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Trump tra Globalizzazione, Mercantilismo e Protezionismo a cura di Primo Gonzaga

 

 

 

 

 

 

Livello A: (intuitivo)

Partiamo da 2 semplicissimi dati: da 50 anni gli Stati Uniti importano sempre e la Germania esporta sempre. Sono 50 anni in cui il saldo commerciale di questi 2 stati verso il resto del mondo non è mai stato in equilibrio!

Vediamo più in dettaglio:

Gli Stati Uniti dagli anni 70 hanno sempre importato di più di quello che hanno esportato. Il grafico sottostante non fa che evidenziare il saldo commerciale degli USA sempre negativo dagli anni 70. Sottolineo, sempre ed in maniera crescente. Questo vuol dire che gli USA perdono continuamente quote di produzione.

Ad esempio, meno auto sono state prodotte negli States e moltissime sono state importate da Messico, Giappone, Germania etc.

La conseguenza è evidente. Moltissimi posti di lavoro sono stati persi negli Stati Uniti e intere città come Detroit sono andate in crisi. E crisi negli USA vuol dire disastro. Ad esempio, la popolazione di Detroit che nel 1950 era di 1.850.000 abitanti, nel 2013 è scesa a 701.000. Non solo la città si è disintegrata, ma tra quelli rimasti circa il 40% vive sotto la soglia di Povertà.

Vorrei ricordare che Detroit è il capoluogo del Michigan che nel 2012 aveva incoronato Obama, esattamente come Pennsylvania e Winsconsin.

Tutti stati industriali, tutti democratici e tutti clamorosamente passati a Trump nelle ultime elezioni. Populismo o conseguenza della deindustrializzazione e dell’impoverimento dell’americano medio?

Basta cercare su Google “detroit real estate” e vedere sui vari siti i prezzi delle case in vendita. Rimarrete stupiti. In molti quartieri ci sono case in vendita a 50$ al MQ, ma ne potete trovare anche a 20 o perfino 15 Dollari. Con 20/30 mila dollari potete comprare una casa unifamiliare con 2 bagni e 4 stanze da letto e giardino privato. Si possono trovare anche case (non appartamenti) per 10.000 dollari, ancora abitabili. Tutti svendono e se ne vanno. Chi non riesce a vendere abbandona la casa che, in breve, diviene preda di vandalismi e si trasforma in una catapecchia.

Questa è l’America che vota Trump e che Severgnini sul Corriere non vi racconterà mai.

Dall’altra parte c’è la Germania. Con il suo monumentale export.

Il grafico è speculare a quello americano . Dagli anni 70 sempre saldo commerciale positivo con un balzo all’insù dall’entrata nell’Euro.

Un paese, quello tedesco, che da sempre punta a mantenere i salari interni molto bassi (pochi lo sanno, ma in Germania la ricchezza è molto concentrata e la proprietà immobiliare molto meno diffusa che in Italia) e che ha fatto del Mercantilismo (cioè dello sviluppo basato sull’export e non sulla crescita del mercato interno) la sua ragione di essere. In passato l’export tedesco era frenato dalla costante rivalutazione del Marco che rendeva più care le merci (BMV, Mercedes e VW e Bosh, per fare qualche esempio, costavano di più in Italia e Francia e molto di più in Grecia o Portogallo) e questo rallentava l’Export tedesco, ma, con l’ingresso nell’Euro e la scomparsa della moneta tedesca, la barriera all’export costituita dal marco forte è scomparsa e la Germania ha progressivamente potuto esportare a prezzi bassissimi e ipercompetitivi.

E’ intuitivo che esiste un grande problema: l’economia, come la fisica, prevede che nel lungo periodo a prevalere sia lo stato di equilibrio, mentre qui negli ultimi 50 anni abbiamo avuto uno stato che importava sempre e uno stato che esportava sempre.

Semplificando: se un agricoltore fornisce di farina e di carne per 50 anni l’artigiano che gli costruisce gli attrezzi per lavorare, ma l’artigiano promette sempre di rifornirlo di aratri e zappe, ma per cinquant’anni gli firma solo delle cambiali e non produce mai nulla, succede un patatrac, perché l’artigiano a forza di non lavorare disimpara a farlo e dopo tanto tempo i suoi figli diventano dei parassiti, dall’altra parte i figli dell’agricoltore si stancano di lavorare a mani nude, senza attrezzi e di avere solo dei pezzi di carta in mano.

