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USA, CINA E RUSSIA: ALTERNATIVA FINANZIARIA O GEOPOLITICA? di Luca Pinasco

Apprendiamo senza essere affatto stupiti che le Agenzie di Rating Moody’s e Fitch hanno deciso di allungare i tempi di valutazione del debito pubblico italiano lasciando intendere che potrebbero abbassarne il rating portandolo al livello di “spazzatura” (Junk). Ciò deriva dal timore che l’Italia possa, come annunciato da Di Maio, sforare il 3% del rapporto deficit/PIL. A noi questa notizia non può far altro che dare soddisfazione in quanto finalmente un governo italiano prende in considerazione quella fatidica decisione che andava già presa tempo fa: avviare politiche fiscali espansive attraverso l’aumento della spesa pubblica o la riduzione delle tasse. In ogni caso le turbolenze finanziarie che potrebbero causare le agenzie di rating e il conseguente incremento dello spread ovvero dei tassi da pagare sulle emissioni di titoli di debito sarebbero problematiche per il nostro bilancio. È qui che la situazione si fa interessante. Dopo la richiesta di attivare uno scudo anti spread fatta da Borghi alla BCE a rompere gli schemi ci ha pensato Savona dicendo che se la BCE non dovesse intraprendere le azioni necessarie ad evitare speculazioni sull’Italia, allora potremmo anche cercare alternative esterne.

In caso di tempesta dovrebbe essere la Bce ad aprire il portafoglio, acquistando titoli italiani”. “Altrimenti dovremmo valutare un alternativa esterna”.

Molti quotidiani hanno scritto che Savona vuole rivolgersi a fondi sovrani russi, ma in realtà il Ministro per gli Affari Europei ha detto una cosa un po’ diversa:

“Mi avete parlato della posizione nei confronti della Russia? Io ritengo che non abbia abbastanza soldi per fare questo tipo di operazioni, anche se vi ho detto che i soldi non servono, basta che esista la garanzia. Ma il mercato deve credere che, se si muove, riceverà forti contraccolpi, quindi non è necessario”. “Occorrono altre garanzie, chi le può dare? Non lo so”.

Savona lascia tutte le porte aperte, ma è chiaro che il governo trova la più concreta copertura finanziaria nell’asse Conte-Trumpe nella Fed che è già intervenuta qualche mese fa acquistando titoli italiani.

Ieri invece ad aprire ulteriori porte è stato il Ministro dell’Economia Tria il quale sta guidando in Cina una delegazione composta da lui stesso, il nuovo AD di Cassa Depositi e Prestiti Fabrizio Palermo, il vice direttore della Banca d’Italia Fabio Panetta, i vertici delle aziende di Stato Snam e Fincantieri. Tra gli incontri di primo piano in Cina c’è quello con il Ministro delle Finanze Liu Kun e quello con il governatore della Banca Centrale Cinese Yi Gang. Lo scopo dell’incontro è quello di incrementare le relazioni commerciali ed industriali strategiche ma si vociferacon una certa insistenza, anche se Tria (chiaramente) smentisce, che ci siano anche altre ragioni, come quella di aprire con maggiore forza alla Cina la collocazione dei titoli di debito pubblico italiani.

Attendiamo i risvolti, in ogni caso, anche se non dovesse concretizzarsi, l’apertura a nuove possibilità non può che essere una notizia positiva in quanto manda un duplice e chiaro messaggio a Bruxelles: abbiamo intenzione di trovare alternative e ne siamo capaci, alternative che sarebbero utili sia nel caso in cui ad ottobre scoppi una crisi finanziaria sul debito italiano e la BCE decida di non coprirci le spalle, che nel caso in cui il governo intenda concretamente allontanarsi dalle regole europee o dallo stesso euro.

Luca Pinasco


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