Economia
anche Ocse alza le stime sull’Italia: Pil a +0,9% nel 2026, quattro decimi in più rispetto a giugno

Una revisione tutt’altro che marginale. L’Ocse rivede decisamente al rialzo le prospettive dell’economia italiana e porta la crescita attesa per il 2026 allo 0,9%, quattro decimi in più rispetto allo 0,5% previsto soltanto a giugno. Per il 2027, invece, la stima resta ferma allo 0,6%. È il dato che emerge dalle nuove Prospettive economiche intermedie presentate oggi a Parigi.
Il numero resta lontano dai ritmi di espansione delle economie più dinamiche, ma il significato della correzione è evidente: nei mesi scorsi l’Ocse aveva progressivamente ridimensionato le aspettative sull’Italia a causa dello shock energetico e delle tensioni in Medio Oriente. A marzo indicava appena lo 0,4%, mentre nell’Outlook di giugno aveva portato la previsione allo 0,5%. A settembre arriva dunque un nuovo aggiustamento, questa volta di quattro decimi, che riporta la crescita italiana vicino all’1%.
Una dinamica che, peraltro, non arriva del tutto inattesa. Ad agosto anche l’Ufficio parlamentare di bilancio aveva portato allo 0,9% la propria previsione sul Pil italiano del 2026, spiegando la revisione con un andamento dell’economia nella prima metà dell’anno migliore delle attese, sostenuto in particolare dagli investimenti, dall’export e dall’attuazione del Pnrr. Nel primo trimestre il Pil era cresciuto dello 0,3% e nel secondo dello 0,2%, confermando un’espansione contenuta ma continua.
A rendere ancora più interessante la revisione dell’Ocse c’è poi un elemento che riguarda direttamente il modo in cui vengono lette le performance dell’economia italiana. Proprio in questi giorni l’Istat ha nuovamente corretto verso l’alto i conti nazionali: la crescita reale del Pil del 2024 è stata portata all’1,1%, con una revisione positiva di tre decimi, mentre per il 2025 la crescita è stata rivista dallo 0,5 allo 0,6%. Anche il livello nominale del Pil è stato aumentato: di 8,6 miliardi per il 2024 e di quasi 7 miliardi per il 2025 rispetto alle precedenti stime.
Non sarebbe quindi sorprendente se anche i dati relativi al 2025 subissero ulteriori aggiustamenti nelle revisioni statistiche dei prossimi anni. È normale che i conti nazionali vengano aggiornati man mano che diventano disponibili informazioni più complete e definitive. Il precedente del 2024, tuttavia, mostra quanto queste revisioni possano modificare a posteriori la fotografia della crescita: quella che inizialmente appariva come un’espansione molto debole oggi viene quantificata dall’Istat all’1,1%.
La questione resta comunque politicamente rilevante. Se il quadro della crescita del 2026 dovesse rivelarsi migliore delle precedenti previsioni — come suggerisce adesso anche l’Ocse — e se negli anni successivi arrivassero ulteriori revisioni positive dei livelli del Pil, il quadro di finanza pubblica potrebbe risultare meno penalizzante di quanto apparisse nelle prime stime.
L’Ocse prevede che nel 2027 la crescita italiana torni a rallentare allo 0,6%, senza modificare la precedente previsione. E sullo sfondo rimane soprattutto il problema dei prezzi. L’inflazione italiana è stimata al 3% nel 2026 e dovrebbe scendere al 2,6% nel 2027: quest’ultimo dato è stato corretto al rialzo di quattro decimi rispetto all’Outlook di giugno.
A condizionare lo scenario continuano ad essere soprattutto energia e geopolitica. L’organizzazione parigina sottolinea come le prospettive mondiali dipendano in larga misura dall’evoluzione del conflitto in Medio Oriente. Le nuove interruzioni nella produzione e nelle esportazioni delle economie del Golfo hanno riportato verso l’alto i prezzi energetici, mentre i problemi nella raffinazione stanno aumentando sia i prezzi al consumo sia i costi sostenuti dalle imprese. Anche alcune materie prime agricole hanno registrato rincari legati, tra l’altro, agli effetti di condizioni meteorologiche estreme.
Il dato italiano va letto, quindi, all’interno di uno scenario internazionale ancora fragile. L’Ocse stima una crescita mondiale del 2,9% nel 2026 e del 3% nel 2027, contro il 3,4% registrato nel 2025. Rispetto a giugno, la previsione per quest’anno è stata alzata di un decimo, mentre quella relativa al prossimo è stata ridotta nella stessa misura. Negli Stati Uniti la crescita dovrebbe raggiungere il 2,2% quest’anno e il 2,1% nel 2027, sostenuta dagli investimenti legati all’intelligenza artificiale ma frenata da consumi e redditi reali meno dinamici.
Anche l’Eurozona mostra una tenuta leggermente migliore rispetto ai timori di qualche mese fa. L’Ocse prevede un aumento del Pil dell’1% sia nel 2026 sia nel 2027, sostenuto dalla graduale normalizzazione dei prezzi dell’energia e dal rafforzamento della domanda. A giugno la previsione per il 2026 era ferma allo 0,8%.
Per l’Italia, tuttavia, il passaggio più interessante resta proprio la velocità con cui le previsioni sono state corrette. In primavera l’aumento dei prezzi dell’energia aveva indotto l’Ocse a temere un marcato indebolimento dei consumi, degli investimenti e delle esportazioni. A distanza di pochi mesi il quadro appare meno negativo di quanto allora ipotizzato. Non significa che siano scomparsi i problemi strutturali dell’economia italiana: produttività debole, debito elevato e vulnerabilità agli shock energetici restano al centro delle raccomandazioni dell’organizzazione. Ma il punto di partenza per affrontarli è oggi un po’ migliore.
Ed è un dato che assume un peso particolare proprio mentre si apre la fase delle scelte di finanza pubblica. Una crescita più alta significa, a parità di altre condizioni, un Pil nominale più ampio e può rendere meno gravosi alcuni rapporti di finanza pubblica. Ma non equivale automaticamente a nuovi margini di spesa: sull’equilibrio dei conti incidono contemporaneamente andamento dell’inflazione, costo del debito, entrate, spesa e regole europee.
Il messaggio che arriva oggi da Parigi è dunque doppio. L’Italia nel 2026 sta crescendo più di quanto l’Ocse ritenesse possibile appena tre mesi fa, e la correzione da 0,5 a 0,9% è significativa. Ma il rallentamento previsto per il 2027 e il ritorno delle pressioni inflazionistiche ricordano che quella italiana resta, almeno per ora, una crescita moderata e fortemente esposta a ciò che accade fuori dai propri confini.









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