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Economia

UIL, Bombardieri apre al governo: “Non scioperiamo perché ascolta le nostre idee”.

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Il congresso della UIL si trasforma in un passaggio politico di peso per il governo Meloni. Dopo l’intervento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni al XIX congresso del sindacato, le parole del segretario generale Pierpaolo Bombardieri segnano infatti un cambio di clima nei rapporti tra esecutivo e mondo sindacale: “Col governo c’è dialogo”, ha detto il leader della UIL, spiegando perché il sindacato non abbia scelto la strada dello sciopero generale. Una frase che pesa, soprattutto perché arriva da una delle confederazioni che negli anni scorsi aveva spesso condiviso con la CGIL una linea dura contro le manovre economiche.

Il punto politico è chiaro: secondo Bombardieri, dal 2025 “le cose sono cambiate” perché il governo ha mostrato disponibilità al confronto e ha accolto alcune proposte avanzate proprio dalla UIL. In particolare, il leader sindacale rivendica la detassazione dei rinnovi contrattuali e dei premi aziendali, misura finanziata con circa 2 miliardi e pensata per aumentare il netto in busta paga dei lavoratori. È questo, più di ogni altra cosa, il terreno su cui Meloni ha costruito un ponte con la UIL: non una convergenza ideologica, ma un’intesa sul merito delle misure.

L’intervento della premier al congresso di Padova ha rafforzato questa impostazione. Meloni ha confermato l’intenzione di dare continuità alla detassazione al 5% degli aumenti contrattuali, sottolineando che si tratta di una richiesta avanzata anche dalla UIL e dalle parti sociali, utile a rafforzare il legame tra produttività, salario e contrattazione collettiva. Una promessa accolta positivamente da Bombardieri, che ha definito importante la disponibilità del governo a prorogare la misura anche per i rinnovi contrattuali del 2027 e del 2028, soprattutto per i lavoratori con redditi fino a 35 mila euro lordi l’anno.

Insomma dopo  la CISL, ora anche la UIL. Il governo Meloni incassa un nuovo segnale politico importante sul fronte delle relazioni sindacali: non un’adesione di campo, non una cambiale in bianco, ma il riconoscimento di un metodo. Quello del confronto, del merito, dell’ascolto delle proposte e della capacità di trasformare alcune rivendicazioni sindacali in misure concrete di governo. E questo è certamente un altro dei grandi meriti ascrivibili alla premier, che è riuscito dove altri, nel centro destra di governo, hanno fallito per anni ( uno tra tutti Silvio Berlusconi): dividere la famosa e temibile triplice alleanza dei sindacati.

Il punto centrale è la politica del lavoro. Meloni, intervenendo al congresso UIL, ha rivendicato alcune scelte dell’esecutivo: la conferma della detassazione degli aumenti contrattuali, la valorizzazione della contrattazione collettiva, il contrasto ai contratti pirata, la sicurezza nei luoghi di lavoro, la lotta al caporalato e la necessità di governare l’intelligenza artificiale senza lasciare soli lavoratori e imprese. La premier ha parlato di “tolleranza zero” contro il caporalato, di sicurezza sul lavoro e dell’impegno a confermare nella prossima legge di Bilancio la detassazione degli aumenti contrattuali.

La linea del governo appare chiara: non sostituire il sindacato, ma rafforzare il ruolo della contrattazione collettiva più rappresentativa. Meloni ha definito il “salario giusto” una conquista per tutti i lavoratori e ha rivendicato il principio secondo cui la contrattazione di qualità è lo strumento più efficace per far crescere tutele, diritti e retribuzioni.

Il governo Meloni punta a presentarsi come interlocutore credibile del lavoro organizzato. Dopo il rapporto positivo costruito con la CISL, il segnale arrivato dalla UIL conferma che una parte importante del sindacato italiano riconosce all’esecutivo una disponibilità nuova al confronto. Non è la fine del conflitto sociale, né potrebbe esserlo. Ma è l’inizio di una stagione diversa: meno piazza, più tavoli; meno pregiudizio politico, più contrattazione; meno ideologia, più risultati.

Per Meloni è una vittoria politica e istituzionale. Perché il governo riesce a parlare ai lavoratori non aggirando i sindacati, ma coinvolgendoli. E perché, sul terreno decisivo del lavoro, la premier sta provando a costruire un nuovo patto sociale fondato su salari, produttività, sicurezza, partecipazione e responsabilità. Dopo la CISL, anche la UIL apre al dialogo. E questo, nel quadro politico italiano, è un fatto che pesa.

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