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Accordo USA-Iran, si riapre Hormuz e il mondo torna a respirare (Forse)

Donald Trump annuncia lo storico accordo di pace con l’Iran: riapre lo Stretto di Hormuz e cade il blocco navale. Le petroliere ripartono e il prezzo dell’energia è destinato a crollare. Scopri tutti i dettagli del patto e i sorprendenti effetti sull’economia globale.

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L’annuncio è arrivato con lo stile tipico che caratterizza l’attuale inquilino della Casa Bianca: un messaggio sui social, toni entusiasti e un ordine chiaro ai naviganti. “Navi del mondo, accendete i motori. Lasciate scorrere il petrolio!”. Donald Trump ha dichiarato chiuso l’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran. Ha così ordinato la fine immediata del blocco navale americano e la riapertura dello Stretto di Hormuz.

Da un lato, la diplomazia internazionale (con Pakistan e Qatar a fare da mediatori) lavora per sistemare i dettagli prima della firma ufficiale in Svizzera. Dall’altro, i mercati finanziari e dell’energia si preparano a ricevere una notizia che ha un impatto economico enorme e positivo.

La chiusura di Hormuz non è stata solo una questione militare; è stata una vera mancanza di ossigeno per l’economia globale. Questo stretto è un passaggio obbligato per una grandissima parte del petrolio, del gas naturale e dei fertilizzanti mondiali. Chiudere Hormuz significa creare un blocco dei rifornimenti che ferma la produzione e fa salire l’inflazione. Riaprirlo significa l’esatto contrario.

Guardando ai grandi numeri dell’economia, la ripresa del traffico delle navi è un enorme aiuto per la domanda globale. L’abbassamento dei costi dell’energia funziona come un taglio delle tasse per i cittadini e per le aziende. Con meno inflazione, le banche centrali potranno tagliare i tassi di interesse in modo più deciso. Questo aiuterà le persone a comprare e le aziende a investire, due cose che si erano fermate negli ultimi mesi a causa della paura. In breve, è una mossa che ricrea le condizioni per far ripartire il motore dell’economia, portando quella stabilità che serve a tutti.

Ecco i punti centrali di questa intesa, che cerca di riportare tutto a come era prima dell’inizio della guerra a fine febbraio:

  • Fine delle battaglie: Le due parti dichiarano la fine immediata e totale delle operazioni militari su tutti i fronti. Questo include il Libano, dove gli scontri con Hezbollah erano diventati molto pericolosi.
  • Navi libere: Fine del blocco dei porti iraniani da parte degli USA e riapertura dello Stretto di Hormuz, senza tasse di passaggio.
  • La questione nucleare (rimandata): Il problema principale, cioè l’uranio arricchito posseduto dall’Iran, viene spostato a un momento successivo. Trump ha detto che l’America si occuperà della “polvere nucleare” nei prossimi mesi, quando le cose saranno più tranquille. L’obiettivo resta impedire all’Iran di avere armi atomiche, ma senza bloccare la pace ora.
  • Soldi sbloccati: L’Iran si aspetta di riavere miliardi di dollari che erano stati bloccati. Questi soldi sono vitali per un’economia interna che sta soffrendo molto. Li avrà, ma probabilmente non in un’unica tranche.

La situazione interna dell’Iran è un altro punto molto importante da considerare. Il nuovo leader supremo, che ha preso il posto del padre Ali Khamenei e che non si fa vedere in pubblico, deve guidare un Paese stanco per le sanzioni e per la guerra. I soldi del petrolio sono necessari per calmare la rabbia delle persone e sistemare i conti dello Stato. Se l’Iran tornerà a vendere molto petrolio in Asia in modo normale, il prezzo globale scenderà ancora.  Intanto il Brent è tornato ai livelli dei primi giorni di marzo:

Se le navi inziaranno a uscire gradualmente dal Golfo Persico e non ci saranno problmi all’imbocco del Mar Rosso i prezzi energetici e delle merci verranno a calare e vedremo, nell’arco di poche settimane, importanti effetti anche sui prodotti in Europa. Se scendesse l’inflazione caleranno anche le spinte, incoerenti, di aumento dei tassi da parte della BCE e ci toglieremo il problema delle politiche procicliche.

Ci sono ancora dei pericoli, ovviamente. L’Iran, attraverso i suoi portavoce, dice che l’accordo finale chiederà tempo, parlando di 60 giorni di prova. E poi c’è il problema di Israele. Israele non ha partecipato alle ultime trattative e ha continuato a colpire a Beirut. L’Iran ha detto che questa è una cosa molto grave. Lo stesso Trump ha dovuto dire a Israele di fermarsi per non rovinare la pace, a questa non è particolarmente gradita a Gerusalemme, perché non risolve in modo definitivo il problema Hezbollah.

Ci sono ancora mille incertezze, ma la situazione è molto complessa e potrebbero intervenire cento fattori a far saltare tutto. Comunque le infrastrutture pensate e iniziare in questo periodo, per evitare il passaggio a Hormuz, le ferrovie e gli oleodotti, verranno messe in atto, e quindi questa dipendenza pericolosa, in futuro, non sarà così accentuata.

Il governo americano che aveva distrutto il vecchio accordo del 2015, definendolo un disastro, ora firmi un patto che rimanda il problema nucleare al futuro e non sembra per ora . Ma la situazione non presentava delle soluzioni che non comportasssero un pesante impegno americano sul campo. La partita comunque è solo rinviata, non vinta.

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