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Venti di Guerra: l’UCRAINA sequestra una PETROLIERA RUSSA legata al precedente incidente dello stretto di Kerch

 

 

foto da Zerohedge

Si riaccendono i venti di guerra nell’Europa orientale. L’Ucraina ha messo sotto sequestro la petroliera russa Neyma, colpevole di aver bloccato lo stretto di Kerch nell’incidente che portò al sequestro di tre navi da pattuglia ucraine nel 2018. 

Per rammentare cosa successe facciamo un rapido riassunto. Ricordiamo che lo stretto di Kerch collega il Mare d’Azov, condiviso fra Russia ed Ucraina, con il Mar Nero, ma il passaggio, lo stretto di Kerch, è completamente controllato dai russi oltre che attraversato da un grande ponte. Normalmente il passaggio delle navi militari è regolato da un preavviso alle autorità russe , ma in quel caso, per un malinteso o una provocazione, tre navi pattuglia ucraine cercarono di attraversarlo, ma i russi sequestrarono le navi e posero una grossa petroliera a chiudere il passaggio navale nello stretto. In questo video di RT potete vedere la petroliera chiudere il passaggio

Oggi gli ucraini hanno sequestrato la nave, che nel frattempo aveva cambiato il nome in Nika Spirit, riconoscendola come quella che aveva effettuato il blocco e considerandola colpevole di aver collaborato ad un “Atto illegale” contro l’Ucraina.

Naturalmente questo atto non poteva passare inosservato ai russi che hanno minacciato ritorsioni se cittadini russi fossero presi in ostaggio, mentre la Camera Alta russa ha approvato una mozione in cui si dichiara completamente illegale l’atto.

Un atto che può avere delle gravi conseguenze. La tensione fra Ucraina e Russia è già al massimo e nei giorni scorsi ci sono stati degli scambi di artiglieria fra ucraini e russi del Donbass. La speranza era che Zelenski portasse un miglioramento delle relazioni fra i due paesi, ma questo salto di qualità per ora non si vede. Ora il presidente ucraino può contare sulla maggioranza anche in parlamento ed il suo atteggiamento potrebbe cambiare. Bisogna capire se saranno gli ultimi movimenti bellici di una pace imminente o i primi vagiti di un nuovo risvegliarsi dei conflitti militari. Zalenski è  diventato presidente soprattutto per i voti dei russofoni, quindi sarebbe molto difficile vederlo come un avversario duro e puro di Putin. Nello stesso tempo in questa fase, ancora di transizione, c’è anche sicuramente il pericolo di vedere in azione pezzi dello stato vicini alle fasce più radicali legate al presidente precedente. Il sequestro della nave viene ad essere una bella prova per capire le inclinazioni del neopresidente,  e sarebbe anche un buon terreno per sondare, se esite, una eventuale diplomazia europea. Il continente non può permettersi di avere una polveriera accesa ai propri confini. 


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