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Accordo USA-Iran: i 14 punti, i 300 miliardi del Golfo e i grandi buchi neri del testo
Il testo segreto in 14 punti che ferma la guerra: l’Iran incassa subito il via libera al petrolio e un fondo da 300 miliardi pagato dai Paesi arabi. Ecco tutti i buchi neri di una pace a caro prezzo.

Il testo ufficiale del memorandum d’intesa tra gli Stati Uniti e l’Iran, siglato per porre fine alle ostilità e riaprire lo Stretto di Hormuz, è finalmente di dominio pubblico. Il documento, che delinea una tregua immediata e fissa una finestra di 60 giorni per un accordo definitivo sul programma nucleare, è stato diffuso originariamente tramite i canali della CNN. È fondamentale precisare fin da subito questo aspetto: provenendo da tale fonte, la selezione delle enfasi e la narrazione potrebbero contenere un certo bias politico, tipico delle dinamiche mediatiche americane. Tuttavia, il testo nudo e crudo offre una base chiara per capire cosa è stato realmente concesso a Teheran e cosa gli Stati Uniti sperano di ottenere in cambio.
Di seguito, vi proponiamo la traduzione chiara e integrale dei 14 punti del “Memorandum d’Intesa di Islamabad”, un documento che cerca di fermare un conflitto dalle conseguenze potenzialmente devastanti.
Prima Parte: I 14 Punti del Memorandum d’Intesa
- Punto 1: Gli Stati Uniti d’America, la Repubblica Islamica dell’Iran e i rispettivi alleati nell’attuale guerra firmano questo protocollo per dichiarare la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, compreso il Libano. Si impegnano a non iniziare alcuna guerra o operazione militare reciproca, ad astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza e a garantire l’integrità territoriale e la sovranità del Libano. L’accordo finale confermerà questi termini in modo definitivo.
- Punto 2: Entrambe le nazioni si impegnano a rispettare la reciproca sovranità e integrità territoriale, astenendosi dall’interferire negli affari interni dell’altro.
- Punto 3: USA e Iran si impegnano a negoziare e raggiungere l’accordo finale in un massimo di 60 giorni, prorogabili con reciproco consenso.
- Punto 4: Immediatamente dopo la firma, gli USA inizieranno a rimuovere il blocco navale e qualsiasi ostacolo contro l’Iran, completando l’operazione entro 30 giorni. In questo periodo, il traffico navale tornerà ai livelli pre-guerra. Gli Stati Uniti si impegnano inoltre a rimuovere le proprie forze dalla “prossimità” dell’Iran entro 30 giorni dall’accordo finale.
- Punto 5: L’Iran farà il possibile per garantire il passaggio sicuro e gratuito delle navi commerciali, per soli 60 giorni, dal Golfo Persico al Mare di Oman e viceversa. Il traffico inizierà subito. Le operazioni di sminamento da parte iraniana avverranno entro 30 giorni. L’Iran dialogherà con l’Oman e gli altri Stati costieri per definire la futura amministrazione marittima dello Stretto di Hormuz.
- Punto 6: Gli Stati Uniti, con i partner regionali, svilupperanno un piano da almeno 300 miliardi di dollari per la ricostruzione e lo sviluppo economico dell’Iran. Il meccanismo sarà finalizzato entro 60 giorni, con gli USA che garantiranno tutte le licenze e le deroghe finanziarie necessarie.
- Punto 7: Gli USA si impegnano a terminare ogni tipo di sanzione contro l’Iran (incluse quelle ONU, dell’AIEA e le sanzioni unilaterali americane, primarie e secondarie) secondo un calendario concordato nell’accordo finale.
- Punto 8: L’Iran ribadisce che non svilupperà armi nucleari. Le parti hanno concordato di risolvere la questione del materiale arricchito stoccato con un meccanismo che preveda, come minimo, la diluizione in loco sotto la supervisione dell’AIEA. Si discuterà anche delle necessità nucleari civili dell’Iran.
- Punto 9: In attesa dell’accordo finale, si mantiene lo status quo. L’Iran congela il programma nucleare allo stato attuale; gli USA non imporranno nuove sanzioni e non schiereranno truppe aggiuntive nella regione.
- Punto 10: Subito dopo la firma, il Dipartimento del Tesoro USA emetterà deroghe per l’esportazione di petrolio greggio iraniano, prodotti petroliferi e tutti i servizi associati (banche, assicurazioni, trasporti).
