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Inflazione a luglio al +2,9%: la stangata energetica è tornata, ma a frenare i prezzi è il gelo sui consumi

A luglio l’inflazione sale al +2,9%: volano le bollette energetiche (+14,8%), ma la frenata dei consumi impedisce un’esplosione dei prezzi. Un segnale di forte rallentamento per l’economia italiana.

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Il nuovo shock sulle materie prime dovuto alle tensioni in Medio Oriente ha fatto schizzare le bollette, con l’energia regolamentata arrivata a un pauroso +14,8%. Eppure, l‘inflazione generale si ferma al +2,9% su base annua.

Un dato all’apparenza rassicurante, rivisto al rialzo rispetto alla stima provvisoria del +2,8%, che nasconde però un segnale d’allarme per l’economia reale: se i prezzi non esplodono nonostante la tempesta energetica, è soltanto perché le famiglie italiane hanno ridotto i consumi all’osso.

I dati dell’Istat in sintesi

Nel mese di luglio 2026, l’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC) registra un aumento dello 0,3% rispetto al mese precedente e del 2,9% su base annua. L’inflazione acquisita per il 2026 sale così al 2,7%. Ecco il relativo grafico da Tradingeconomics:

Ecco come si sono mossi i principali settori di spesa:

SettoreVariazione tendenziale (Giugno)Variazione tendenziale (Luglio)Trend
Energetici regolamentati+9,2%+14,8%In forte accelerazione
Energetici non regolamentati+13,3%+11,4%In lieve rallentamento
Alimentari non lavorati+4,4%+3,6%In frenata
Servizi ricreativi e cura persona+2,7%+3,0%In aumento
Carrello della spesa+1,3%+1,0%In discesa

La trappola della domanda debole

La dinamica in corso mostra una spaccatura netta. Da un lato abbiamo i costi energetici guidati dalle tariffe tutelate (+6,5% solo nel mese di luglio), spinti dall’instabilità geopolitica globale. Dall’altro lato vediamo la frenata dei prezzi dei beni alimentari freschi e dei prodotti acquistati tutti i giorni.

La vera chiave di lettura risiede nell’inflazione di fondo, cioè quella al netto di energia e cibo fresco, che resta bloccata all’1,6%.  In condizioni normali, uno shock petrolifero si trasferirebbe rapidamente su tutti i listini finali. Se questo oggi non avviene, la ragione è semplice: i commercianti e le imprese non riescono ad aumentare i listini perché i consumatori hanno chiuso i rubinetti della spesa.

Le conseguenze per l’economia reale

Siamo di fronte a uno scenario di evidente rallentamento economico. Le famiglie deviano una quota sempre maggiore del proprio reddito per coprire le spese fisse e irrinunciabili, come le bollette della luce e del gas. Di conseguenza, restano sempre meno risorse per l’acquisto di altri beni e servizi. La discesa del carrello della spesa all’1,0% conferma che il potere d’acquisto reali si sta assottigliando.

Senza un sostegno concreto alla domanda e ai redditi da lavoro, il rischio nei prossimi mesi è quello di scivolare verso una stagnazione guidata dai costi energetici, dove l’economia non cresce ma la vita quotidiana continua a costare cara.

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