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Blocco navale all’Iran: missile USA su una nave container. Trump cambia tattica per soffocare Teheran

Gli USA colpiscono una nave container nel Golfo di Oman per far rispettare l’embargo all’Iran. Trump punta allo strangolamento economico di Teheran, ma l’aumento dei noli e delle assicurazioni minaccia i costi dei beni in Europa.

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Tensione alle stelle nel Golfo di Oman. Gli Stati Uniti sono passati alle maniere forti per far rispettare il blocco navale contro l’Iran, colpendo direttamente un mercantile civile che tentava di violare l’embargo.

Un elicottero militare americano ha lanciato un missile contro il timone della Vela Nova, nave container battezzata sotto bandiera di Panama. Il mercantile si trovava a circa 71 miglia dalla costa del Pakistan quando è stato intercettato dalle forze statunitensi.

L’equipaggio ha ignorato gli avvertimenti di fermarsi. L’impatto ha causato un incendio a bordo, fortunatamente domato dai 17 marinai, che sono stati poi evacuati sani e salvi su un’altra imbarcazione.

Tensione in aumento nei mari

La giornata ha registrato sangue anche più a sud. Gli Houthi filoiraniani hanno attaccato la cargo Tihamah, nave battente bandiera della Tanzania, uccidendo tre marinai nel canale di Bab el-Mandeb.

Si tratta delle prime vittime accertate su quella rotta da mesi. Il dato conferma che la guerra di logoramento marittimo sta infiammando l’intera catena di approvvigionamento mondiale. Gli Houthi avevano assicurato di attaccare solo navi legate all’Arabia Saudita, ma sembra che questa sia stato un caso diverso.

La strategia della Casa Bianca: soffocare senza invadere

Questi eventi svelano il cambio di passo di Washington. Donald Trump sembra aver accantonato l’ipotesi di un intervento militare diretto e su vasta scala contro il territorio iraniano. La nuova tattica punta tutto sullo strangolamento economico. che il Presidente chiama “Low keying” ad Axios.  Bloccando i porti e prosciugando i flussi di petrodollari, gli USA cercano di piegare il regime di Teheran senza schierare le truppe a terra.

Secondo fonti diplomatiche pakistane, le parti sarebbero persino vicine a un accordo informale. Nel frattempo, però, la pressione militare sulle rotte commerciali resta al massimo livello. Evidentemente nessuna delle due parti ha una fiducia sufficiente da firmare un vero accordo, anche informale.

Ovviamente questa situazione di stallo sta danneggiandoi paesi del Golfo Persico, non solo l’Iran: anche Qatar, Kuwait e Iraq hanno visto crollare l’export, perché questi paesi non hanno strumenti pronti per esportare e importare beni senza passare dallo stresso di Hormuz.

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