Insomma le ragioni di scambio vengono meno e cominciano i conflitti. L’intelligenza dovrebbe aiutare a ripristinare lo stato di equilibrio in modo negoziato.Tuttavia i tedeschi vogliono continuare a vendere e le multinazionali americane vorrebbero continuare a delocalizzare sempre più, in modo da far produrre in Cina gli attrezzi, bypassando i vecchi artigiani.

Queste sono le ragioni che hanno portato tanti voti a Trump. Questa è la ragione per cui Trump parla di protezionismo e di rilanciare il mercato americano . Produci e compra in USA.

Livello B (collegamenti tra finanza ed economia reale)

Per chi vuole approfondire: il dollaro come moneta di riserva mondiale forse non è più sufficiente a garantire la supremazia economica USA

E’ evidente che l’esempio sopraindicato è una semplificazione grossolana, ma serve a far capire le ragioni vere della contrapposizione USA/Germania che hanno portato alla famosa intervista di Trump alla BILD. Dovrebbe anche far capire che i discorsi di Trump sono tutt’altro che stupide esternazioni, ma riflettono una grande, enorme contrapposizione tre due visioni contrapposte:

  1. La visione finanziaria mercantilista che schiaccia i salari (Germania) o sposta la produzione dove milioni di lavoratori possono produrre a costi risibili (grandi Multinazionali) . Questa visione (opportunamente supportata e indicata come l’unica vera strada efficiente da quasi tutti i media mainstream) favorisce la grande finanza e alcune grandi famiglie che hanno patrimoni immensi ormai del tutto scollegati dagli stati di appartenenza.
  2. La visione di uno sviluppo collegato al territorio, con una crescita del know how diffusa nella popolazione ed una maggiore ripartizione tra strati sociali. Una visione che ritiene che se uno stato perde definitivamente alcune produzioni, nel breve può sopperire con la finanza (USA) ma nel lungo periodo perderà ogni forza intrinseca.

Chi scrive sa bene che questo immenso squilibrio è stato possibile per 50 anni soltanto in quanto gli USA sono ancora l’unico detentore della moneta di riserva mondiale. Di fatto gli US dalla fine della convertibilità del dollaro in oro (Nixon 1971) hanno pagato le loro importazioni stampando carta (clickando accrediti in dollari) mentre la grande forza politica/finanziaria delle multinazionali ha continuato a delocalizzare e ad espandere mercati.

Si può dire che questo immenso import, fino ad ora, non sia costato nulla agli USA, che hanno comprato petrolio dall’Arabia saudita e auto dalla Germania pagandole con carta.

Ma ora si è esagerato e 2 fatti nuovi si sono sommati:

  1. La deindustrializzazione sta impoverendo sempre più fasce di americani e contemporaneamente rende l’America incapace di produrre prodotti, togliendolgli a lungo andare la capacità stessa di accumulare know how essenziale per rimanere leader in molti settori. La protesta della classe media si salda con interessi strategici.
  2. La difficoltà crescente del Governo USA nel controllare le politiche delle multinazionali, che tendono ad essere sempre più autonome e “meno americane”, cioè meno condizionate e condizionabili dalla politica USA. Anche qui un esempio: Apple ha parcheggiato fuori dagli US un patrimonio di circa 200 MLD (oltre il 10 % del PIL italiano) e come Apple tante altre imprese non riportano più in patria i proventi dei loro business.

In questo senso Trump potrebbe rappresentare la saldatura tra l’esigenza di riportare sotto controllo del sistema USA le multinazionali e la necessità di condividere i benefici dello sviluppo con una fascia più ampia della popolazione statunitense.

Livello C (monete nazionali e loro fluttuazioni e collegamento con salari e lavoro)

Infine per chi vuole ulteriormente approfondire: ecco le relazioni tra le monete e il loro significato politico economico e la ragione dell’insostenibilità dell’Euro e le ragioni delle nuove bordate Vs la moneta unica, fatte da Trump.

Un po’ di storia sui tassi di cambio storici delle monete e l’importanza che hanno nel condizionare lo sviluppo, o la crisi delle rispettive economie.

