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Traduzione del discorso sull’indipendenza catalana “non sospesa ma condizionata” a verificare come portarla a termine senza scontri (?) con Madrid

 

L’abilissimo Puigdemont ha fatto un colpo da maestro. Da una parte ha – prima di tutto – confermato l’indipendenza. Dall’altra, ben sapendo che la dichiarazione conclusiva avrebbe fatto IMMEDIATAMENTE intervenire la Guardia Civil ossia l’esercito spagnolo, ha utilizzato un artificio brillante: ha buttato la palla nel campo di Madrid che a questo punto è costretta a trattare. E se non lo vorrà fare la colpa cadrà sulla Spagna.

Infatti Puigdemont è stato chiaro: l’indipendenza è cosa fatta, solo la dichiarazione è stata sospesa per verificare prima la disponibilità di Madrid di portarla a termine nel modo più pacifico e costruttivo possibile per entrambe le parti. Abilissimo.

Chiaro, nelle cose importanti il capace (Puigdemont) supera sempre il raccomandato (Rajoy), che spesso è obbligato dunque ad usare la forza per non passare da perdente, facendosi spesso del male da solo.

Purtroppo i media mainstream italiani, sempre e comunque pro-EU e pro-Euro oltre che pro-Parigi e Berlino (capitali che ambiscono a mantenere lo status quo dell’euro austero a loro esclusivo vantaggio, ndr), tendono a fare emergere solo il bicchiere mezzo pieno, non escludo senza capire – forse per mancanze di risorse – la realtà dei fatti. Non c’è da stupirsi, ormai di giornalisti pagati per pensare ce ne sono pochi in giro, troppo spesso siamo nelle mani dei ventriloqui.

Ora che succederà? Rajoy è di fatto costretto a trattare, ma con pochissimi margini di manovra. Infatti l’ETA ed i baschi avevano ottenuto, dopo decenni di sangue e terrore, un’indipendenza economica di fatto, cosa che a Barcellona non è riuscita dovendosi accontentare di quella linguistica, che però vale poco. Il problema catalano fu che nel momento in cui doveva essere maturo il passaggio cruciale di tenere per sè gran parte delle tasse locali scoppiò la crisi subprime. Infatti la decisione contraria del Tribunale Costituzionale spagnolo fu del 2010, decisione quasi scontata se non si voleva far fallire il paese togliendogli l’enorme gettito di Barcellona e dintorni, in un momento di profonda depressione. Non dobbiamo infatti dimenticare che la spinta all’indipendentismo catalano deriva principalmente dalla frustrazione economica soprattutto dei giovani che, lo ripeto da mesi, hanno in loco bassi stipendi spagnoli ma elevati costi europei per via dei turisti  che affluiscono in massa. Infatti la crisi economica spagnola è stata per così dire “risolta” solo grazie ai sacrifici dei cittadini che hanno ridotto i loro stipendi ossia il loro tenore di vita, anche del 35% o 40% rispetto al 2008. Con la conseguenza che siamo ormai ad un punto di rottura tale per cui nei luoghi più cari ed ambiti gli spagnoli semplicemente non riescono a sopravvivere. E dunque – nel caso – si sfogano in catalano.

Un altro regalo indiretto dell’EUropa austera.

Resta il fatto che Madrid non può rinunciare alle tasse catalane. Dunque non ci può essere collaborazione tra le parti, mancano i numeri, soprattutto oggi che Rajoy deve rientrare dei deficit eccessivi fino a ieri tollerati dall’EU. Ovvero, se l’imbelle Rajoy deciderà di non reagire ora alla mossa di Puigdemont – ben sapendo che facendo il contrario passerebbe da provocatore – alla fine le negoziazioni porteranno comunque ed inevitabilmente ad un nulla di fatto. Ossia anche in un secondo tempo la Spagna passerà per quella che non ha voluto trovare una soluzione [visto che di soldi da dare a Barcellona NON ce ne sono, ndr], per la parte violenta nel primo confronto indipendentista europeo del III.millennio. Ossia perderà.

L’unica soluzione – escludendo quella di buttarla in caciara con una versione rivista e corretta della guerra civile spagnola, magari con il coinvolgimento delle forze armate europee – può forse essere quella di condannare i responsabili della scelta indipendentista per irredentismo, sperando che la gente catalana non si armi sulla falsa riga dell’ETA.

D’ogni modo, la verità è semplice: l’indipendenza è già stata decisa ma con un artifizio che farà passare come colpevole del nulla di fatto Madrid.

Solo la morte di Puigdemont e della giunta locale, o in subordine il loro arresto, potrebbe rappresentare una speranza per l’Unità spagnola. Legata alla contingenza che il successore sia meno radicalmente indipendentista dell’attuale Presidente dell’enclave blaugrana.

MD

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