EsteriEuropa
Via libera a Strasburgo al regolamento per i rimpatri, successo del modello Meloni
Mentre a sinistra si discute molto del fatto che al primo tavolo del campo largo per “parlare “di programmi, mancasse il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, che con il suo solito egocentrismo forse aveva cominciato a costruire castelli di carte e fare voli pindarici sul suo ruolo di federatore del centro sinistra. La verità è che Renzi rischia seriamente di essere emarginato dal centro sinistra, se non addirittura escluso, come ha fatto intendere Giuseppe Conte, leader dei cinque stelle, che come è noto con Renzi ha certamente un conto ancora in sospeso. “Se la sinistra rimane unita, vince. Se la sinistra si divide, vince la Meloni. Per questo io non raccolgo le polemiche – anche in queste ore – da parte di chi pensa di essere autosufficiente”. E’ stata la piccata reazione del leader di Italia Viva. Si vedrà.
Il preambolo serve ad indicare la distanza che separa le cose politiche nostrane, legate ancora alle polemiche interne al campo largo da un lato e a quelle sul crollo della Lega, anche a causa dell’ascesa del movimento del generale Vannacci, in Europa si votava un decreto che potrebbe e dovrebbe rappresentare un preciso e deciso cambio di paradigma sulla politica migratoria europea. Si tratta del regolamento rimpatri, sul quale il gruppo dell’Ecr al parlamento europeo da mesi sta costruendo un pacchetto ad hoc per arrivare appunto ad una comunità di intenti con tutte le forze di centrodestra e farlo passare. Giorgia Meloni da Evian dove è impegnata nel g7 con i grandi della terra, festeggi un risultato che non non are esagerato definire storico.
“Oggi cambia il paradigma e grazie all’Italia. Il regolamento introduce strumenti più efficaci e uniformi per tutti gli Stati membri, accelera le procedure, rafforza la cooperazione con i Paesi terzi e apre alla possibilità di realizzare centri per i rimpatri fuori dai confini dell’Unione, recependo di fatto l’impostazione del modello promosso dal Governo Meloni. Si tratta di un risultato politico importante che dimostra come il nostro Paese sia tornato protagonista in Europa. Quella che fino a pochi anni fa veniva considerata una posizione isolata è oggi diventata la linea dell’Unione Europea ed è la dimostrazione che serietà, coerenza e visione possono cambiare l’Europa e garantire maggiore sicurezza ai cittadini europei”. Queste le dichiarazioni dell’on. Carlo Ciccioli, eurodeputato marchigiano dell’Ecr.
Il Parlamento europeo, in seduta plenaria, infatti, ha approvato la direttiva Rimpatri con 418 sì, 218 no e 30 astenuti. Il testo è passato con il supporto di tutte le forze di destra e centrodestra dell’Eurocamera, ossia Popolari (Ppe), Conservatori (Ecr), Patrioti e Sovranisti, più alcuni eurodeputati di centrosinistra. Tutto in una votazione storica che segna una netta inversione di tendenza rispetto alla tradizionale maggioranza centrista. E si tratta inutile negarlo di un chiaro successo proprio della linea fino a qui adottata dal governo Meloni, che cosi porta a casa un altro importante successo a livello internazionale.
La linea della fermezza, sostenuta dai conservatori e dal centrodestra, non è più marginale, ma concorre a definire le decisioni dell’Unione. Come ha osservato il co-presidente del gruppo ECR Nicola Procaccini, il regolamento costituisce una delle fasi più importanti della revisione dell’approccio europeo all’immigrazione e dimostra il ruolo decisivo esercitato dal Governo italiano nel modificare l’orientamento comunitario.
Per Giorgia Meloni il risultato è soprattutto politico. L’Italia non appare più come il Paese chiamato soltanto a subire la pressione migratoria a causa della propria posizione geografica, ma come uno Stato capace di orientare le scelte dell’Unione. La strategia italiana — controllo delle frontiere, accordi con i Paesi terzi, contrasto ai trafficanti e rimpatrio di chi non ha diritto a restare — viene progressivamente assunta come modello europeo.
Il nuovo regolamento non risolverà da solo il fenomeno migratorio e la sua efficacia dipenderà dagli accordi con i Paesi terzi e dalla capacità degli Stati di applicarlo. Ma il segnale arrivato da Strasburgo è netto: l’Europa cambia direzione e lo fa muovendosi lungo una strada che il Governo Meloni aveva indicato con largo anticipo.
“Oggi l’Italia ha ottenuto un grande successo. Un provvedimento storico che consente di rimpatriare velocemente chi non ha titolo a stare nell’Ue». Non solo. Dal G7 a Evian il presidente del Consiglio ha anche rilanciato sul rispetto dei patti elettorali: «Difendere i confini. Ridurre drasticamente gli sbarchi. Combattere i trafficanti di esseri umani. Rimpatriare subito chi non ha titolo a stare da noi. Avevamo promesso agli italiani che avremmo cambiato l’Europa: e lo abbiamo fatto. Con coraggio, con pazienza, con determinazione. Perché la nostra bussola è chiara: rispettare il programma votato dai cittadini punto per punto. E non ci fermeremo. Andremo avanti»
Secondo le nuove norme appena approvate, il regolamento mira ad accelerare le procedure di rimpatrio «nel rispetto dei diritti fondamentali e del diritto internazionale. Incluso il principio di non respingimento. E il divieto di espulsioni collettive, e a prevenire al contempo abusi e movimenti non autorizzati all’interno dell’Ue», come sottolinea un comunicato dell’Eurocamera.
Tra le novità, peraltro, spicca la possibilità di trasferire i migranti destinatari di una decisione di rimpatrio, esclusi i minori non accompagnati, verso dei “centri di rimpatrio” situati in Paesi terzi che accettino di accoglierli, sulla base di accordi bilaterali con uno Stato membro, sul modello del protocollo Italia-Albania.










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