IL Marco Tedesco è sempre stato una moneta forte. In altre parole le politiche economiche tedesche, dagli anni 50 in poi, hanno sempre favorito l’export e di conseguenza il Marco si è sempre rivalutato moltissimo verso tutte le monete. Ecco alcuni esempi:

Dollaro VS Marco

Servivano 4.2 DM per un dollaro nel 53 oggi ne bastano 1.8 (svalutazione del 60% circa)

Sterlina Vs Marco

Servivano oltre 11 DM per comprare una sterlina nel 53 . Ora ne bastano 2. (svalutazione di circa 80%)

Cina Vs Marco

Nel 53 servivano oltre 1.69 DM per comprare uno Yuan ora ne bastano 0.25 (anche qui la svalutazione è di circa 80%)

Sono questi, solo alcuni esempi, ma che dimostrano la propensione della Germania a mantenere una inflazione interna bassa (salari bassi, mercato interno sempre molto controllato) e un forte export che ha reso storicamente il Marco la valuta che più si è rivalutata contro tutti. Ovviamente la rivalutazione del Marco ha sempre reso le merci tedesche più care e quindi ha sempre frenato l’export.

Da qui l’interesse dei tedeschi a entrare nell’Euro (che essendo un paniere di monete deboli) ha frenato le rivalutazioni del marco. E’ evidente l’appiattimento di tutti i grafici negli ultimi anni. Le altre monete hanno smesso di svalutarsi nel confronto del Marco/ Euro e l’export tedesco è decollato a livello mondiale e ancor più nella zona Euro dove i cambi divengono fissi.

Il Grafico sotto è quello della Lira nei confronti del DM.

Dal 53 all’entrata nell’Euro, la lira si è sempre svalutata nei confronti del Marco. Una svalutazione del 90% in 47 anni dimostra che era una svalutazione strutturale; poi con il cambio fisso immediatamente il grafico diventa piatto. Gli squilibri tra le due economie non si scaricano più sul differenziale di cambio. Il debito estero dell’Italia Vs la Germania aumenta e comincia la crisi italiana.

Ma per far comprendere come il problema non sia solo italiano, ecco l’andamento del cambio tra Franco Francese e Marco

 

E quello con la Peseta Spagnola Vs Marco

I due grafici sono quasi uguali a quello italiano. Per anni Francia e Spagna si svalutano progressivamente verso la Germania poi, l’avvento del’Euro, blocca questa valvola di sfogo e il cambio smette di essere il riequilibratore automatico delle diverse economie. Però ahimè, le diverse economie non sono diventate immediatamente e miracolosamente uguali e le differenze sono state riequilibrate prima con l’indebitamento e poi scaricate sui salari.

Ora il fatto nuovo, di cui Trump si fa portavoce, è che anche il governo americano vuole riequilibrare i cambi e accusa la Germania di manipolarli grazie all’Euro.

In conclusione

Livello A: (intuitivo)

Non possono esistere stati che esportano sempre e stati che importano sempre.

Livello B (collegamenti tra finanza ed economia reale)

Nemmeno una super potenza militare, supportata dalla forza finanziaria di essere l’unica moneta di riserva del mondo, può reggere all’infinito, un’economia fatta solo di carta e senza il coinvolgimento dei suoi cittadini nella produzione di beni e servizi reali.

Livello C

L’Euro da oltre 17 anni ha bloccato la fluttuazione dei cambi tra le monete. Impedendo di scaricare in maniera quasi automatica le tensioni commerciali e finanziarie tra stati. Ora la diga eretta politicamente è messa sotto pressione da forze immense, fino ad ora solo interne, ma la crisi della classe media USA e l’elezione di Trump ora favorirà anche pressioni esterne alla UE.

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Il mondo è interconnesso, chi vede solo le affermazioni ruvide di Trump senza vedere i problemi reali, coglie soltanto la superficie.

E’ necessaria una riforma radicale della UE, della BCE e dei Trattati istitutivi dell’Euro e probabilmente anche una nuova Bretton Wood ma come dice Battiato “ la primavera tarda ad arrivare” ed è molto più probabile una rottura dell’Euro non gestita.

21 Gennaio 2016

Primo Gonzaga

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