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A Marzo la Spagna di Sanchez è stato il primo importatore di gas russo

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La segretaria del pd Elly Schlein, anche di recente ha invitato il governo italiano a guardare alla Spagna del suo idolo Pedro Sanchez in quanto ad approvvigionamento di energia, Ma questo invito rischia di essere l’ennesimo autogol per un centro sinistra ( anche Avs e Conte prendono a modello la Spagna come paese virtuoso in quanto alla gestione delle fonti energetiche) che non perde il vizio di cercare in casi d’altri quella autorevolezza che manca da decenni ai suoi leader.

L’ultima analisi sulle importazioni di gas russo ha rivelato che è la Spagna ad essere il 1° importatore europeo di GNL, con un aumento del 124% degli acquisiti per 355 milioni di euro. La seconda e la terza posizione sono invece occupate da Budapest e Parigi, rispettivamente con 297 e 287 milioni di euro di import. Dall’inizio della guerra in Iran, emerge dalle statistiche del Centre for Research on Energy and Clean Air, i ricavi del Cremlino da fonti fossili sono saliti a 713 milioni al giorno, con un incremento del 52%, il massimo da due anni. L’Ue, invece, si è rivelata essere il maggior acquirente in assoluto, con il 33% dell’export di Mosca che finisce nel mercato dei Ventisette. Solo a marzo l’Unione ha versato alla Russia 1,45 miliardi di euro.

Dall’inizio della guerra in Iran la Spagna è diventata il principale importatore europeo di gas naturale liquefatto (GNL) dalla Russia, con acquisti per 355 milioni di euro, in aumento del 124% rispetto a febbraio. Tutti i terminali di rigassificazione spagnoli sono stati coinvolti, con Bilbao in testa e Sagunto (Valencia) che ha ricevuto un carico russo per la prima volta dall’estate 2024. Il dato, evidenziato dal Centre for Research on Energy and Clean Air, sorprende, considerando l’impegno politico di Madrid nella riduzione della dipendenza energetica da Mosca e negli investimenti nelle rinnovabili.

Dietro Madrid ci sono Budapest (297 milioni di import), Parigi (287), Bruxelles (219) e Sofia (88). Ungheria e Bulgaria insieme hanno ricevuto, via Balkan Stream, gas per un valore di oltre 380 milioni. L’Italia si è emancipata dalla pesante dipendenza che la legava a doppio filo a Mosca aumentando le importazioni dall’Algeria via gasdotto Transmed e la capacità di rigassificazione, il che consente oggi di coprire oltre un terzo del fabbisogno con gnl importato da Stati Uniti, Qatar e dalla stessa Algeria. Nei giorni scorsi l’ad di Eni Claudio Descalzi, che lo scorso anno aveva escluso la possibilità di un ritorno al passato, a sorpresa si è detto convinto che il bando europeo vada sospeso a fronte della “situazione straordinaria” determinata dalla guerra.

A sottolineare la palese contraddizione delle parole della Schlein ( su Conte invece ad onor il vero occorre dire che da sempre è favorevole a riprendere le importazioni di gas dalla Russia) è stato Nicola Procaccini copresidente dell’Ecr al parlamento europeo ” Elly Schlein continua a descrivere la Spagna in materia di energie rinnovabili con una visione distante dalla realtà. Dimentica sistematicamente il ruolo delle centrali nucleari nel mix energetico spagnolo e, allo stesso tempo, evita di affrontare un dato rilevante: il governo di Pedro Sánchez sta aumentando in modo significativo gli acquisti di gas russo.”
Pedro Sánchez si è ritagliato negli ultimi anni un profilo internazionale molto esposto, spesso costruito su un linguaggio fortemente valoriale: diritto internazionale, multilateralismo, critica delle violazioni umanitarie, difesa di una postura europea autonoma. È una linea che gli ha dato visibilità e, in parte, centralità nel dibattito continentale. Ma l’energia è un banco di prova severo: riduce la retorica a numeri, tonnellate, chilowattora, scadenze contrattuali. E i numeri, stavolta, raccontano che la Spagna ha aumentato in modo eccezionale l’ingresso di gas russo proprio mentre l’UE si prepara a uscirne. Insomma come sempre si suole dire, un conto è stare all’opposizione e urlare contro il governo, altra cosa e fare i conti con i numeri e con le esigenze di governare, soprattutto in uno dei momenti piu difficili dal punto di vista geopolitico degli ultimi 50 anni.
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