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Usa, il mostro ferroviario da 85 miliardi spacca l’America: industriali e sindacati uniti contro il super-monopolio

Un affare da 85 miliardi rischia di consegnare metà del trasporto merci USA a un solo gruppo: l’inedita alleanza tra operai e industriali per fermare il super-monopolio.

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Una morsa da 85 miliardi di dollari rischia di stringersi attorno all’intera spina dorsale logistica degli Stati Uniti. L’annuncio della maxi-acquisizione di Norfolk Southern da parte di Union Pacific promette di creare il primo colosso ferroviario transcontinentale della storia americana, ma ha scatenato una bufera senza precedenti. Se l’operazione riceverà il via libera federale, quasi la metà delle merci su rotaia dell’intera nazione finirà sotto il controllo di un unico operatore privato.

Non capita tutti i giorni di vedere i sindacati dei ferrovieri e le grandi associazioni industriali combattere spalla a spalla. Eppure, davanti all’idea di un gigante da oltre 50.000 miglia di binari che attraversa 43 Stati e collega 100 porti dall’Atlantico al Pacifico, il fronte del dissenso ha unito operai, chimici, agricoltori ed estrattori di energia. La posta in gioco non è una semplice scommessa azionaria a Wall Street, ma la tenuta stessa delle forniture nazionali e il costo della vita quotidiana.

Il vertice di Union Pacific, guidato dall’amministratore delegato Jim Vena, dipinge uno scenario idilliaco: con la fusione si potrà eliminare i passaggi di consegna nei congestionati nodi di scambio storici come Chicago o St. Louis,  facendo  risparmiare tra le 24 e le 48 ore di viaggio su ogni tratta da costa a costa. Meno ritardi, due milioni di camion tolti dalle autostrade e una spietata efficienza logistica: questa è la tesi aziendale presentata ai regolatori.

Per ammorbidire le resistenze dei lavoratori, Vena ha persino giocato una carta inedita per il capitalismo d’oltreoceano: la promessa formale del “posto di lavoro a vita” per tutti i dipendenti sindacalizzati attuali, con la prospettiva di 1.200 nuovi assunti netti entro tre anni. Alcune sigle del settore trasporti, tra cui SMART-TD, hanno accettato l’accordo e benedetto l’intesa.

La maggioranza dei lavoratori specializzati, però, non si fida affatto. Sigle di peso come la International Brotherhood of Electrical Workers (IBEW), insieme ai macchinisti e ai manutentori di linea, hanno respinto le rassicurazioni. Kenneth Cooper, presidente di IBEW, ha ricordato come ogni fusione ferroviaria degli ultimi decenni si sia tradotta in licenziamenti mascherati, trasferimenti forzati e appalti al ribasso. I sindacati contrari rappresentano oltre il 66% del personale: sanno bene che le nozze miliardarie finiscono spesso per essere pagate con tagli alla sicurezza e turni logoranti.

Il vero grattacapo per la Surface Transportation Board (STB), l’autorità garante federale, arriva però dal mondo padronale. Qui l’ideologia non c’entra: contano solo i bilanci. La coalizione Stop the Rail Merger e l’American Chemistry Council (ACC) sono insorte con veemenza. Il principio economico è elementare: quando un solo operatore controlla la rete, i prezzi non scendono affatto, ma decollano.

Gli industriali della chimica e gli agricoltori del Midwest temono di diventare “clienti prigionieri”. Chi movimenta fertilizzanti, plastica o milioni di quintali di soia non può caricare la merce su furgoncini se le tariffe sui binari raddoppiano. Il rischio immediato è un’impennata dei costi di trasporto che si scaricherebbe a valle sulle bollette dell’energia, sui generi alimentari e sulla competitività delle fabbriche americane.

Ecco come si dividono gli schieramenti sul dossier:

Settore / CategoriaPosizione sul mergerArgomentazione principale
Vertici UP e Norfolk SouthernFavorevoliRisparmio di 24-48 ore nei transiti merci e riduzione del traffico pesante su gomma.
Sindacati firmatari (es. SMART-TD)FavorevoliGaranzia contrattuale del “lavoro a vita” e promessa di nuove assunzioni nette.
Sindacati operativi (IBEW, BLET, 66% totale)ContrariStorico di tagli al personale, rischi per la sicurezza sui binari e appalti esterni.
Industria chimica e agricoltura (ACC)ContrariRischio di monopolio naturale: tariffe fuori controllo e colli di bottiglia logistici.

L’amministrazione federale si trova davanti a un bivio: se Donald Trump aveva mostrato inizialmente simpatia per un campione nazionale delle infrastrutture, la Casa Bianca non può permettersi di scontentare gli agricoltori e la classe lavoratrice, zoccolo duro dell’economia produttiva.

La memoria storica, del resto, non depone a favore delle mega-fusioni. Quando nel 1996 Union Pacific assorbì Southern Pacific, la rete andò in tilt per quasi due anni nell’hub strategico di Houston, bloccando navi e treni. Costruire un gigante “troppo grande per fallire” significa che qualsiasi intoppo informatico o sciopero rischia di paralizzare l’intero apparato produttivo degli Stati Uniti.

L’amministratore delegato Vena si dichiara sicuro al 99,99% dell’approvazione federale. Eppure, quel minuscolo 0,01% di incertezza potrebbe trasformarsi in una valanga politica. Tra promesse di piena occupazione e incubi di monopolio, la partita sui binari americani conferma che, quando si tocca l’infrastruttura reale, il mercato perfetto e benevolo esiste soltanto sui libri di testo.

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