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Allarme Difesa: l’Europa affossa il bilancio e l’Italia frena sul super-carro Panther. Rischio paralisi
L’Italia frena sulla produzione del super-carro armato Panther. L’ossessione per il deficit europeo al 3% blocca un piano industriale da 23 miliardi, mettendo a rischio la sicurezza e scatenando le critiche della Nato.

Mentre le tensioni globali raggiungono livelli di guardia, l’Italia sceglie di tirare il freno a mano. Il programma per il nuovo super-carro armato “Panther”, o IMBT dell’Esercito subisce una brusca e preoccupante frenata.
Il Governo ha deciso di tagliare i fondi e allungare i tempi di consegna. Una doccia fredda per l’industria, dettata da rigidi vincoli di bilancio europei. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha confermato i rallentamenti in questi giorni di inizio luglio. Il programma va avanti, certo, ma con un taglio netto del 18% sui costi preventivati.
Crosetto ha giustificato la scelta con la necessità di tutelare i soldi dei cittadini. Inoltre, il ministero vuole massimizzare il ritorno industriale diretto per le aziende italiane che, evidentemente, non sono ancora pronte, ma dietro questa mossa c’è un quadro economico e politico molto più allarmante. I cordoni della borsa sono chiusi, almeno per ora, anche se Leonardo e Rheinmetall proseguono nello sviluppo.
Parliamo di un colossale piano industriale da ben 23 miliardi di euro. L’accordo tra l’italiana Leonardo e la tedesca Rheinmetall prevedeva mezzi all’avanguardia entro il 2040.
La joint venture paritetica, nata a ottobre del 2024, aveva un obiettivo strategico chiaro. Creare il polo europeo assoluto per i mezzi da combattimento terrestri, con sede legale a Roma e operativa a La Spezia. Una spesa notevole, che avrebbe dovuto rilanciare anche la produzione di mezzi militari pesanti italiani, ormai cessata dopo la fine del programma del Carro Ariete.
Ecco cosa rischia di bloccarsi o rallentare drasticamente oggi:
- Lo sviluppo tecnologico: Ritardare il Panther significa restare indietro rispetto ai feroci concorrenti internazionali.
- L’occupazione locale: Il grande polo ligure di La Spezia ha bisogno di certezze immediate per assumere personale e far partire l’indotto, anche perché l’industria richiede figure altamente specializzate.
- L’effetto moltiplicatore: I miliardi investiti in Difesa generano ricchezza che si riversa sull’intera economia nazionale, rianimando la domanda.
| Programma Veicoli Terrestri | Dettagli Principali del Progetto |
| Aziende coinvolte | Leonardo e Rheinmetall (quote 50% ciascuna) |
| Carri pesanti (Mbt) | 272 unità previste (modello Panther) |
| Mezzi da fanteria | 1.050 unità previste (modello Lynx) |
| Valore stimato totale | Circa 23 miliardi di euro |
| Scadenza forniture | Entro l’anno 2040 |
A novembre 2025 l’Esercito aveva già mosso i primissimi passi concreti. Furono ordinati 5 esemplari del veicolo da fanteria “Lynx” con torretta Lance, di produzione tedesca. A questi dovevano seguire altri 16 mezzi armati con la torretta italiana Hitfist di Leonardo. Nel giugno scorso, alla fiera Eurosatory, avevamo finalmente visto il primo esemplare reale del Panther.
Tutto sembrava pronto al decollo industriale. La firma finale era attesa per febbraio, poi slittata a maggio, e ora forse se ne parlerà a settembre. I nodi burocratici hanno stretto il cappio.
Il cappio europeo e l’incertezza italiana
I veri colpevoli di questa paralisi sono la burocrazia di Bruxelles e l’ossessione per l’austerità. L’Italia non è riuscita a scendere sotto il 3% del deficit di bilancio. Siamo fermi al 3,1%. Nonostante un calo enorme di ben cinque punti dal 2022, restiamo incastrati nella mortifera procedura di infrazione dell’Unione Europea.
Per accontentare i contabili dell’Ue, Roma taglia le spese militari. Si rinvia la sicurezza nazionale per un misero zero virgola uno per cento di deficit. Senza il calo sotto il fatidico 3%, il Ministero dell’Economia si rifiuta di attivare la clausola di salvaguardia e di accedere al SAFE. Risultato pratico? Fondi congelati e cantieri industriali a rilento. L’europa che parla di riarmo e difesa sabota quello italiano
A questa trappola si aggiunge la paura strisciante per le elezioni politiche del 2027. I partiti di Governo temono di perdere voti preziosi. La retorica pseudo-pacifista fa ancora gola a molti. Finanziare le Forze Armate è un tabù politico, specialmente con i recenti malumori interni alla maggioranza.
Eppure la nostra Difesa è sottofinanziata da decenni. I governi l’hanno sempre usata come bancomat per coprire buchi di bilancio altrove. Ora si pongono obiettivi altissimi, non si capisce bene quanto realistici.
Gli obblighi NATO
Arrivati a questo punto, sorgono spontanee alcune amare considerazioni. Quanto è realmente realistico l’obiettivo di portare la spesa militare al 5% del Pil per il 2035?
Si parla di un 3,5% strutturale sommato a un ulteriore 1,5% per investimenti con funzione di difesa. Ma come possiamo sperare di raggiungerlo, se subordiniamo la nostra sopravvivenza ai miopi vincoli di bilancio di Bruxelles?
Alla fine c’è il rischio, o forse la certezza, di apparire come un Arlecchino servitor di due padroni, la Commissione Europea e la NATO di Trump, solo che, al contrario della commedia goldoniana, qui si rischia di prendere un sacco di legnate da entrambi: infatti è proprio questa timidezza, unita alle posizioni ondivaghe dell’Italia su dossier caldi come l’Iran, ad alimentare le velenose battutacce di Donald Trump sulla nostra reale affidabilità, mentre la Commissione comunque tratta il nostro paese con la solita ostilità, nonostante di sorrisi e gli abbracci fra Meloni e Von der Leyen.
Comunque questa pausa può avere anche un effetto positivo e permettere di considerare con attenzione le implicazioni delle ultime evoluzioni tattiche sui teatri di guerra, valutando bene cosa serva alle nostre difese e cosa no.







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