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Banca Mondiale sotto assedio: Washington impone la svolta e pretende il ritorno a petrolio e gas

Il Tesoro USA attacca frontalmente i vincoli ambientali della Banca Mondiale: per dare energia all’Africa e sostenere la crescita globale serve la fine del veto sui combustibili fossili.

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La Banca Mondiale necessita di riforme profonde, tra cui l’abolizione del divieto di finanziare i settori a monte del petrolio e del gas, ha affermato il segretario al Tesoro degli Stati Uniti Scott Bessent in una dichiarazione rivolta al Comitato per lo Sviluppo della Banca Mondiale e al Comitato Monetario e Finanziario Internazionale del FMI.

La Banca Mondiale ha compiuto alcuni passi per tornare a concentrarsi sulla sua missione principale, ovvero ridurre la povertà e promuovere la crescita economica, ha affermato Bessent, sottolineando tuttavia che “occorre fare molto di più”.

«Continuiamo a sostenere l’obiettivo della Banca Mondiale e della Banca Africana di Sviluppo di estendere l’accesso all’energia ad altri 300 milioni di persone in Africa», ha dichiarato il funzionario statunitense.

«Il raggiungimento di questo obiettivo richiederà che la Banca adotti un approccio tecnologicamente neutrale anziché limitare la scelta dei beneficiari, anche rimuovendo i vincoli sul proprio sostegno al gas naturale e rispondendo positivamente alla domanda dei beneficiari per progetti nel settore del gas». Una dichiarazione che potrebbe cambiare decisamente la direzione dei finanziamenti dellì

Quasi un decennio fa, nel 2017, il Gruppo della Banca Mondiale aveva dichiarato che non avrebbe più finanziato il settore upstream del petrolio e del gas dopo il 2019. Tuttavia, il Gruppo aveva precisato che «in circostanze eccezionali, si prenderà in considerazione il finanziamento del settore upstream del gas nei Paesi più poveri, laddove vi sia un chiaro beneficio in termini di accesso all’energia per le fasce più povere della popolazione e il progetto sia in linea con gli impegni assunti dai Paesi nell’ambito dell’Accordo di Parigi».

Secondo Bessent, «il Gruppo della Banca Mondiale dovrebbe revocare formalmente il proprio divieto di finanziare il settore a monte del gas e del petrolio».

«La Banca non può invocare in modo credibile la titolarità nazionale mentre esclude categoricamente i progetti a monte prima ancora che ne vengano valutati i meriti di sviluppo», ha affermato il funzionario statunitense, mentre l’amministrazione Trump continua a esercitare pressioni sulle istituzioni internazionali affinché abbandonino le considerazioni ESG e le agende politiche verdi.

Da quando Donald Trump ha iniziato il suo secondo mandato come presidente degli Stati Uniti nel gennaio 2025, gli Stati Uniti hanno minacciato – più volte – di uscire dall’Agenzia internazionale per l’energia (AIE) se l’organizzazione, creata all’indomani dell’embargo petrolifero arabo degli anni ’70, non tornasse a prevedere la domanda energetica senza promuovere con forza l’energia verde.

Nell’ultima di queste minacce, il mese scorso il Segretario all’Energia degli Stati Uniti Chris Wright ha affermato: «O riformiamo l’AIE oppure ne usciremo. La mia forte preferenza è che la riformiamo». Ora tocca alla Bance Mondiale affrontare una minaccia simile.

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