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Tregua nei cieli e blitz da Mosca a Kiev: Witkoff e Kushner riaprono la partita del negoziato a tre

Sotto la tregua aerea, gli emissari USA Witkoff e Kushner incassano l’apertura di Zelensky al tavolo a tre con Putin, mentre il nodo dei territori e i costi della guerra spingono verso una resa dei conti diplomatica.

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La diplomazia americana ha tentato l’azzardo più rischioso: una fragile tregua aerea di 72 ore sui cieli di Kiev e Mosca ha fatto da scudo alla missione degli emissari di Donald Trump.

Steve Witkoff e Jared Kushner sono scesi da un treno notturno alla stazione di Kiev, arrivando direttamente dal Cremlino. Un viaggio lampo che ha spiazzato gli scettici e rimesso al centro l’unica vera ipotesi di svolta: un tavolo a tre tra Stati Uniti, Russia e Ucraina.

La discussione sembrava essere inziata in un clima scettico, nonostante le note positive del precedente meeting al Cremplino. Eppure l’incontro con Volodymyr Zelensky a Kiev ha fatto registrare una cauta apertura. Non c’è ancora la pace, ma il motore del dialogo ha ricominciato a girare con forza inattesa.

Dalla diplomazia dei missili al treno per Kiev

Il viaggio di Witkoff e Kushner ha rotto un tabù diplomatico. Fino a ieri, gli emissari della Casa Bianca avevano fatto la spola solo con Mosca.

Entrare a Kiev, passeggiare tra i vetri infranti del complesso di Santa Sofia e sedersi al palazzo Mariinsky ha cambiato il quadro psicologico del negoziato. Zelensky ha definito il confronto “sostanziale” e ha ammesso che sul tavolo sono comparse “diverse nuove idee“.

A Mosca, il portavoce Dmitry Peskov aveva parlato poco prima di una ritrovata “atmosfera di fiducia” attraverso questo canale diretto. Un’espressione che nei palazzi del potere russo non si sentiva da anni.

Non sono mancati i momenti di ironia amara, come le magliette con la scritta “Kyiv regime” preparate dall’entourage ucraino per gli ospiti americani, a ricordare con sarcasmo la retorica del Cremlino. Ma dietro il colore, la sostanza è pesantissima: il conto della guerra è diventato insostenibile per tutti i contendenti.

La scommessa del tavolo a tre

Il vero punto di svolta portato da Jared Kushner è il ritorno a un formato trilaterale diretto: Washington, Mosca e Kiev, senza filtri o interpreti di comodo.

Kushner ha ricordato come, nei precedenti tentativi tecnici, i delegati russi e ucraini parlassero direttamente tra loro nella stessa lingua, senza il bisogno che la Casa Bianca facesse da postino. L’obiettivo è riattivare subito quel canale.

Zelensky ha accettato l’impostazione, chiedendo però un’integrazione pragmatica:

  • Coinvolgimento dei partner europei chiave (Regno Unito, Francia e Germania, i cui delegati erano già a Kiev).
  • Garanzie blindate per la sicurezza futura del Paese prima di qualsiasi intesa definitiva.
  • Incremento immediato della fornitura di missili Patriot americani per difendere le città dai raid balistici.

La formula che si profila non è quella di un accordo calato dall’alto, ma di una trattativa spietata in cui ognuno deve rinunciare a qualcosa per evitare il dissesto totale.

Esiste davvero una soluzione?

L’ottimismo di Witkoff, che si è detto “fiducioso su una buona risoluzione”, si scontra contro una realtà geografica drammatica: il Donbass. Mosca controlla circa il 75% della regione e pretende il resto; per Zelensky cedere territori significa minare l’esistenza stessa dello Stato ucraino.

“La questione del Donbass non riguarda solo il Donbass, ma l’intera guerra”, ha spiegato il leader ucraino. Questo nodo non possono scioglierlo i funzionari tecnici in un pomeriggio: richiede un vertice tra capi di Stato.

Eppure, il fatto stesso che il dialogo prosegua e che si pianifichino nuovi incontri a breve allontana lo scenario peggiore: l’escalation totale. La soluzione non sarà perfetta né del tutto giusta, ma un congelamento delle ostilità negoziato a tre resta l’unica via per fermare il bagno di sangue e l’emorragia finanziaria del continente. Alla fine, a furia di colloquiare, magari una soluzione inattesa, ma necessaria, emergerà dal lavoro dei mediatori.

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