Italia ed Ucraina stanno seriamente valutando una proficua partnership nella produzione di droni in un contesto geopolitico, nel quale questi nuovi strumenti di difesa stanno diventando gli assoluti protagonisti. E proprio l’Ucraina ne è l’esempio piu probante, vista la sua resilienza contro l’invasione russa, resa possibile soprattutto proprio grazie allo sviluppo di queste armi senza pilota.
Negli ultimi quattro anni l’Ucraina, infatti, è diventata uno dei paesi più avanzati al mondo nella progettazione e nell’uso dei droni, sviluppati in parte per ridurre il numero di soldati da mandare al fronte e soprattutto per abbattere i costi rispetto ai sistemi di difesa aerea convenzionali. Semplificando molto: siccome l’Ucraina non aveva soldi per comprare missili intercettori, anziché lanciare missili molto costosi contro i droni russi come si era sempre fatto ha cominciato a lanciare droni contro i droni.
Dal 2022 sono state aperte numerose aziende che hanno sviluppato questo tipo di sistemi di difesa, e oggi l’Ucraina è in grado di produrre centinaia di migliaia di droni intercettori al mese. Una sola azienda, la General Cherry, ne produce 100mila al mese. L’Ucraina ha perfezionato anche altre tecnologie, come i sensori per il riconoscimento dei velivoli in avvicinamento e i sistemi di interferenza delle comunicazioni, che mandano i droni in confusione.
L’Ucraina ha accumulato qualcosa che nessun appaltatore della difesa può produrre e nessun fondo sovrano può semplicemente acquisire: il programma di addestramento alla guerra aerea moderna più aggiornato al mondo e validato sul campo. Kiev sta iniziando a comprendere che questa conoscenza rappresenta una leva diplomatica e commerciale senza eguali nel suo arsenale.
Il processo di apprendimento è stato brutale. Una generazione di giovani ucraini ha imparato a pilotare droni FPV non attraverso programmi di addestramento formali, ma tramite tutorial su YouTube, il primo contatto con le contromisure russe e canali tattici condivisi. I risultati sono stati poi messi alla prova contro un avversario reale e in continua evoluzione e perfezionati con cadenza settimanale. L’Ucraina ha intercettato tra i 2.000 e i 4.000 droni al mese per gran parte del 2024, testando ogni approccio – dalla guerra cinetica ed elettronica al puntamento laser, basato su reti e assistito dall’intelligenza artificiale – in condizioni reali che nessuna esercitazione avrebbe potuto simulare. La conoscenza istituzionale radicata in quell’esperienza non è un sottoprodotto del conflitto, bensì uno dei suoi risultati più significativi.
Ed è per questo che non deve stupire che l’Ucraina a febbraio ha annunciato che aprirà 10 centri di esportazione di armi in Europa, compresi i Paesi baltici e del Nord Europa, entro il 2026. Zelensky ha anche annunciato l’imminente produzione di droni ucraini in Germania.
“Oggi, la sicurezza dell’Europa si basa sulla tecnologia e sui droni. Ci sono diversi progetti in corso. Tutto ciò si baserà in gran parte su tecnologie e specialisti ucraini”, ha scritto Zelensky nel suo annuncio su Telegram.
Giorgia Meloni, alla luce di tutto ciò, durante l’incontro con il leader ucraino, ha confermato l’interesse italiano a sviluppare una produzione congiunta e ha detto che l’Ucraina è diventata una «nazione guida» nel settore dei droni. L’ipotesi più concreta è avviare una coproduzione con Leonardo, che è partecipata dallo Stato ed è una delle più grandi e importanti aziende europee nel settore della difesa. Leonardo ha recentemente cambiato guida: Lorenzo Mariani ha sostituito l’ex ministro Roberto Cingolani, tra alcune polemiche sulla scelta, voluta dal governo. «La nostra competenza, la nostra esperienza militare, le nostre capacità di difesa nei settori dei droni, dei missili, della guerra elettronica e della condivisione dei dati: proponiamo di combinare tutto questo con le capacità dei nostri partner», ha detto Zelensky.
“Ci siamo oggi confrontati molto anche di come rafforzare la nostra cooperazione in materia di difesa. L’Italia in particolare è molto interessata a sviluppare una produzione congiunta sulla materia dei droni, settore nel quale l’Ucraina in questi anni è diventata una nazione guida”. ha detto la premier italiana, a margine dell’incontro con Zelensky.
A marzo dello scorso anno, a tal proposito, Leonardo e la turca Baykar hanno siglato una partnership strategica nel 2025 per creare un colosso europeo nel settore dei sistemi aerei senza pilota (UAV), fondando la joint venture LBA Systems. L’accordo mira a integrare i droni avanzati di Baykar con l’avionica e i sensori di Leonardo, puntando su produzione e sviluppo in Italia.
Per consolidare e sviluppare questa liaison il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha visitato, nel marzo di quest’anno, a Istanbul lo stabilimento di Baykar, azienda turca leader mondiale nella produzione di droni, accompagnato dal presidente di Leonardo, Stefano Pontecorvo, e dal Ministro dell’Industria e della Tecnologia turco, Mehmet Fatih Kacır.
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