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Tagli alla sanità e miopia contabile: in Inghilterra lo screening per il tumore alla prostata è riservato a soli 1.500 uomini
Il servizio sanitario britannico limita lo screening per il tumore alla prostata a 1.500 pazienti noti: una scelta al risparmio che ignora migliaia di uomini a rischio e rischia di far esplodere i costi futuri delle cure.

Una sentenza silenziosa rischia di colpire migliaia di uomini ignari del pericolo che corrono. In Inghilterra, il servizio sanitario pubblico (NHS) ha varato un programma di prevenzione per il cancro alla prostata che appare quasi una beffa: la platea dei controlli preventivi è stata limitata ad appena 1.500 persone in tutto il Paese, a fronte di una popolazione di decine di milioni di abitanti che dovrebbero essere controllati.
Il tumore alla prostata è la forma tumorale più diffusa tra gli uomini nel Regno Unito, con circa 67.000 nuove diagnosi ogni anno e trend in costante salita. Nonostante questi numeri allarmanti, resta l’unica patologia oncologica di massa priva di un programma nazionale di screening universale, e continuerà ad esserlo, uno dei pochi paesi europei a ignorare la patologia.
Il paradosso del test “su invito”
Il nuovo piano annunciato dalle autorità sanitarie britanniche si concentra formalmente sui soggetti ad alto rischio. In particolare, riguarda gli uomini tra i 45 e i 61 anni portatori della mutazione genetica BRCA2, che aumenta fino a sette volte la probabilità di sviluppare una forma aggressiva della malattia.
Proprio però questa concentrazione viene a mostrare l’assurdità della limitazione nella misura:
- Si stima che in Inghilterra circa 13.000 uomini abbiano questa specifica variante genetica.
- La quasi totalità dei cittadini non ha mai eseguito test genetici e non ha alcun modo di sapere di esserne portatrice.
- L’NHS inviterà allo screening soltanto i 1.500 individui già registrati negli archivi perché noti ai servizi di genetica clinica. Solo la fortuna di aver fatto test genetici precedenti permetterà di accedere allo screening.
- Il governo ha chiarito di non avere alcuna intenzione di cercare attivamente le restanti migliaia di persone a rischio. In bocca al lupo
Gli esperti del settore hanno paragonato questa scelta all’invio di una squadra di soccorso a cui viene ordinato di non cercare i dispersi. Chi non sa già di essere in pericolo viene lasciato completamente scoperto.
La falsa economia della spesa sanitaria
Dietro a questa restrizione c’è la tipica logica della contabilità a breve termine, che spesso scambia un taglio immediato dei costi per efficienza gestionale. Dal punto di vista economico, si tratta di una scelta fallimentare, che risparmia qualche centesimo ora per vedere poi i costi in futuro.
Il controllo di base avviene tramite il dosaggio del PSA, un esame del sangue rapido ed economico. Se eseguito privatamente, costa appena 15 sterline, 20 euro. Al contrario, quando un tumore prostatico non viene rilevato in fase iniziale e raggiunge il terzo o quarto stadio, il costo per le casse pubbliche lievita vertiginosamente tra interventi chirurgici complessi, lunghi cicli di radioterapia, degenze e terapie oncologiche avanzate, superando agevolmente le 100.000 sterline per singolo paziente. Il tutto senza considerare i rischi alla sopravvivenza dei pazienti e il dolore provato da lui e dalla sua famiglia, oltre alla possibilità che questo rimanga invalido. Con solo un paio di casi problematici si coprirebbero i costi di migliaia di test.
Risparmiare pochi spiccioli sulla diagnosi precoce per poi trovarsi a spendere cifre enormi nella gestione delle emergenze oncologiche è il classico esempio di distorsione burocratica: si risparmia sul centesimo e si sprecano i milioni.
Addio al diritto al test dal medico di base
A peggiorare il quadro c’è la cancellazione delle linee guida che dal 2002 garantivano a ogni cittadino maschio sopra i 50 anni il diritto di richiedere un test del PSA gratuito al proprio medico di medicina generale.
In precedenza, se il paziente ne faceva richiesta dopo un colloquio informativo, il medico era tenuto a prescriverlo. Con le nuove disposizioni, la decisione finale ricade interamente sulla discrezionalità del medico di famiglia, spesso oberato di lavoro e spinto a contenere le richieste diagnostiche. Molti pazienti segnalano già rifiuti sistematici, trovandosi costretti a ricorrere alla sanità privata o a scoprire la malattia quando è ormai troppo tardi.
La giustificazione ufficiale addotta dal comitato tecnico britannico fa leva sul rischio di “sovradiagnosi” e su esami non sempre specifici. Tuttavia, per chi affronta un tumore aggressivo scoperto con anni di ritardo, questa prudenza burocratica si traduce in una condanna a terapie invasive e dolorose che potevano essere evitate, se non in una condanna a morte per i casi più aggressivi. Ne vale la pena, per risparmiare 20 euro?
A che serve un servizio sanitario pubblico se mette la salute e il dolore in secondo piano, per risparmiare 20 euro?







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