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7 miliardi per le auto dei diversamente abili: come il welfare britannico è diventato il primo concessionario del Regno Unito
Quasi il 20% delle nuove auto in Gran Bretagna è pagato con i sussidi di invalidità: il colosso Motability trema davanti ai tagli della spesa pubblica.

Quasi un’auto nuova su cinque venduta nel Regno Unito non è acquistata da famiglie o aziende, ma viene pagata direttamente dai contribuenti attraverso i sussidi di invalidità. Quello che era nato come un programma di assistenza mirato si è trasformato in un gigante finanziario da 6,9 miliardi di sterline di fatturato, capace di condizionare l’intera filiera dell’automotive britannico. Ora che il governo laburista di Rachel Reeves prepara una scure da 5 miliardi di sterline sulle prestazioni sociali, il rischio di un brusco risveglio finanziario per l’industria automobilistica e per la City di Londra è concreto.
Dalla bizzarra “Invacar” a un colosso più grande di ITV e Burberry
Nel 1977, quando l’esecutivo laburista diede vita al programma Motability, l’obiettivo era dignitoso e circoscritto: togliere le persone con gravi disabilità dalle famigerate “Invacar”, piccoli tricicli azzurrini in vetroresina tanto spartani quanto pericolosi, per consentire loro di accedere a veicoli veri.
Nessuno avrebbe mai immaginato la deriva odierna. Oggi Motability Operations opera come società privata controllata da una fondazione benefica e posseduta da quattro giganti bancari: Barclays, HSBC, Lloyds e NatWest.

Una “Invacar”
I profitti non vengono distribuiti come dividendi ma reinvestiti o usati per sostenere l’enorme debito del gruppo. E i numeri hanno superato ogni proporzione: con 815.000 clienti, la società genera più ricavi di storiche aziende quotate del FTSE come Burberry o l’emittente ITV.
Il trucco del canone: il sussidio statale che compra berline e crossover
Il meccanismo è disarmante nella sua linearità. Chi ha diritto al Personal Independence Payment (PIP), una specie di sussidio per i diversaamente abili con problemi nel muoversi, può scegliere di cedere la propria indennità statale (fino a circa 9.600 sterline l’anno, oltre 10 mila euro) direttamente a Motability.
In cambio riceve un’auto nuova ogni tre anni, con assicurazione, manutenzione ordinaria, assistenza stradale e bollo inclusi. Un affarone.
Il catalogo comprende circa 900 modelli di 20 costruttori:
- Modelli base “a costo zero”: sacrificando solo il sussidio si può guidare una compatta o un’utilitaria elettrica come la Dacia Spring;
- Modelli premium con anticipo: aggiungendo una somma una tantum (spesso sborsata dal beneficiario, fino a circa 8.000 sterline), si accede a vetture del calibro della BMW i4 o a SUV tedeschi.
L’incongruenza più macroscopica sta però in un dato tecnico: nove auto su dieci fornite dal programma non presentano alcun adattamento speciale per disabili. Sono normalissime vetture di serie.
Il programma si è così progressivamente trasformato da strumento di inclusione per chi non può deambulare in un gigantesco canale di acquisto agevolato di automobili private, interamente garantito dal flusso di cassa del welfare di Stato.
| Parametro | Valore attuale | Impatto sul mercato |
| Clienti attivi | 815.000 (+200.000 in due anni) | Circa il 20% delle immatricolazioni UK |
| Fatturato annuo | 6,9 miliardi di sterline | Supera grandi marchi industriali e assicurativi |
| Flotta circolante | 14 miliardi di sterline | Finanziata da 10 miliardi tra debiti bancari e obbligazioni |
| Veicoli non adattati | Oltre il 90% | Normali auto commerciali senza modifiche speciali |
| Usato reimmesso/anno | 277.000 unità | Circa il 25% dell’approvvigionamento di molte concessionarie |
L’esplosione dei sussidi e la forbice di Rachel Reeves
Questo boom esponenziale non nasce da una prodigiosa intuizione commerciale del management, ma dall’allargamento senza precedenti della platea dell’assistenza pubblica britannica.
I percettori del sussidio PIP sono passati da 2,6 milioni nel 2020 a 3,6 milioni lo scorso anno, con proiezioni che toccano i 4,2 milioni entro il 2030. La spesa complessiva per malattia e disabilità nel Regno Unito viaggia dritta verso i 100 miliardi di sterline, rispetto ai 65 miliardi di pochi anni fa.
Una dinamica fiscalmente insostenibile. La cancelliera dello Scacchiere Rachel Reeves si trova costretta a pianificare tagli per circa 6 miliardi di sterline al welfare, di cui almeno 5 miliardi concentrati proprio sulla revisione dei criteri del PIP.
Se i rubinetti del sussidio verranno chiusi, decine di migliaia di contratti di leasing svaniranno nel nulla.
Il rischio sistemico: tra debito della City e crollo dell’usato elettrico
Gli investitori obbligazionari della City hanno trattato per anni i titoli emessi da Motability come debito a rischio zero: dopotutto, la domanda era blindata dalla spesa pubblica. Lo scorso anno la società ha collocato circa 5 miliardi di dollari di obbligazioni, diventando uno dei principali debitori corporate della Gran Bretagna.
Eppure le prime crepe si vedono già. Nell’ultimo bilancio Motability ha registrato una perdita secca di 534 milioni di sterline, provocata dal brusco deprezzamento dei veicoli restituiti a fine noleggio, in particolare le auto elettriche, i cui valori residui sul mercato secondario sono crollati. Un danno collaterale dell’aver spinto una mobilità elettrica prima che il settore fosse adeguatamente sviluppato dal punto di vista operativo.
Il taglio dei contributi però avrebbe anche delle pesanti ricadute operative su tutto il settore auto britannico, visto che il programma ha raggiunto delle dimensioni così enormi da influenzare tutto il mercato. Le case automobilistiche perderebbero vendite notevoli, anche se ormai poche producono nel Regno Unito, ma anche i concessionari vedrebbero cadere le vendite, che ora pesano per un quarto circa delle giacenze. Inoltre anche i mercati finanziari potrebbero tremare, con 10 miliardi di titoli che sino ad ora erano prezzati a rischio zero e che, invece, rischiano di diventare improvvistamente più pericolosi.
Quando la spesa sociale si sostituisce alla domanda di mercato naturale per creare un polmone artificiale all’industria, prima o poi il conto arriva. E nel Regno Unito il saldo rischia di essere salatissimo per tutti.







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