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A Teheran vincono i “Duri”: niente apertura di Hormuz se gli USA non si piegano

Teheran chiude lo Stretto di Hormuz e pretende lo sblocco dei fondi congelati e la fine delle ostilità. Il petrolio torna a salire e Washington risponde con il blocco navale: ecco cosa rischia l’economia mondiale.

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In Iran la linea dura ha evidentemente vinto, imponendo richieste che non possono essere accettate dagli USA e quindi prolungando la crisi. Martedì l’Iran ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso a meno che gli Stati Uniti non pongano fine alla guerra e soddisfino le condizioni di Teheran, alzando l’asticella per un accordo che ripristini un maggiore traffico petrolifero attraverso questa via navigabile strategica.

Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano, ha affermato che Washington deve porre fine al conflitto e sbloccare i fondi iraniani detenuti all’estero prima che Teheran accetti di riaprire lo stretto.

L’Iran ha inoltre presentato ulteriori condizioni agli Stati Uniti tramite mediatori, ha dichiarato Rezaei in un intervento riportato dall’agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim. Non ha tuttavia reso pubbliche tali richieste.

Queste dichiarazioni complicano le aspettative di un rapido raggiungimento di un accordo sul traffico marittimo. Funzionari statunitensi avevano suggerito la scorsa settimana che i negoziati tra Iran e Oman stavano compiendo progressi verso l’autorizzazione al passaggio di un maggior numero di navi attraverso lo Stretto di Hormuz.

Martedì il greggio Brent ha registrato un rialzo, con il contratto di ottobre scambiato a 88,70 dollari al barile poco dopo le 13:00 ET, in rialzo di 0,98 dollari, pari all’1,12%.

Il mercato ha trascorso settimane reagendo a ogni accenno di una possibile normalizzazione del traffico marittimo nel Golfo Persico, anche se il traffico effettivo delle petroliere è rimasto limitato e le navi commerciali hanno continuato ad affrontare rischi per la sicurezza.

L’Iran aveva già discusso in precedenza le condizioni che gli garantirebbero un maggiore controllo sul traffico in entrata attraverso lo Stretto di Hormuz e una maggiore visibilità sulle navi in uscita. Teheran ha inoltre insistito affinché qualsiasi accordo riconosca i suoi interessi di sicurezza in quella via navigabile.

Le ultime richieste chiariscono che l’Iran sta collegando la questione del traffico marittimo direttamente al conflitto più ampio, anziché trattare lo Stretto di Hormuz come un problema marittimo a sé stante.

Le dichiarazioni di Rezaei lasciano la mossa successiva a Washington. Porre fine alla guerra e sbloccare i fondi iraniani congelati sono concessioni sostanzialmente più significative rispetto al semplice accordo sulle norme di navigazione, e Teheran afferma che lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso fino a quando tali richieste non saranno soddisfatte.

La risposta di Trump sembra essere quella di stringere ulteriormente il cappio economico, con  navi dirette in Iran bloccate da parte della Marina USA.

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