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Yen ai minimi da 40 anni: lo spauracchio dell’intervento e i veri piani del governo Takaichi
l crollo storico dello Yen ai minimi dal 1986 sta schiacciando i consumatori giapponesi sotto il peso dell’inflazione, mentre le grandi multinazionali accumulano profitti record. Il governo Takaichi prepara una mossa a sorpresa o lascerà affondare la moneta? Tutti i veri rischi per i mercati globali.

Il Giappone si ritrova improvvisamente catapultato indietro nel tempo, riassaporando le stesse dinamiche valutarie della metà degli anni Ottanta. Lo Yen ha infatti toccato livelli di debolezza rispetto al dollaro che non si registravano dal lontano 1986. Il prolungato deprezzamento della moneta nipponica è diventato la preoccupazione macroeconomica numero uno per Tokyo, creando una spaccatura evidente tra i grandi esportatori, che festeggiano, e le famiglie, che vedono i propri bilanci stritolati dal rincaro delle importazioni. Ecco il cambio USD/Yen da Fed Saint Louis
Il peso dei tassi di interesse
La causa principale di questa emorragia è una matematica finanziaria che non fa sconti a nessuno: il differenziale dei tassi di interesse tra Stati Uniti e Giappone. Mentre la Federal Reserve americana si è mossa in modo deciso sui tassi per raffreddare l’inflazione, la Bank of Japan (BoJ) ha scelto di mantenere una politica monetaria molto espansiva, tenendo i tassi a breve termine ostinatamente bassi. Questa netta divergenza ha trasformato il dollaro in un porto sicuro e remunerativo, spingendo gli investitori a vendere lo Yen.
Nonostante alcuni limitati aggiustamenti alla politica di controllo della curva dei rendimenti, la banca centrale giapponese si è mossa con estrema prudenza, segnalando al mercato la mancanza di volontà di procedere con rialzi drastici nel breve periodo. I mercati, sempre molto pragmatici, hanno risposto spingendo il cambio su livelli critici, oltre quota 155.
Il fantasma dell’Accordo del Plaza
Per comprendere a fondo il momento, basta guardare indietro. Nel 1985 le più grandi economie del mondo si riunirono all‘Hotel Plaza di New York per firmare un accordo storico volto a deprezzare un dollaro all’epoca troppo forte, favorendo la rivalutazione di monete come lo Yen e il Marco tedesco. Fu un intervento di Stato concertato che cambiò la storia finanziaria globale. Oggi il Giappone si trova nella posizione contraria: cerca di frenare la caduta della propria moneta senza però strangolare l’economia.
Le autorità nipponiche e i vertici del Ministero delle Finanze non sono rimasti in silenzio. Continuano ad avvertire che i movimenti speculativi e “disordinati” del mercato sono monitorati da vicino. La memoria corre all’autunno del 2022, quando il Giappone bruciò circa 60 miliardi di dollari in interventi diretti per sostenere la moneta. Tuttavia, un intervento isolato assomiglia al tentativo di svuotare il mare con un secchiello. Gli acquisti di valuta da parte dello Stato possono frenare la volatilità immediata, ma non cambiano le tendenze di fondo dettate dai tassi.
La politica di Takaichi: stabilizzare, non rafforzare
Qui si inserisce una riflessione molto pratica. Fino a quando durerà uno Yen così debole rispetto alle altre valute?
Se analizziamo le mosse e le priorità del governo guidato da Sanae Takaichi, si capisce che un rafforzamento violento della valuta non è affatto in agenda. La priorità nazionale resta un’industria esportatrice forte, almeno finché i costi energetici globali non saranno tornati del tutto sotto controllo.
Anche un eventuale intervento diretto della BoJ, qualora la speculazione dovesse sfuggire di mano, difficilmente punterà a uno sconvolgimento dei rapporti di forza sul mercato dei cambi. L’obiettivo reale, evidente nei fatti, è la semplice stabilizzazione. Uno Yen debole, ma privo di crolli improvvisi, rappresenta oggi un compromesso ottimale per l’amministrazione.
L’impatto sull’economia reale
Le ricadute di questa situazione sull’economia reale sono squilibrate e creano divisioni precise all’interno del Paese.
- L’industria dell’esportazione: Colossi come Toyota e Sony vedono i propri profitti gonfiarsi. I ricavi generati in dollari, una volta riportati in patria e convertiti, valgono molto di più. Questo garantisce un grande vantaggio competitivo sui mercati internazionali.
- La domanda interna e le famiglie: Il Giappone importa la quasi totalità del proprio fabbisogno energetico e una grande fetta delle risorse alimentari. La svalutazione si traduce in inflazione importata. Il costo della vita aumenta, le bollette salgono e il potere d’acquisto reale diminuisce, riducendo pesantemente i consumi interni. Questo spiega anche perché il Giappone si stia impegnando per riavviare i propri reattori nucleari e diminuire la dipendenza energetica.
Per riassumere i due volti della medaglia:
| Settore Economico | Effetto dello Yen Debole | Conseguenza Diretta |
| Esportazioni | Aumento della competitività | Estesa profittabilità per le grandi aziende |
| Importazioni | Rincaro di energia e cibo | Pressione sui costi produttivi e inflazione |
| Consumi Interni | Riduzione del potere d’acquisto | Contrazione della domanda aggregata |
Dal punto di vista della gestione economica, sacrificare i consumi per favorire l’export rischia di bloccare la crescita generale. Per evitare un blocco interno, lo Stato è spesso chiamato a intervenire sostenendo redditi e spesa pubblica, compensando le perdite subite dalle famiglie.
I rischi per i mercati globali
La questione non riguarda solo Tokyo. A livello internazionale, uno Yen a buon mercato funge da motore per il “carry trade”, la pratica con cui gli operatori prendono in prestito denaro a basso costo in Giappone per investirlo in mercati che offrono rendimenti maggiori soprattutto speculazione. Un’inversione improvvisa, o un intervento massiccio non calcolato, costringerebbe questi operatori a vendere in fretta e furia, causando turbolenze soprattutto sui mercati emergenti. Inoltre, i Paesi asiatici concorrenti potrebbero dover abbassare il valore delle proprie monete per non perdere fette di mercato.
La rotta dello Yen resta legata alle decisioni in arrivo da Washington e Tokyo. La stabilizzazione è al momento lo scenario di base, con il governo giapponese pronto ad agire solo se la volatilità dovesse minacciare l’equilibrio raggiunto. Però, nello stesso tempo, un rafforzamento sensibile dello Yen a breve è, secondo me, non fattibile. Vediamo se i fatti mi daranno torto.









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