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Terremoto in Germania: AfD sfonda al 44% in Sassonia-Anhalt. Crolla la CDU e il ceto produttivo travolge Berlino

In Sassonia-Anhalt l’AfD sfiora la maggioranza trainata da operai e partite IVA, mentre la CDU crolla al minimo storico. La deindustrializzazione tedesca travolge gli equilibri di Berlino.

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La Germania politica si è svegliata con le fondamenta spaccate a metà. Le elezioni regionali in Sassonia-Anhalt non sono state un semplice turno amministrativo, ma una scossa di magnitudo altissima che manda in frantumi le certezze del governo federale e archivia definitivamente gli schemi tradizionali.

Mentre a Berlino si parlava ancora di arginare la protesta, i numeri reali hanno superato anche i sondaggi più pessimisti della vigilia. L’Alternative für Deutschland (AfD) ha travolto gli avversari, aprendo una crisi politica senza precedenti nel cuore industriale dell’Europa.

I numeri di una valanga annunciata

L’AfD guidata dal trentacinquenne Ulrich Siegmund ha registrato un risultato straordinario: mediando tra il dato degli exit poll (44,4%) e i primi scrutini reali, che al 71% di scrutinio assegnano il 46, 2, il partito si assesta su una cifra probabile vicina al 45%. Questo non conteggia ancora i voti postali, ma, comunque, è una percentuale molto alta.

Per la Democrazia Cristiana (CDU) del cancelliere Friedrich Merz è una disfatta storica. Il partito di governo crolla attorno al 17%, dimezzando i voti rispetto alla tornata precedente.

I partiti tradizionali della sinistra e i liberali restano ai margini:

  • SPD (Socialdemocratici): fermi intorno all’8,5%.

  • Verdi: stabili all’8% circa.

  • Die Linke (Sinistra): intorno all’8,5%.

  • FDP (Liberali): cancellati dal parlamento regionale con un misero 2,5%.

  • BSW (Bündnis Sahra Wagenknecht): in bilico sul filo del rasoio attorno alla soglia di sbarramento del 5%.

La lettura più interessante non riguarda le etichette ideologiche, ma la composizione sociale del voto. L’AfD non è più un fenomeno di marginalità o di protesta fine a se stessa: è diventata la prima forza trainante del mondo del lavoro e della produzione reale.

I dati demografici elaborati da Infratest dimap mostrano una spaccatura netta:

  • Operai: il 61% ha scelto l’AfD.

  • Piccoli imprenditori e lavoratori autonomi: il 53% sostiene il partito di Siegmund.

  • Fasce d’età lavorativa (35-44 anni e 45-59 anni): il 53% in entrambi i segmenti ha votato AfD.

  • Uomini: il 51% ha premiato la destra.

La CDU di Friedrich Merz si trova in una condizione di vera desertificazione anagrafica: raccoglie appena il 9% tra chi ha tra i 35 e i 44 anni e tocca un drammatico 5% tra i giovani dai 18 ai 24 anni (fascia dove l’AfD vola al 42%). L’unico bacino in cui i popolari mantengono un testa a testa (31% contro il 32% di AfD) è quello degli over 70. Una base elettorale che racconta un partito rifugiato nelle pensioni, mentre chi lavora e paga le tasse ha già cambiato rotta.

Bollette e immigrazione hanno fatto da padroni

Questa valanga di voti non nasce dal nulla: ha radici materiali solidissime. La Sassonia-Anhalt è una regione a forte vocazione manifatturiera e chimica, settori colpiti duramente dal caro energia, dall’inflazione e dalle scelte industriali calate dall’alto da Berlino e da Bruxelles.

Quando le bollette del gas e dell’elettricità raddoppiano, le fabbriche riducono i turni e i salari reali perdono potere d’acquisto, la fiducia nelle formule astratte della transizione svanisce in fretta. Gli operai e i titolari di piccole officine vedono la minaccia concreta della deindustrializzazione.

Se a questo si aggiunge una gestione dell’immigrazione percepita come incontrollata e costosa per il bilancio pubblico locale, la miscela diventa esplosiva. La scelta dell’AfD da parte del 61% delle tute blu è la risposta pragmatica di chi vede a rischio il proprio posto di lavoro e non crede più alle promesse dei partiti storici.

Il dilemma del governo e il paradosso di Merz

L’attenzione ora si sposta sulla composizione del Landtag. Con una percentuale media del 46%, molto dipenderà dall’ingresso o meno del BSW: se il partito di Sahra Wagenknecht non superasse il 5%, la soglia per la maggioranza assoluta dei seggi si abbasserebbe, aprendo le porte a un governo monocolore dell’AfD con Ulrich Siegmund come primo ministro regionale.

Se invece mancasse qualche seggio all’appello, le alternative per Berlino sarebbero comunque disastrose:

  1. Il “cordone sanitario” allargato: mettere insieme CDU, SPD, Verdi e persino la sinistra post-comunista di Linke per fare un governo d’emergenza. Una coalizione del genere, tenuta insieme solo dalla paura, paralizzerebbe la gestione economica regionale e finirebbe per rafforzare ulteriormente l’opposizione al prossimo turno.

  2. La spaccatura della CDU: la base locale dei democristiani, già sfinita dal tracollo, potrebbe rifiutare alleanze con la sinistra estrema, aprendo la strada a transfughi o ad appoggi esterni.

Resta un pizzico di amara ironia politica sulle spalle di Friedrich Merz. Il leader della CDU aveva promesso solennemente di dimezzare i consensi dell’AfD. L’obiettivo del dimezzamento è stato effettivamente raggiunto, ma sui voti del proprio partito.

Quando la politica finge di non vedere la chiusura delle linee produttive e il calo del tenore di vita delle famiglie, la realtà si incarica sempre di presentare il conto. E di solito non fa sconti.

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