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Migranti, l’Ue riconosce il ruolo dell’Italia: arrivi irregolari in calo del 55%

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Il riconoscimento arriva direttamente da Bruxelles e riguarda uno dei temi sui quali il governo Meloni ha costruito una parte importante della propria iniziativa politica: il contrasto all’immigrazione irregolare. Negli ultimi due anni gli attraversamenti illegali delle frontiere europee sono diminuiti del 55%, con un’ulteriore flessione superiore a un terzo nella prima metà del 2026. Numeri che il commissario europeo agli Affari interni e alla Migrazione, Magnus Brunner, ha presentato come il risultato di un cambiamento nell’approccio dell’Unione alla gestione dei flussi, riconoscendo esplicitamente il contributo dell’Italia.

L’occasione è stata la presentazione della seconda relazione annuale su asilo e migrazione, con la quale la Commissione ha tracciato un bilancio delle nuove politiche europee e dei progressi compiuti dagli Stati membri nell’attuazione del Patto sulla migrazione e l’asilo.

«L’Italia riveste un’importanza incredibile per noi in materia di gestione dei flussi migratori», ha affermato Brunner, sottolineando i risultati ottenuti anche grazie alle misure adottate da Roma. Un riconoscimento accompagnato dalla constatazione che il nostro Paese ha investito molto nell’applicazione delle nuove disposizioni europee e ha già compiuto progressi significativi.

Il calo degli arrivi costituisce il dato più evidente. Nel Mediterraneo centrale, una delle rotte maggiormente interessate dai flussi verso l’Italia, gli ingressi irregolari sono diminuiti di oltre il 55% nel 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Una flessione che, secondo il commissario, ha conseguenze positive sull’intero sistema europeo di gestione dell’immigrazione.

A rivendicare il significato politico di questi risultati è Nicola Procaccini, europarlamentare di Fratelli d’Italia e co-presidente del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei.

«Anche le parole del commissario europeo Magnus Brunner confermano ciò che sosteniamo da tempo e che la sinistra ostinatamente nega: la strategia del governo Meloni sull’immigrazione funziona e sta cambiando l’approccio europeo. I numeri parlano chiaro: gli arrivi irregolari sono diminuiti del 55% negli ultimi due anni e di un ulteriore terzo quest’anno».

Per Procaccini, il risultato dimostra che il rafforzamento delle frontiere e la collaborazione con i Paesi di origine e transito possono incidere concretamente sulla gestione del fenomeno migratorio.

«È la dimostrazione che contrastare l’immigrazione illegale, rafforzare le frontiere e collaborare con i Paesi di origine e transito è possibile e produce risultati. L’Italia di Giorgia Meloni non si è limitata a gestire l’emergenza: ha contribuito a cambiare le politiche europee. Oggi anche Bruxelles riconosce il valore di questa svolta».

Il quadro presentato dalla Commissione indica una riduzione dei flussi anche lungo altre direttrici. La rotta dei Balcani occidentali ha registrato un calo del 95% negli ultimi anni, mentre nel 2025 i movimenti non autorizzati all’interno dell’Unione sono diminuiti del 22% e le domande di asilo del 19%. Il tasso europeo di rimpatrio ha inoltre superato il 30%, un valore ancora lontano dagli obiettivi delle istituzioni comunitarie, ma che segnala un miglioramento rispetto al passato.

Secondo Brunner, questi dati confermano l’efficacia di un’impostazione che combina protezione delle frontiere, nuove procedure di asilo, rimpatri e una diplomazia migratoria più attiva. Un orientamento nel quale il governo italiano ha investito fin dall’inizio della legislatura, insistendo soprattutto sulla necessità di rafforzare gli accordi con i Paesi terzi e di intervenire sulle partenze.

Il tema è ormai entrato stabilmente nell’agenda europea. Il nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo, pienamente applicabile dallo scorso giugno, ha introdotto procedure comuni di screening e di frontiera, mentre il sistema Eurodac è operativo in tutti gli Stati membri. Secondo la Commissione, circa un terzo delle domande di protezione internazionale registrate dall’entrata in applicazione delle nuove norme è stato trattato attraverso procedure accelerate o di frontiera.

Non mancano tuttavia le criticità. La stessa Commissione continua a considerare l’Italia un Paese sottoposto a pressione migratoria, insieme a Grecia, Spagna e Cipro. Per Roma pesa soprattutto il numero sproporzionato di arrivi legati alle operazioni di ricerca e soccorso in mare. Questa classificazione consentirà di accedere agli strumenti europei di solidarietà previsti per il 2027, nel rispetto delle disposizioni del Patto.

“Il commissario europeo Magnus Brunner – ha commentato invece il capodelegazione di FdI-Ecr al Parlamento europeo, Carlo Fidanza – conferma ciò che sosteniamo da tempo e che la sinistra ha sempre colpevolmente negato per nascondere le proprie responsabilità. L’Italia di Giorgia Meloni è oggi un interlocutore centrale e autorevole in Europa nella gestione dei flussi migratori”. “Il riconoscimento dei risultati ottenuti – ha proseguito – dimostra che la linea del governo sta producendo effetti concreti e che l’approccio italiano è diventato un modello di riferimento nel dibattito europeo. Non siamo più la nazione lasciata sola a gestire l’emergenza, ma protagonista nella costruzione delle politiche migratorie europee. È un risultato politico che può cambiare le sorti dell’Europa grazie a Giorgia Meloni, frutto di serietà, determinazione e capacità”.

Brunner ha inoltre richiamato la necessità di mantenere un equilibrio tra responsabilità degli Stati membri e solidarietà europea, precisando che l’Italia dovrà proseguire nell’attuazione delle norme comuni. Il riconoscimento dei progressi compiuti, dunque, non equivale alla conclusione del lavoro necessario per rendere pienamente operativo il nuovo sistema. È proprio sul terreno politico che Procaccini insiste maggiormente, leggendo nelle valutazioni della Commissione una conferma della linea sostenuta da Fratelli d’Italia anche al Parlamento europeo.

«Per anni la sinistra ha sostenuto che fermare l’immigrazione illegale fosse impossibile. I fatti dimostrano il contrario. La linea della fermezza e della responsabilità è quella giusta per difendere i confini e garantire un governo efficace dei flussi migratori».

Il bilancio di Bruxelles segna comunque un passaggio significativo. Dopo anni nei quali il confronto europeo sull’immigrazione è stato dominato dalle divergenze sulla distribuzione dei migranti e sulle responsabilità dei Paesi di primo ingresso, la Commissione attribuisce oggi un ruolo centrale anche alla prevenzione delle partenze, alla cooperazione con gli Stati terzi e al rafforzamento delle frontiere.

Sono temi sui quali l’Italia ha cercato di orientare il dibattito europeo, pur all’interno di una trasformazione che coinvolge l’intera Unione e che non può essere ricondotta all’iniziativa di un solo governo.

Per Meloni il riconoscimento di Brunner rappresenta un elemento politico da rivendicare. La sfida, adesso, sarà consolidare la riduzione degli arrivi, rendere più efficaci i rimpatri e assicurare che la solidarietà europea funzioni anche per i Paesi maggiormente esposti. Perché il risultato non si misurerà soltanto dai numeri di oggi, ma dalla capacità dell’Europa di governare stabilmente i flussi nei prossimi anni.

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