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Beffa per l’Italia: la spagnola Deoleo perde 10 milioni pur di bloccare Coricelli e vendere a un gruppo spagnolo. Bruciati 10.000 piccoli risparmiatori

Borsa a picco (-18%) per il colosso dell’olio Deoleo (Bertolli e Carapelli): i fondi accettano l’offerta spagnola più bassa per bloccare l’italiana Coricelli, azzerando i rimborsi di 10.000 risparmiatori.

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Pur di non consegnare i propri gioielli agroalimentari – tra cui figurano paradossalmente gli storici marchi italiani Bertolli e Carapelli – nelle mani dell’umbra Pietro Coricelli, la finanza e la politica spagnola hanno preferito incassare 10 milioni di euro in meno.

Il risultato di questa barriera eretta in nome del nazionalismo economico è stato immediato e brutale: il titolo di Deoleo è precipitato in Borsa perdendo quasi il 20% in poche ore, fino a toccare quota 0,28 euro per azione. A pagare il conto più salato sono circa 10.000 piccoli azionisti, definitivamente esclusi da qualsiasi forma di rimborso dopo il bagno di sangue finanziario del 2020.

Quotazione del titolo Deoleo, orizzonte 7gg, fonte Investing.com

Il paradosso dell’offerta più bassa

I fondi d’investimento CVC Capital Partners e Alchemy, finora padroni del colosso oleario mondiale, hanno chiuso la cessione accordandosi con la cordata tutta andalusa formata dalla cooperativa Dcoop (Malaga) e dal gruppo Acesur (Siviglia). Sul piatto sono stati messi 520 milioni di euro.

Eppure, sul tavolo c’era un’offerta ben più ricca. L’italiana Pietro Coricelli, alleata per l’occasione con il gruppo sivigliano Migasa, aveva offerto 530 milioni di euro. Nella logica del libero mercato tanto decantata a Bruxelles, chi offre di più vince, ma a Madrid le regole funzionano diversamente quando c’è di mezzo un compratore straniero.

Ufficialmente, nella comunicazione inviata alla CNMV (la Consob spagnola), i venditori si sono giustificati parlando di maggiore sicurezza nell’esecuzione del contratto. Hanno citato finanziamenti già garantiti, tempi di chiusura rapidi e pochissime clausole sospensive.

La realtà politica, tuttavia, racconta ben altro. Sia il Ministero dell’Agricoltura di Madrid sia la Regione Andalusa hanno esercitato una pressione costante affinché il controllo di marchi come Carbonell, Koipe e Hojiblanca restasse saldamente in mani iberiche. Dcoop era inizialmente ferma sotto la soglia dei 500 milioni, ma l’ingresso all’ultimo minuto di Acesur ha permesso di aggiungere 20 milioni e chiudere la partita escludendo gli italiani.

Parametro dell’operazioneCordata Dcoop – Acesur (Vincitrice)Cordata Coricelli – Migasa (Respinta)
Valore dell’offerta520 milioni di euro530 milioni di euro
Nazionalità prevalente100% Spagnola (Andalusa)Italo-Spagnola
Impatto sui warrant (soglia 575 mln)Azzerati (nessun rimborso)Azzerati, ma più vicini alla soglia
Reazione del titolo in BorsaCrollo fino a -20% (0,28 euro)Non applicabile

La trappola societaria e il colpo di spugna sui risparmiatori

Per capire perché la Borsa abbia reagito con un tracollo verticale dopo l’annuncio, bisogna guardare dentro la scatola cinese costruita attorno a Deoleo. Dopo le pesanti ristrutturazioni dei debiti degli anni passati, l’azienda ha una struttura divisa in due livelli:

  • Deoleo SA (quotata in Borsa): è controllata per il 56,9% da CVC, per il 5,07% da Acesur e per circa il 38% dai piccoli azionisti di minoranza.
  • Deoleo Holding (proprietaria effettiva dei marchi): è controllata al 51% da Deoleo SA, al 41% dal fondo Alchemy e per il resto dai creditori.

L’offerta da 520 milioni di euro riguarda Deoleo Holding, ma non sono tutti soldi veri che entrano nelle casse. Da questa cifra bisogna togliere il debito finanziario netto, pari a 86 milioni di euro, oltre agli aggiustamenti sul capitale circolante. Alla fine dei conti, il valore netto che arriverà alla società quotata oscillerà appena tra i 190 e i 200 milioni di euro.

Come se non bastasse, spunta anche l’incognita del fisco italiano. Dal pagamento finale verranno congelati fino a 80 milioni di euro in un conto vincolato di garanzia (di cui 40,8 milioni a carico di Deoleo SA) per coprire una potenziale vertenza fiscale in Italia legata alla controllata Carapelli Firenze.

In questo incastro finanziario, i 10.000 piccoli risparmiatori vengono spazzati via. Nel salvataggio del 2020, quando le loro quote (allora pari al 30% del capitale) furono quasi azzerate dagli aumenti di capitale, ricevettero in cambio 491,3 milioni di warrant.

Quei certificati davano diritto a un indennizzo – pari al 10% dell’eccedenza sotto forma di dividendo privilegiato – solo se l’azienda fosse stata venduta a più di 575 milioni di euro. Fermando l’asticella a 520 milioni, mancano all’appello 55 milioni: i warrant restano carta straccia a valore zero.

L’ipocrisia europea e il vantaggio inatteso per Coricelli

Il presidente di Deoleo, Ignacio Silva, ha celebrato l’accordo sostenendo che l’alleanza offre certezza operativa ai produttori e valorizza il patrimonio agroalimentare. Resta però l’amaro in bocca per una concorrenza europea a senso unico. Quando negli anni scorsi gli spagnoli acquistarono i marchi storici dell’olio italiano come Bertolli, Carapelli e Sasso, a Roma nessuno alzò barricate; oggi che un’azienda solida come Coricelli prova a ricomprarli offrendo più soldi dei concorrenti, il sistema-Paese spagnolo fa muro.

Tuttavia, non tutti i mali vengono per nuocere. La storia di Deoleo dimostra che i giganteschi poli creati a debito dai fondi speculativi finiscono spesso per implodere sotto il peso degli oneri finanziari e delle liti fiscali. Pietro Coricelli esce da questa gara a testa alta e con un enorme vantaggio pratico: risparmia oltre mezzo miliardo di euro che avrebbe dovuto versare per rilevare una struttura appesantita da debiti e contenziosi tributari. Risorse fresche e preziose che l’azienda italiana potrà ora investire nella propria crescita organica, lasciando agli spagnoli l’onere di spartirsi una trentina di marchi e un bilancio tutt’altro che leggero.

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