- Punto 11: Gli USA renderanno pienamente disponibili i fondi e i beni iraniani congelati all’attuazione del memorandum, stabilendo le procedure durante i negoziati. I fondi saranno utilizzabili dalla Banca Centrale dell’Iran.
- Punto 12: Verrà istituito un meccanismo esecutivo per monitorare l’attuazione del protocollo e il futuro accordo finale.
- Punto 13: Dopo la firma, e subordinatamente all’inizio dell’attuazione dei punti chiave (1, 4, 5, 10 e 11), le parti inizieranno a negoziare l’accordo finale sui restanti punti.
- Punto 14: L’accordo finale sarà avallato da una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Lo sviluppo da 300 miliardi, i fondi congelati e il tesoro del petrolio
Analizzando il documento, emergono dinamiche di scambio molto nette. Al centro delle concessioni a lungo termine c’è il Punto 6, che delinea la creazione di un fondo monstre di 300 miliardi di dollari destinato alla ricostruzione e allo sviluppo dell’economia iraniana. Questo denaro, di fatto, non uscirà interamente o direttamente dalle casse di Washington, ma farà grande affidamento sui “partner regionali”, ovvero i ricchi Paesi del Golfo.
Parallelamente, il destino dei fondi iraniani attualmente congelati all’estero (Punto 11) rimane strettamente vincolato al successo dei negoziati. I soldi non verranno liberati oggi. Le procedure di sblocco saranno scritte solo durante i famosi 60 giorni di trattative e l’effettiva erogazione dipenderà dalla reale attuazione degli impegni sul nucleare.
C’è però una gigantesca, clamorosa eccezione che rappresenta la vera vittoria immediata per Teheran: il Punto 10. Con la semplice firma di questo accordo preliminare, l’Iran ottiene il via libera totale per riprendere subito, senza limiti, la sua esportazione di petrolio. Il Tesoro americano rilascerà deroghe immediate non solo per il greggio in sé, ma per tutto l’ecosistema che lo rende vendibile: transazioni bancarie, assicurazioni navali e logistica. In un colpo solo, mentre tutto il resto è rimandato a tavoli negoziali complessi, l’Iran ottiene un’iniezione di liquidità immediata e vitale, tornando a inondare i mercati mondiali con i propri barili.
I numerosi punti deboli e le “Tangenti” geopolitiche
Il documento si presenta come una dichiarazione di buona volontà, ma leggendolo con disincanto tecnico, i buchi neri sono innumerevoli e pericolosi.
Il primo grande nodo riguarda proprio i 300 miliardi di dollari. L’idea che i partner regionali (come Arabia Saudita o Emirati Arabi Uniti) finanzino massicciamente l’Iran assomiglia drammaticamente al pagamento di una sorta di “tangente” o pizzo su scala internazionale. In parole povere: i Paesi arabi sunniti pagherebbero per tenere quieto il vicino sciita e garantire che i propri traffici commerciali non vengano affondati nello Stretto di Hormuz. È una pace letteralmente comprata, la cui stabilità è legata al costante flusso di denaro.
Il secondo punto di estrema debolezza riguarda l’aspetto militare. Il testo (Punto 4) parla della rimozione delle forze americane dalla “prossimità” dell’Iran. Ma cosa significa esattamente prossimità nel gergo militare moderno? Sono 100 chilometri? Sono 2000 chilometri? E soprattutto, la clausola dello status quo vieta lo schieramento di nuove truppe, ma non fa chiarezza assoluta su quelle che sono già posizionate e operative nelle numerose basi americane nel Golfo Persico o in Iraq. Questa ambiguità semantica è il terreno fertile per futuri, e inevitabili, incidenti diplomatici.
Infine, il disarmo nucleare. L’Iran accetta la “diluizione” (down-blending) dell’uranio arricchito, ma tutto è rimandato alla supervisione dell’AIEA in un quadro ancora da definire. Nel frattempo, incassano i soldi del petrolio.
In sintesi, siamo di fronte a un’impalcatura estremamente fragile. È un accordo che ferma le armi oggi, concedendo all’Iran l’ossigeno vitale delle esportazioni petrolifere, ma che lascia i veri nodi irrisolti in balia di una finestra negoziale di soli 60 giorni, un tempo oggettivamente irrisorio per districare decenni di tensioni mediorientali.







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