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Tempesta sul petrolio e tassi d’interesse: l’Europa si strozza da sola mentre la Cina gioca in difesa

Il petrolio sopra i 90 dollari spinge la BCE verso nuovi aumenti dei tassi. Intanto la Cina mantiene i tassi al minimo: i bond di Pechino rendono la metà di quelli tedeschi, liberando risorse per lo sviluppo industriale mentre l’Europa rischia il blocco.

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La tensione geopolitica tra Stati Uniti e Iran rischia di bloccare il transito di greggio nello Stretto di Hormuz. Di conseguenza, il petrolio Brent è schizzato oltre i 90 dollari al barile, riaccendendo immediatamente l’allarme inflazione in Occidente. Questa fiammata energetica sta spingendo i mercati a scommettere su nuovi aumenti dei tassi da parte della Banca Centrale Europea.

Il rendimento del Bund decennale tedesco è balzato al 3,15%, toccando i massimi degli ultimi due mesi. Ancora più significativo è il balzo del titolo a due anni, il più sensibile alle mosse di politica monetaria, che ha superato il 2,8%.

I mercati finanziari prevedono ora che il tasso sui depositi della BCE salirà nell’autunno e continuerà a crescere anche all’inizio del 2027. Si tratta di un netto aumento rispetto all’attuale 2,25%, con un primo ritocco verso l’alto ipotizzato già per settembre. Giovedì si riunirà la BCE e quello che uscirà potrebbe non essere positivo per la crescita economica nella UE. Il prezzo di avere un direttivo che ignora il problema della crescita e del benessere e si occupa solo della “Stabilità monetaria”.

Il grande divario dei tassi d’interesse

Dall’altra parte del mondo, la People’s Bank of China (PBOC) sta seguendo una strategia diametralmente opposta. Nonostante le pressioni sui prezzi energetici, Pechino ha mantenuto i suoi tassi di riferimento ai minimi storici per il quattordicesimo mese consecutivo.

Il tasso Loan Prime Rate (LPR) a un anno resta fermo al 3%, mentre quello a cinque anni, usato come riferimento per i mutui immobiliari, è bloccato al 3,5%. Il rendimento del bond decennale cinese viaggia intorno all’1,74%.

Ecco il grafico del LPR, da Tradingeconomics:

Invece qui il rendimento dei ttoli di stato cinesi decennali:

Il contrasto tra i due blocchi economici balza subito all’occhio se confrontiamo i rendimenti dei titoli di Stato:

Paese / Titolo di StatoRendimento Approssimativo (Luglio 2026)Orientamento Politica Monetaria
Germania (Bund 10Y)3,15%Rialzista (Anti-inflazione)
Italia (BTP 10Y)> 3,80%Subisce la stretta di riflesso
Cina (Government Bond 10Y)1,74%Espansiva / Supporto alla crescita

I titoli di Stato cinesi rendono circa la metà di quelli tedeschi e meno della metà di quelli italiani. Questo significa che lo Stato cinese e le sue imprese si finanziano a costi bassissimi, lasciando a Pechino enormi risorse finanziarie da iniettare nello sviluppo industriale, tecnologico e infrastrutturale.

Al contrario, l’Europa si ritrova intrappolata in una gabbia di tassi alti che penalizza gli investimenti privati e deprime la domanda interna, nel tentativo di spegnere un’inflazione causata da shock esterni e non da un eccesso di consumi.

Intanto il debito complessivo cinese (privato non finanziario e pubblico) si aggira intorno al 265% del PIL (oltre 90% pubblico, tra centrale e provinciale, con punte del 127%, dal 110% al 157% privato) . per fare una comparazione è superiore a quello Italiano di 138% debito pubblico e 97% debito privato non finanziario. Eppure i nostri interessi, grazie alla BCE , sono doppi.

La Cina rallenta ma non si arrende

La prudenza di Pechino è dettata da una ripresa interna che procede a macchie di leopardo. I dati del PIL del secondo trimestre sono stati più deboli del previsto, segnando la crescita più bassa dalla fine del 2022.

Mentre la manifattura e le esportazioni tengono grazie alla forte domanda globale legata ai semiconduttori e all’intelligenza artificiale, i consumi delle famiglie cinesi restano deboli. Inoltre, la crisi del settore immobiliare continua a pesare sul clima di fiducia generale, con i prezzi delle case ancora in calo a giugno.

Gli investitori guardano ora con attenzione alla riunione del Politburo di fine mese. Le autorità cinesi dovranno decidere se varare nuovi stimoli fiscali e monetari per riaccendere la domanda interna e stabilizzare il mattone.

La Cina mostra criticità strutturali interne, ma ha il pieno controllo della propria leva monetaria e la usa per difendere la produzione. L’Eurozona, invece, risponde a tensioni geopolitiche globali aumentando il costo del denaro. Il rischio concreto è che l’Europa soffochi la propria economia reale proprio mentre i suoi concorrenti asiatici accumulano energia per il sorpasso.

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