Automotive
Auto Elettriche: il ritorno di fiamma guidato dallo Shock Petrolifero. L’analisi di Goldman Sachs
I prezzi alle stelle di benzina e petrolio ridanno vita al mercato globale delle auto elettriche. Non per ideologia, ma per convenienza: i nuovi dati di Goldman Sachs svelano l’inaspettato trend spinto dalla geopolitica.

Lo shock energetico e le crescenti tensioni geopolitiche globali stanno producendo un effetto che forse sfuggiva ai tavoli della pianificazione normativa: il brusco risveglio della domanda di veicoli elettrici (EV). Dopo anni di stasi, in cui i consumatori sembravano aver sonoramente bocciato la “transizione forzata” a favore di un più rassicurante attendismo, il brutale e tangibile rincaro dei carburanti alla pompa sta rimescolando le carte. Ancora una volta, a guidare i mercati non sono i desiderata ideologici, ma il portafoglio delle famiglie.
Secondo un recente rapporto di Goldman Sachs, firmato dall’analista Kota Yuzawa, stiamo assistendo a una vera e propria “rinascita dell’elettrificazione”. Il fenomeno è partito dall’Asia – l’area che ha incassato per prima e con più violenza lo shock dei costi energetici – ma sta rapidamente contagiando il resto del mondo.
I dati parlano chiaro e mostrano una dinamica che le vecchie sovvenzioni non riuscivano più a stimolare:
- Il trend globale: Nel panel dei 30 principali Paesi monitorati dalla banca d’affari, la quota di mercati in cui le vendite di veicoli elettrici sono cresciute su base mensile è balzata dal 30% di gennaio, al 60% di febbraio, fino a toccare un notevole 80% nel mese di marzo. Un’accelerazione che suggerisce come la crisi dell’offerta fossile stia tirando fuori l’industria EV dalla sua palude.
- Le prospettive sul greggio: A gettare benzina sul fuoco (letteralmente) ci ha pensato la divisione materie prime di Goldman, guidata da Daan Struyven. Le stime sul greggio WTI per il quarto trimestre sono state riviste al rialzo, da 75 a 83 dollari al barile. Se i blocchi logistici nei principali stretti mediorientali (come Hormuz) non dovessero rientrare, i prezzi del carburante faranno da sponsor involontario alla mobilità a spina per molto tempo.
Questo scenario macroeconomico si riflette in modo asimmetrico sui vari mercati asiatici, veri e propri termometri della produzione globale:
- India: L’impennata dei prezzi del gas naturale crea forti criticità per leader di mercato come Maruti Suzuki, la cui offerta è fortemente sbilanciata sui veicoli a GNC (Gas Naturale Compresso).
- Tailandia: Si registra un’ottima performance non solo per i veicoli puramente elettrici (BEV), ma soprattutto per le ibride (HEV). La ricerca di efficienza chilometrica premia la strategia pragmatica e graduale di colossi come Toyota e Denso.
- Cina: Si riducono gli sconti sui Veicoli a Nuova Energia (NEV) sul mercato interno, mentre l’export dilaga, consolidando il dominio industriale e commerciale di BYD.
- Sistemi di Accumulo (ESS): L’ossessione per la sicurezza e l’indipendenza energetica spinge il mercato globale delle batterie stazionarie. Un enorme vento in poppa per le divisioni energetiche di Tesla, BYD e GS Yuasa.
Insomma stiamo vivendo un momento di grazia per l’auto eletrica in Asia.
Le ricadute economiche
La grande domanda rimane una: questo scatto da centometrista sarà un fuoco di paglia dettato dall’emergenza o un cambiamento strutturale? Molto verrà a dipendere dall’andamento dei prezzi energetici dopo la fine della guerra. Se il prezzo del petrolio dovesse rimanere elevato, magari per i danni riportati dagli impianti d’estrazione nell’area del Golfo Persico, allora queste auto rimarrebbero molto ricercate. Altrimenti la loro diffusione verrà a dipendere dalla loro convenienza in confronti delle auto a combustione interna, magari guadagnata con i grandi volumi di costruzione realizzati in questa fase economica.







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