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Terrore artificiale a comando: la manovra per blindare i giganti tecnologici ed eliminare la concorrenza

Dietro l’improvvisa ondata di allarmi sull’estinzione umana si muovono campagne pagate e manovre al Senato USA per imporre una legge che blinda gli oligopoli ed elimina le startup.

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Un disastro economico senza precedenti, con la disoccupazione che rischia di schizzare alle stelle e modelli digitali capaci di sfuggire a ogni controllo. Il messaggio che rimbalza tra Washington e Wall Street in queste ore ha i toni dell’apocalisse imminente, ma l’urgenza improvvisa nasconde una posta in gioco molto più terrena: salvare una montagna di capitali finanziari e chiudere il mercato a doppia mandata prima che scoppi la bolla.

Nel giro di appena quarantotto ore, una legge sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale che sembrava ormai morta e sepolta al Senato degli Stati Uniti è risorta come priorità assoluta.

A spingerla non è stato un improvviso risveglio etico del Congresso, bensì una manovra coordinata con precisione millimetrica dai vertici degli stessi laboratori che dovrebbero essere regolati. Si è assistito, in diretta a come viene organizzata una campagna mediatico/politica.

Un panico scatenato a orologeria

La cronologia degli eventi mostra una sincronia che definire sospetta è poco. All’inizio dell’estate le trattative parlamentari tra la democratica Amy Klobuchar e i repubblicani Ted Cruz e John Thune si erano arenate. L’intesa sembrava impossibile a causa delle distanze sulle regole di trasparenza.

Poi, improvvisamente, si è acceso l’interruttore della paura:

  • 8 e 9 settembre: Jacob Coxon, un ricercatore ventisettenne appena uscito da OpenAI e Anthropic, pubblica un messaggio virale in cui afferma che i laboratori stanno correndo verso una superintelligenza che rischia di cancellare l’umanità. Il capo dell’allineamento di Anthropic gli fa eco, stimando al dieci per cento la probabilità di estinzione entro il decennio. La coa curiosa è che si tratta di un tema di cui si discute da anni, e che avete sicuramente letto più volte anche qui e ben dal 2023.
  • 9 settembre: OpenAI pubblica un appello accorato per chiedere norme federali obbligatorie e urgenti prima della pausa parlamentare.
  • Sempre il 9 settembre: l’ufficio studi di Anthropic diffonde uno studio fosco: entro il 2030 l’automazione potrebbe portare la disoccupazione all’11,9% e abbattere la quota di reddito da lavoro dal sessanta al quarantacinque per cento del Prodotto Interno Lordo.

Tutto questo mentre la stessa Anthropic prepara lo sbarco in borsa con una valutazione da capogiro di duemila miliardi di dollari e un prestito ponte da quindici miliardi. Quindi c’è la ricerca di una regolamentazione spinta che, curiosamente, almeno in apparenza, viene dagli stessi operatori che verrebbero regolati.

Chi paga i predicatori della catastrofe

La favola dei ricercatori colti da rimorso morale crolla non appena si guarda dietro le quinte. A sollevare il coperchio sul sistema è stata la fisica e divulgatrice tedesca Sabine Hossenfelder, documentando come la paura dell’apocalisse tecnologica sia diventata una voce a bilancio.

Diverse organizzazioni senza scopo di lucro, tra cui il Center for AI Safety (CAIS), Control AI e il Future of Life Institute, sono arrivate a offrire denaro, contratti e canovacci dettagliati a creatori di contenuti e influencer online per diffondere messaggi allarmistici. Le istruzioni erano tassative: recitare frasi preconfezionate sul pericolo di estinzione umana. Una nota divulgatrice scientifica a cui è stato offerto un compenso per diffosndere il messaggio di paura ha rivelato il gioco:

Sul fronte opposto, gruppi come Build American AI – foraggiati tra gli altri dal presidente di OpenAI Greg Brockman – pagavano somme cospicue per video che dipingevano i progressi cinesi come una minaccia immediata per l’occupazione occidentale. L’apocalisse, insomma, dispone di un ricco ufficio marketing che spinge questo o quel lato

La barriera normativa: creare un oligopolio per legge

A cosa serve davvero questo coro di allarmi? Il testo della legge Klobuchar-Cruz-Thune punta a concedere al Dipartimento del Commercio e alla Sicurezza Interna il potere di autorizzare preventivamente i modelli più avanzati, imponendo verifiche di sicurezza e interruttori di emergenza.

Soprattutto, la legge federale cancella con un colpo di spugna le normative dei singoli Stati, come California e New York.

Aspetto operativoGrandi gruppi incumbent (OpenAI, Anthropic)Startup indipendenti e progetti aperti
Costi burocratici di conformitàFacilmente assorbibili grazie a miliardi di riserveProibitivi, portano al fallimento o alla cessione
Omologazione dei modelliGestita tramite uffici legali dedicati e lobbyingRallentamenti fatali prima del rilascio sul mercato
Impatto sul mercatoProtezione garantita da una licenza governativaTagliati fuori dallo sviluppo dei sistemi avanzati

Imporre costosi obblighi di certificazione governativa crea quello che in economia si definisce un fossato normativo (compliance moat). I colossi già insediati possono permettersi le spese legali e burocratiche; le piccole aziende e la ricerca indipendente no. La paura diventa così il grimaldello perfetto per sbarazzarsi della concorrenza fastidiosa.

La scommessa da non perdere

C’è poi un’altra realtà materiale che la politica di Washington non può ignorare. Negli ultimi anni il sistema finanziario ha scommesso centinaia di miliardi di dollari non solo sul software, ma su una gigantesca filiera reale: microchip, server, centrali elettriche a gas, impianti nucleari e linee di trasmissione per alimentare i centri dati.

Tutti questi investimenti si reggono su un postulato fragile: che la domanda di potenza di calcolo continui a salire in modo esponenziale senza alcun intoppo.

Sul territorio americano, tuttavia, la popolazione comincia a ribellarsi. Nelle scorse settimane è partita una carovana di protesta, guidata dall’attivista conservatrice Amy Kremer, che sta attraversando Stati chiave come Texas, Ohio e Georgia. I cittadini protestano contro l’aumento dei costi delle bollette elettriche e l’assorbimento sconsiderato di suolo e risorse idriche da parte delle multinazionali tecnologiche.

Se il governo federale interviene garantendo ai grandi operatori uno scudo legale e lo status di “infrastruttura strategica nazionale”, mette al riparo gli investitori privati e scarica sui contribuenti le tensioni economiche.

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