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Tempesta sui titoli di Stato americani: il Tesoro tenta il riacquisto da 6 miliardi, ma i rendimenti volano ai massimi dal 2023

Il Dipartimento del Tesoro USA schiera 6 miliardi di dollari per ricomprare debito a lungo termine, ma i mercati snobbano la mossa: i rendimenti decennali sfondano il 4,85%, portando con sé il rincaro di mutui e prestiti.

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Il debito federale degli Stati Uniti ha infranto la soglia storica dei 40.000 miliardi di dollari, e i mercati finanziari hanno deciso di non fare più sconti. L’ultimo tentativo del Tesoro americano di puntellare i corsi dei propri titoli pubblici si è trasformato in un brutto risveglio: i rendimenti del titolo decennale sono schizzati oltre il 4,85%, toccando i livelli più alti dall’autunno del 2023. Ecco il grafico da Tradingeconomics:

Rendimento titoli decennali USA

La mossa doveva trasmettere sicurezza, ma l’effetto è stato opposto. La divisione del debito del Tesoro ha annunciato un programma straordinario di riacquisto (buyback) fino a 6 miliardi di dollari in titoli a 10 e 20 anni, con scadenze comprese tra il 2037 e il 2046. Un intervento triplicato rispetto ai consueti 2 miliardi di base, deciso dal segretario al Tesoro Scott Bessent per immettere liquidità sulla parte più lunga della curva.

I trader, tuttavia, hanno interpretato l’annuncio quasi come una prova di debolezza. Nel giro di poche ore, il rendimento del bond ventennale ha superato il 5,3%, mentre il decennale ha accelerato la sua corsa al rialzo verso il 4,86%, smentendo le speranze di una rapida distensione del costo del denaro.

Il bluff scoperto dai mercati

A Wall Street la reazione è stata impietosa. Matt Cole, amministratore delegato di Strive Asset Management, ha riassunto la situazione spiegando che il mercato ha semplicemente “chiamato il bluff” del governo federale.

Gettare 6 miliardi di dollari sul piatto delle compravendite può sembrare una somma considerevole, ma diventa un granello di sabbia davanti a una montagna di debito da 40.000 miliardi e a deficit annui che viaggiano stabilmente oltre i 2.000 miliardi. Anche raddoppiando ancora la cifra, la sostanza non cambierebbe: l’offerta di nuova carta è soverchiante.

A complicare il quadro interviene una concorrenza agguerrita: la corsa all’intelligenza artificiale. I giganti della tecnologia stanno emettendo valanghe di obbligazioni private a rendimenti molto allettanti per finanziare data center e infrastrutture energetiche. Chi compra debito, potendo scegliere, pretende interessi sempre più alti anche per finanziare lo Stato.

La difesa di Bessent e i numeri a confronto

Dal canto suo, il segretario Bessent ha provato a minimizzare le tensioni, ricordando che i titoli americani reggono meglio rispetto ai titoli di Stato tedeschi o giapponesi. Il suo ragionamento è semplice: se gli investitori temessero davvero un rischio di insolvenza, fuggirebbero su altri porti sicuri.

Il vero nodo, però, non è il rischio di un fallimento formale di Washington, ma il prezzo dell’inflazione persistente e di un’offerta di debito che supera la domanda. Un confronto tra le grandezze in gioco evidenzia la sproporzione:

  • Debito lordo totale USA: oltre 40.000 miliardi di dollari
  • Deficit annuo federale stimato: superiore a 2.000 miliardi di dollari
  • Entità del buyback annunciato: fino a 6 miliardi di dollari
  • Rendimento decennale USA: sopra il 4,85% (record da fine 2023)
  • Rendimento ventennale USA: oltre il 5,30%

Può il Tesoro domare i tassi senza la Federal Reserve?

La risposta che arriva dai monitor operativi è negativa. Un ministero delle finanze dispone unicamente di strumenti tecnici: può allungare o accorciare le scadenze e ritirare piccole quote di vecchie emissioni, ma non possiede il potere di stampare riserve per sostenere stabilmente i prezzi di mercato.

Quella leva appartiene in via esclusiva alla banca centrale. La Federal Reserve, guidata da Kevin Warsh, si trova però con le mani legate. Con un’inflazione resa ostinata dai rincari energetici e dai conflitti internazionali, tagliare i tassi in fretta rischierebbe di infiammare nuovamente i prezzi al consumo.

Senza un soccorso monetario diretto, l’idea di uscire dal debito affidandosi unicamente alla crescita economica somiglia sempre più a un percorso a ostacoli.

L’incapacità di Bessent di intervenire efficacemente sui tassi, al di là delle parole, avrà un effetto anche sull’economia reale, perché i maggiori assi si trasferiranno a mutui e prestiti aziendali conclusi in questo periodo, con un pesante aggravio che rischia di rallentale l’economia USA e non solo. Per avere effetto Bessent o si inventa qualcosa di veramente efficace, oppure dovrà chiedere aiuto alla Federal reserve.

 

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