier. Non si tratta di una trovata pubblicitaria per ripulirsi l’immagine, ma di un calcolo industriale molto concreto: chi controlla l’energia di base controlla l’economia di domani.
Il paradosso: le tecniche del greggio salvano la transizione
Per anni i movimenti ambientalisti hanno condannato le tecniche di trivellazione orizzontale e di fratturazione idraulica usate per estrarre idrocarburi. Oggi, quegli stessi macchinari e quelle stesse competenze geologiche diventano indispensabili per catturare il calore della crosta terrestre.

Come funziona il geotermico profondo di Mazama Energy
Gli ingegneri che hanno lavorato nei giacimenti di scisto in Texas sanno già come scavare a chilometri di profondità e deviare il pozzo con precisione millimetrica. La necessità di arrivare in profondità ed allargare i pozzi ha creato una tecnologia ora applicabile ad altri settori. Invece di estrarre petrolio, ora creano percorsi sotterranei dove far circolare acqua fredda per poi recuperarla sotto forma di calore ad altissima pressione.
Addio vecchi soffioni: arriva la roccia super-calda
La geotermia tradizionale, come quella storicamente attiva in Italia a Larderello o gestita da giganti come Ormat, presenta un grosso limite: dipende dalla presenza naturale di acqua calda o vapore nel sottosuolo. Se la geologia locale non è favorevole, non si può fare nulla.
I sistemi avanzati (noti come EGS, Engineered Geothermal Systems) superano questo vincolo creando serbatoi artificiali nella roccia asciutta. Mazama Energy, tuttavia, ha deciso di spingersi oltre ogni limite precedente, puntando a quello che gli esperti chiamano “calore estremo” (superhot rock). L’obiettivo non è accontentarsi dei consueti 200 °C, ma perforare fino a trovare formazioni rocciose a oltre 400 °C (750 °F).
A queste temperature estreme l’acqua entra in uno stato “supercritico”: non è più solo liquido né solo vapore, ma una sostanza densa capace di trasportare una quantità di energia termica incomparabilmente superiore.
| Parametro operativo | Geotermia tradizionale | Geotermia super-calda (Mazama) |
| Temperatura di fondo pozzo | ~200 °C (390 °F) | Oltre 400 °C (750 °F) |
| Resa energetica per singolo pozzo | Standard (1x) | Fino a 10 volte superiore (10x) |
| Consumo di acqua operativa | Elevato | Ridotto del 75% |
| Numero di pozzi necessari | Elevato | Ridotto dell’80% |
I risultati sul campo: il cantiere in Oregon corre veloce
I riscontri pratici stanno confermando le promesse teoriche. Nel 2025, presso il vulcano Newberry in Oregon, Mazama ha già dimostrato la fattibilità del sistema lavorando a una temperatura record di 331 °C (629 °F).
I progressi operativi sono impressionanti:
- Il secondo pozzo, battezzato Athena, ha toccato quota 3.150 metri (10.350 piedi) in appena 15 giorni di scavo.
- La velocità di perforazione è aumentata dell’80% rispetto al primo test.
- Lo scavo sta proseguendo per raggiungere la fascia termica dei 400 °C.
I nuovi fondi finanzieranno il cosiddetto Progetto Ceres, sostenuto direttamente dal Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti. Il traguardo è ambizioso: arrivare a una potenza di 15 megawatt elettrici per singolo pozzo e dimostrare la generazione commerciale entro il 2027.
Le ricadute economiche: energia continua senza sussidi infiniti
La vera sfida delle economie avanzate non è aggiungere pannelli solari che producono nelle ore centrali del giorno, ma disporre di energia costante per alimentare fabbriche, acciaierie e server farm.
La geotermia profonda offre vantaggi economici immediati:
- Occupazione del suolo ridotta: genera la stessa potenza di un parco solare occupando una frazione minima di terreno in superficie.
- Indipendenza dal meteo: fornisce energia di base (baseload) 24 ore su 24, senza bisogno di costosissimi sistemi di accumulo a batterie.
- Tempi di ritorno del capitale: un pozzo geotermico si scava in poche settimane, mentre autorizzare e costruire un reattore nucleare richiede spesso quindici anni.
- Reimpiego industriale: tutela i posti di lavoro altamente qualificati della filiera estrattiva tradizionale, convertendoli senza costi sociali devastanti.
L’ingresso massiccio delle multinazionali porta capitali abbondanti e già esperti di trovellazioni. L’apertura dei nuovi pozzi mostra delle opportunità interessanti per un’energia che non necessiti decenni ad essere sfruttata, ma tempi molto più brevi Sarebbe perfetta anche per il nostro paese, tra l’altro ricco di “Punti caldi”, ma quando verrà compresa?







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