Arabia SauditaEgittoEsteri
Al-Sisi fissa la data d’addio al 2030: l’Egitto verso la successione militare con l’economia sull’orlo del baratro
Il presidente egiziano Al-Sisi annuncia l’addio alla presidenza nel 2030: una mossa che apre alla successione militare mentre il crollo degli incassi del Canale di Suez e i conflitti ai confini minacciano la tenuta economica del Cairo.

Il conto alla rovescia è ufficialmente partito al Cairo. Abdel Fattah al-Sisi ha annunciato che il suo mandato presidenziale terminerà irrevocabilmente nel 2030 e che la Costituzione «non sarà toccata». Per la prima volta dal golpe del 2013, l’uomo forte d’Egitto fissa una data di scadenza al proprio potere, proprio mentre il Paese si ritrova accerchiato da guerre regionali e soffocato da un debito pubblico insostenibile.
Durante la cerimonia di consegna dei diplomi all’Accademia Militare, il capo di Stato settantunenne ha liquidato la questione del suo ritiro come «chiusa e non discutibile». Ha tuttavia precisato che lascerà l’Egitto solo quando sarà colmo di persone «in grado di assumersi le responsabilità». Un chiaro segnale che il testimone del comando non tornerà alla società civile, ma resterà saldamente custodito tra i ranghi delle forze armate.
🔴 Egyptian President Abdel Fattah al-Sisi says 2030 will mark the end of his presidential term
🔴 Al-Sisi says the question of his term ending in 2030 is “settled and will not be discussed”
🔴 Al-Sisi says Egypt’s constitution will not be amended pic.twitter.com/3OLT98dTAo
— Al Arabiya English (@AlArabiya_Eng) October 17, 2026
In Egitto l’apparato militare non controlla soltanto la difesa, ma costituisce il pilastro dell’economia nazionale. Dalle grandi opere infrastrutturali all’agroalimentare fino alla gestione della logistica, le aziende legate ai generali dettano legge, comprimendo l’iniziativa privata e assorbendo risorse fiscali essenziali. Al Sisi ha anche annunciato il lancio di un periodo di 30 mesi per la preparazione della classe dirigente e la selezione del suo successore:
🔴 Egyptian President Abdel Fattah al-Sisi says a 30-month training program will be introduced to select qualified individuals to lead the country
🔴 Al-Sisi says the military directorate will oversee the process of qualifying applicants for leadership.
🔴 He says no… pic.twitter.com/qIzrNfYwC6
— Al Arabiya English (@AlArabiya_Eng) October 17, 2026
Sul piano interno la stabilità resta apparente e fragile. Secondo le principali organizzazioni non governative, nelle carceri egiziane si contano oltre 60 mila detenuti politici, in condizioni detentive critiche che in passato hanno portato alla morte lo stesso ex presidente Mohamed Morsi.
A pesare sul bilancio statale e sulla tenuta della lira egiziana è un contesto geoeconomico sempre più esplosivo:
- Collasso delle entrate di Suez: L’appoggio diplomatico a Riad contro gli Houthi non mitiga gli effetti dei raid nel Mar Rosso, che hanno dimezzato i transiti nel Canale di Suez privando il Cairo di preziosa valuta estera.
- Guerra per procura in Sudan: Il sostegno dell’Egitto all’esercito regolare sudanese contro le milizie RSF (vicine agli emiratini) aggrava i rischi alla frontiera meridionale, dove recenti raid hanno causato decine di vittime civili presso un giacimento aurifero.
- La contesa vitale sul Nilo: Il contenzioso con l’Etiopia per la diga GERD minaccia le risorse idriche e l’agricoltura nazionale, spingendo il Cairo a formare un asse militare con Somalia ed Eritrea.
Per migliorare la posizione dell’Egitto nel Medio Oriente e riuscire ad assicurarsi ulteriori risorse, soprattutto per le forze armate, Al Sisi chiederà al parlamento egiziano di votare a favore dell’invio di truppe in Arabia Saudita a sostegno del governo contro gli attacchi degli Houthi. Una mossa che viene definita difensiva, ma che comunque rafforza la presenza nell’area.
🔴 BREAKING: Egypt’s parliament will hold a plenary session tomorrow after President Abdel Fattah al-Sisi requested authorization to support Saudi Arabia. pic.twitter.com/eXGZk5ZZrQ
— Al Arabiya English (@AlArabiya_Eng) October 17, 2026
La promessa del 2030 suona anche come un messaggio distensivo verso i creditori internazionali e gli investitori del Golfo, allarmati dal deficit e dalle continue svalutazioni monetarie. Sei anni sono un’eternità nelle sabbie mobili mediorientali, ma la rotta appare tracciata: una transizione interna all’élite militare per preservare il controllo dello Stato. Resta da verificare se l’economia reale riuscirà a reggere l’urto fino ad allora.







You must be logged in to post a comment Login