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AI Act, la stretta UE rischia di fermarsi davanti a una VPN
L’Europa approva norme severe contro i deepfake nel nuovo AI Act, ma le reti VPN e i server esteri rischiano di rendere le leggi inutili, danneggiando solo le aziende europee. Ecco perché la rete sfugge a Bruxelles.

L’Unione europea prova a stringere la morsa sui deepfake sessuali e sulle applicazioni di intelligenza artificiale capaci di creare immagini pornografiche false partendo da fotografie reali. È questo il cuore dell’accordo raggiunto tra Parlamento europeo e Consiglio nell’ambito della revisione dell’AI Act, il regolamento europeo destinato a disciplinare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale.
L’intesa punta a vietare in modo esplicito i sistemi di IA utilizzati per generare contenuti sessualmente espliciti senza il consenso della persona coinvolta. Nel mirino finiscono le cosiddette “nudifier app”, programmi che consentono di trasformare una normale fotografia in un’immagine di nudo artificiale attraverso algoritmi sempre più sofisticati.
Negli ultimi mesi il fenomeno ha assunto dimensioni preoccupanti, colpendo soprattutto donne, personaggi pubblici e perfino minori. La questione è esplosa definitivamente dopo la diffusione online di immagini false riguardanti anche figure politiche europee, tra cui Giorgia Meloni. Proprio su questo caso il gruppo dei Conservatori e Riformisti europei (ECR) aveva chiesto un intervento più rapido e severo da parte delle istituzioni europee.
L’accordo raggiunto a Bruxelles introduce quindi un principio preciso: alcune applicazioni di intelligenza artificiale saranno considerate incompatibili con le norme europee e, di fatto, vietate. Non si tratta soltanto di imporre obblighi di trasparenza o di etichettatura dei contenuti artificiali, ma di colpire direttamente determinati utilizzi della tecnologia.
La nuova impostazione rafforza inoltre le responsabilità sia delle aziende che sviluppano questi sistemi sia delle piattaforme che ne consentono la diffusione. L’obiettivo dichiarato è limitare la circolazione di contenuti manipolati e ridurre il rischio di campagne di disinformazione o di violazioni della privacy sempre più difficili da contrastare.
Tuttavia il vero nodo resta quello tecnologico. L’Unione europea può regolamentare ciò che opera all’interno del proprio mercato, ma incontra enormi difficoltà quando servizi, software e server si trovano fuori dal perimetro comunitario.
Ed è qui che entra in gioco il tema delle VPN, cioè le reti virtuali private che consentono agli utenti di mascherare la propria posizione geografica online. Utilizzando una VPN, infatti, un utente che si trova fisicamente in Europa può apparire collegato da un Paese extraeuropeo, aggirando così eventuali restrizioni territoriali basate sulla geolocalizzazione dell’indirizzo IP.
In pratica, anche qualora Bruxelles vietasse completamente alcune applicazioni di intelligenza artificiale, questi strumenti potrebbero continuare a essere scaricati e utilizzati attraverso piattaforme ospitate all’estero. È proprio questo il punto centrale della vicenda: l’Europa può approvare norme molto severe, ma internet continua a funzionare su scala globale e fuori da confini giuridici realmente controllabili.
Il rischio concreto è che Bruxelles finisca per regolamentare soprattutto chi rispetta già le regole, mentre i contenuti illegali continuano a circolare attraverso piattaforme, server e applicazioni collocati fuori dall’Unione europea e facilmente raggiungibili anche tramite VPN.
La tecnologia evolve infatti molto più rapidamente delle legislazioni nazionali e opera su reti digitali che difficilmente possono essere circoscritte entro limiti geografici tradizionali.
Per questo molti osservatori ritengono che il problema non possa essere affrontato esclusivamente a livello europeo. Senza un coordinamento internazionale tra Europa, Stati Uniti, Asia e grandi piattaforme digitali, il rischio è che le nuove regole producano soprattutto un effetto simbolico più che un reale contenimento del fenomeno.
L’accordo raggiunto sull’AI Act rappresenta certamente il primo grande tentativo occidentale di fissare limiti politici e giuridici all’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Ma la vera sfida sarà trasformare quei principi in controlli realmente efficaci dentro una rete globale che, per sua natura, continua a sfuggire ai confini degli Stati.
Antonio Maria Rinaldi







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