EconomiaFinanza
Tether da record: utili miliardari e scorpacciata di titoli di Stato USA. Il “dollaro digitale” conquista i mercati emergenti
Tether chiude il Q1 2026 con 1 miliardo di utili e 141 miliardi in titoli di Stato USA. Mentre il “dollaro digitale” spopola nei mercati emergenti, l’azienda guidata da Paolo Ardoino diventa il 17° creditore degli Stati Uniti.

Mentre la finanza tradizionale si arrovella su tassi di interesse e inflazione, c’è chi nel mondo delle criptovalute macina profitti a ritmi industriali, e lo fa in modo sorprendentemente “classico”. Tether, la società emittente della principale stablecoin al mondo (USDT), ha chiuso il primo trimestre del 2026 con un utile netto di 1,04 miliardi di dollari. Le riserve in eccesso hanno toccato la cifra record di 8,23 miliardi.
Numeri da capogiro per un’azienda guidata dall’italiano Paolo Ardoino, che oggi vanta una base utenti di ben 570 milioni di persone. Ma dove finiscono i soldi che garantiscono la parità di USDT con il biglietto verde? Non in complessi derivati speculativi, ma nel porto più sicuro (e redditizio, di questi tempi) del mondo: il debito pubblico americano.
La via facile (e sicura) agli utili
Tether ha un’esposizione diretta e indiretta in US Treasuries per circa 141 miliardi di dollari, posizionandosi come il 17esimo più grande detentore di debito pubblico statunitense a livello globale. Un’osservazione ad hoc sorge spontanea: questi utili faraonici sono stati realizzati in modo relativamente facile e sicuro. Parcheggiando la liquidità in titoli di Stato, Tether si garantisce rendimenti elevati e privi di rischio, aiutando peraltro il Tesoro USA a risolvere eventuali problemi di piazzamento del debito. Una simbiosi perfetta, in attesa che il cosiddetto Genius Act mostri tutte le proprie reali potenzialità sul mercato.
Di seguito, la sintesi dei fondamentali finanziari di Tether al 31 marzo 2026, certificati da BDO (che ha avviato il processo di audit formale):
| Voce Finanziaria | Valore (Q1 2026) |
| Asset Totali | ~ $191,8 miliardi |
| Passività (USDT in circolazione) | ~ $183,5 miliardi |
| Riserve in eccesso (Record) | $8,23 miliardi |
| Esposizione in US Treasuries | $141 miliardi |
| Riserve in Oro fisico | $20 miliardi |
| Riserve in Bitcoin (BTC) | $7 miliardi |
Gli investimenti proprietari restano separati dalle riserve a garanzia di USDT e sono finanziati dagli utili.
Tether ha perfino riserve superiori al valore delle valute garantite in circolazione, cifre che, se l’azienda chiudesse, sarebbero distribuibili.
La “Dollarizzazione Digitale” e i timori dei Regolatori
Con una capitalizzazione di 183 miliardi di dollari (salita di altri 5 miliardi ad aprile), USDT domina il 59% del mercato globale delle stablecoin. Ma chi compra questi dollari digitali? La vera spinta arriva dai mercati emergenti, dove la “dollarizzazione digitale” non è una moda, ma una necessità di sopravvivenza.
- America Latina: Secondo l’ultimo rapporto di Bitso, le stablecoin rappresentano ormai il 40% degli acquisti crypto, doppiando Bitcoin (fermo al 18%). Vengono usate per risparmiare e per le transazioni quotidiane.
- Africa: Come ricordato dall’ex funzionario ONU Vera Songwe al WEF, le rimesse tradizionali costano circa il 6% dell’importo inviato. Con le stablecoin, i fondi viaggiano più velocemente e a costi irrisori, proteggendo peraltro i risparmi da inflazioni locali che viaggiano costantemente a due cifre.
In generale Tether appare vincente in tutte quelle situazioni in cui il sistema bancario non è efficiente e applica costi eccessivi. In questo la stablecoin ha il grande emerito di offrire un’alternativa per chi si trova ad operare commercialmente sui mercati finanziari in paesi in via di sviluppo.
Questo travaso di ricchezza verso il dollaro digitale non piace ai regolatori globali. Il Financial Stability Board (FSB), nel suo rapporto annuale, ha lanciato l’allarme: un uso diffuso di stablecoin ancorate al dollaro rischia di innescare una pericolosa “sostituzione valutaria” nelle economie emergenti, azzerando di fatto l’efficacia delle politiche monetarie nazionali. Un problema reale per i banchieri centrali, ma che per ora non frena la corsa inarrestabile di Tether e che sarebbe curabile: nulla frena dall’emettere stablecoin nelle valute nazionali, il cui cambio rispetto al dollaro sarebbe, tra l’altro gratuito. Gli unici fattori di freno sono la mancanza di debito pubblico sicuro e nella valuta nazionale e le normative nazionali, vecchie, timorose e superate. Però contro la stupidità burocratica anche Tether non può nulla.







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