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Il vero tragico dividendo dell’euro…

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Traendo spunto da un interessante studio congiunto effettuato da Adusbef e da Federconsumatori, emerge che nel periodo dall’adozione dell’euro avvenuta nel 2002 al 2013, le famiglie italiane hanno visto “sparire” 1.137 euro all’anno dal proprio bilancio domestico grazie ai “rincari speculativi” per effetto del trascinamento del cambio lira-euro. Complessivamente, nel periodo preso in oggetto, lo stesso studio stima che il costo per le sole famiglie italiane è stato di 300Mld di euro, ponendo la nostra nazione al primo posto fra quelle che hanno visto scendere il potere d’acquisto a carico delle famiglie (-13,3%), seguita dalla Spagna (-5,9%) con una media nell’intera area euro in calo del 2,7%. Naturalmente, sempre nello stesso periodo in esame, la Germania ha visto crescere il potere d’acquisto delle proprie famiglie di un 7,8%, tanto per ribadire l’ennesima volta chi alla fine dei conti si è avvantaggiato di più dalla costruzione monetaria europea.

Ma l’aspetto più interessante è che ci permette finalmente di poter fare un confronto con un altro studio, il c.d. “rapporto Cecchini”, iniziato nel lontano 1986 e commissionato direttamente dall’allora Presidente della Commissione Europea e considerato come spina dorsale del famoso rapporto Delors che diede vita all’intesa che portò alla creazione della Unione Europea (UE) in sostituzione della Comunità Economica Europea (CEE). L’economista perugino Paolo Cecchini, in forza a Bruxelles da molti anni, ebbe l’incarico di dimostrare scientificamente i costi della “non Europa”, cioè di quelli sostenuti dai paesi europei perché ancora non uniti da un mercato unico. Ne scaturì, dopo un lavoro durato due anni, un voluminoso paper intitolato “1992: La sfida Europea”, dove si affermava che i vantaggi di una integrazione economica avrebbero consentito ai partecipanti risparmi complessivamente valutabili in 200Mld di ECU (allora si chiamava così la valuta virtuale che poi si sarebbe trasformata in euro), con innegabili vantaggi a cascata in ogni settore produttivo e dei servizi, tanto da prevedere negli allora 12 paesi della CEE, saggi di crescita annuali del 2,5/3% e creazione di non meno di 5 milioni di posti di lavoro.

Questo rapporto fu la “giustificazione” tecnica alla scelta politica già presa in precedenza di costituire un mercato unico, conditio necessaria ma non sufficiente (l’abbiamo però capito dopo!) per adottare una moneta condivisa. Non specificherò in questa sede i macroscopici errori di cui difetta il Rapporto Cecchini, in quanto già ho più volte trattato l’argomento dedicando un intero capitolo del mio libro “Europa Kaputt, (s)venduti all’euro”, dove analizzo i metodi errati che portarono a sovrastime che hanno completamente falsato il risultato finale in esageratamente ottimistico, ma per controbattere l’ancora nutrito esercito indefesso degli “euroforici” che si riempiono ancora oggi la bocca con la vulgata del “dividendo dell’euro”, per rappresentare i vantaggi dell’adozione della moneta unica. Chi non ricorda il “bravo” Romano Prodi che con sorriso giulivo tranquillizzava gli italiani appena spennati per l’ennesima tassa “per

l’Europa”, mentre pronunciava questa magica frase che avrebbe fatto ingoiare anche un sasso per una aspirina?

Ebbene oggi abbiamo un termine di paragone consuntivo effettivo rispetto all’altro preventivo e completamente sballato per valutare come sono realmente andate poi le cose, con l’aggravante che quei 200Mld di ECU erano riferiti all’intero vantaggio complessivo e non riferito invece solo alle famiglie, come invece lo studio divulgato oggi indica in 300Mld di euro. Se dovessimo calcolare anche i danni subiti dal nostro Paese per gli effetti che ha provocato l’adozione dell’euro, responsabile della devastante crisi che ha provocato la chiusura di decine e decine di migliaia di aziende, la desertificazione dell’intero sistema produttivo industriale italiano con la conseguente perdita di 2 milioni di posti di lavoro, la svendita di marchi italiani a mo’ di outlet a capitali esteri e non dimentichiamo i drammatici suicidi di centinaia e centinaia di esseri umani per “problemi economici”, la cifra sarebbe destinata a salire di parecchio.

Questo è stato il vero amaro “dividendo dell’euro” che non ha incassato, ma pagato pesantemente l’Italia a sue spese per essersi affidata a improvvisatori dilettanti che non avevano minimamente compreso a quale disastro ci avrebbero portato.

Antonio Maria Rinaldi

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