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Economia

La produzione industriale cresce per terzo mese consecutivo, l’economia Italiana più resiliente di quanto sembri

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Terzo mese consecutivo in crescita congiunturale per la produzione industriale, che avanza ad aprile dello 0,5%, dell’1,3% su base annua. Ancora una volta il traino arriva dalle auto, con i mezzi di trasporto miglior comparto, in crescita nel mese di quasi 18 punti, rimbalzando dai minimi. L’indice registra un incremento su base mensile per i beni strumentali (+1,0%) e i beni intermedi (+0,8%); mentre si osservano flessioni per i beni di consumo (-0,1%) e l’energia (-0,2%).

Al netto degli effetti di calendario, ad aprile 2026 l’indice generale aumenta in termini tendenziali dell’1,3% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 21 contro i 20 di aprile 2025). Crescono in misura marcata i beni strumentali (+6,4%) e con minore intensità i beni intermedi (+1,8%); variazioni negative si osservano, invece, per l’energia (-2,7%) e i beni di consumo (-4,1%). “Un altro segnale incoraggiante per l’economia italiana: ad aprile la produzione industriale cresce ancora, per il terzo mese consecutivo. Un dato positivo che conferma la tenuta e la vitalità del nostro sistema produttivo, in un contesto internazionale che resta complesso. Continuiamo a lavorare con serietà e concretezza per sostenere crescita, occupazione e competitività della nostra Nazione” ha commentato la premier Giorgia Meloni.

Ecco allora che alla luce di questo dato, viene meno la narrazione di opposizione e media ad essa attigui, di una economia stagnante proprio a causa della produzione industriale al palo ( Renzi su questo è uno dei piu solerti ad attaccare il governo).

Perchè il dato sulla produzione industriale fa il paio con quello della occupazione record e della disoccupazione ai minimi storici al 5,2%, ma anche sul fronte del Pil dal centro studi della confcommercio ieri sono arrivati previsioni tutt’altro che catastrofiche, come sempre qualcuno invece vorrebbe far credere e come la situazione critica a livello geopolitico potrebbe anche far immaginare. L’Ufficio Studi di Confcommercio ha alzato le stime di crescita. Il Prodotto Interno Lordo (il valore totale di tutti i beni e servizi prodotti nel Paese, abbreviato come PIL) è previsto in aumento dello 0,9%. I consumi delle famiglie sono in crescita dell’1,2%.

Ma anche l’Istat, sia per quest’anno che per il prossimo, stima una crescita dell’economia dello 0,7% contro il +0,6% calcolato dal ministero dell’Economia nel Documento di finanza pubblica.

Di fronte alle ultime previsioni degli organismi internazionali e delle organizzazioni italiane, in linea o leggermente più basse rispetto a quelle del Dfp, quella dell’Istituto di statistica appare dunque quasi una voce fuori dal coro. Ma rispetto a Ocse o Fmi, l’Istat può avvalersi della recente revisione del Pil del primo trimestre, ritoccato al rialzo da +0,2% a +0,3%. Per di più, nel contesto europeo l’Italia mostra segnali sostanzialmente positivi, considerando che le stime di Eurostat indicano invece per l’Eurozona presa nel suo complesso un andamento opposto dell’economia nel periodo gennaio-marzo, con un calo dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti.

Nell’ultimo anno, insomma, l’economia italiana ha mostrato quindi segnali di resilienza in uno scenario globale complesso, segnato da tensioni geopolitiche e da un’incertezza ormai persistente.  La politica economica prudente di Giancarlo Giorgetti e alcune misure approvate da questo governo, come quelle legate alla tassazione sul lavoro, o le politiche di aiuti mirati ai redditi più bassi e incentivi per la natalità e la gestione della casa. La riduzione dell’aliquota dal 35% al 33% per i redditi fino a 50.000 euro, per aumentare il potere d’acquisto delle famiglie.

Lo stanziamento di 3,5 miliardi di euro per il piano “Transizione” e per le Zone Economiche Speciali (ZES), con l’ampliamento dell’iperammortamento per i beni strumentali. Proprio il successo della misura della Zes unica, voluta da Raffaele Fitto, e la cui struttura di missione è stata affidata all’avvocato campano Giosy Romano ( ora nominato non  a caso a capo del dipartimento Sud) rappresenta meglio di altre come forse proprio da qui possa ripartire la ripartenza del paese. Maggiore semplificazione e flessibilità si sono dimostrati le carte vincenti per far si che il sud Italia, da sempre fanalino di coda in quanto a sviluppo economico, diventasse invece la locomotiva economica di tutto il paese.

Tra i fattori che hanno certamente aiutato il paese in questa fase c’è il forte aumento degli investimenti. Dal 2019 il PIL italiano è cresciuto complessivamente di oltre il 6%, con una dinamica sostenuta soprattutto dagli investimenti e, in parte, dalle esportazioni. Un ruolo decisivo è stato svolto dal PNRR, che ha finanziato infrastrutture, digitalizzazione, transizione energetica e opere pubbliche, sostenendo soprattutto costruzioni e servizi anche durante la debolezza dell’industria. La Commissione europea indica infatti proprio gli investimenti alimentati dal PNRR come il principale sostegno alla crescita italiana nel 2026.

Il secondo elemento è il mercato del lavoro. Alla fine del 2025 gli occupati erano oltre 24,1 milioni e il tasso di disoccupazione era sceso al 5,6%. La crescita ha riguardato soprattutto i dipendenti a tempo indeterminato e gli autonomi, mentre si sono ridotti i contratti a termine. Questo ha sostenuto il reddito disponibile delle famiglie e ha impedito che il rallentamento produttivo si trasformasse in una crisi occupazionale. Restano però un basso tasso di occupazione complessivo, una forte inattività e difficoltà per giovani e donne.

Un terzo punto di forza è rappresentato dalle imprese esportatrici. L’industria italiana è molto diversificata, specializzata in produzioni ad alto valore aggiunto e meno dipendente di altri Paesi europei dai grandi gruppi automobilistici o dalla domanda cinese. Nel 2024 le esportazioni italiane risultavano superiori dell’8% ai livelli precedenti la pandemia. La presenza diffusa sui mercati internazionali, insieme alla capacità delle imprese di cambiare fornitori, mercati e prodotti, ha attenuato gli effetti degli shock esterni.

Insomma un mix di buone proposte, attenzione ai conti pubblici e la solita grande capacita delle imprese italiane, sembrano ancora una volta potere smentire le solite Cassandre, di cui il nostro paese è solitamente ben fornito.

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