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Automotive9 secondi fa

Tsunami Volkswagen: Il fallimento delle politiche di rilancio presenta il conto. In arrivo 100.000 esuberi La locomotiva industriale tedesca sta deragliando, e il tonfo rischia di far tremare le fondamenta dell’intera economia europea. Le indiscrezioni che trapelano da Wolfsburg non lasciano spazio a interpretazioni edulcorate: le politiche di rilancio aziendale degli ultimi anni, evidentemente, non hanno funzionato. Le rassicurazioni e le “visioni strategiche” si sono scontrate con la dura realtà dei bilanci, portando il management a elaborare scenari che, fino a pochi mesi fa, sarebbero sembrati pura fantascienza distopica. Non è un caso che, nelle scorse settimane, lo stesso amministratore delegato Oliver Blume sia arrivato a evocare apertamente il rischio di fallimento per la storica casa automobilistica. Oggi, i numeri che circolano delineano un quadro clinico gravissimo. Secondo quanto riportato da testate di peso come Welt e Handelsblatt, che citano a loro volta fonti interne rivelate da Manager Magazin, la dirigenza di Volkswagen sta pianificando una ristrutturazione radicale che potrebbe portare al taglio di ben 100.000 posti di lavoro a livello globale. Si tratta di una cifra monstre, esattamente il doppio rispetto ai 50.000 esuberi che erano stati previsti in precedenza per l’orizzonte del 2030. Il contesto in cui matura questa drastica decisione è segnato da una performance finanziaria disastrosa: nel corso del 2025, l’utile netto del gruppo è letteralmente crollato di quasi la metà. Di fronte a questa voragine, il piano di “lacrime e sangue” punta a ridurre i costi per circa undici miliardi di euro entro la fine dell’attuale decennio. La scure dei tagli non risparmierà la capacità produttiva. Attualmente, l’azienda impiega 657.000 persone nel mondo, ma il ridimensionamento passerà inesorabilmente attraverso la chiusura di siti storici. Sono quattro, in particolare, gli stabilimenti tedeschi che si trovano sotto la massima pressione e che rischiano la chiusura nel medio termine: • Zwickau (Stabilimento VW) • Emden (Stabilimento VW) • Hannover (Stabilimento VW) • Neckarsulm (Stabilimento Audi) Dal punto di vista prettamente economico, le ricadute di una simile manovra rischiano di essere devastanti. L’eliminazione di decine di migliaia di posti di lavoro ben retribuiti in Germania si tradurrà in una contrazione immediata della domanda aggregata. Non stiamo parlando solo di operai, ma di un intero ecosistema di fornitori, logistica e servizi locali che gravita attorno a questi poli industriali. Una spirale recessiva classica, in cui il taglio dei costi aziendali deprime l’economia reale, rendendo ancora più complessa la ripresa del mercato interno. Per tentare di salvare il salvabile e compiacere i mercati dei capitali, l’AD Blume starebbe valutando anche lo scorporo del marchio principale Volkswagen e della divisione componenti, trasformandoli in società indipendenti per facilitarne il collocamento sul mercato. Una mossa di ingegneria finanziaria che, tuttavia, non risolve il problema industriale di base: la mancanza di prodotti competitivi in un mercato globale sempre più aggressivo. Si discute anche di nuove cooperazioni in Cina e dell’apertura dei siti al settore della difesa, segnali evidenti di una disperata ricerca di alternative. La reazione sociale e politica non si è fatta attendere. I sindacati, forti dell’accordo di sicurezza del lavoro siglato con IG Metall e valido teoricamente fino al 2030, hanno promesso barricate. La presidente del consiglio di fabbrica Daniela Cavallo e i vertici sindacali hanno definito i piani “minacce irresponsabili”, promettendo di impedirne l’attuazione “con tutte le forze”. Anche la politica è in subbuglio, con il leader della SPD di Hannover, Adis Ahmetovic, che parla di “attacco frontale” e “dichiarazione di guerra”, sottolineando come i tagli indiscriminati non portino a un nuovo inizio, ma aggravino solo la crisi. La palla passa ora al consiglio di sorveglianza, che si riunirà il 9 luglio per discutere le proposte della “Vision 2030”. Con i rappresentanti dei lavoratori e lo Stato della Bassa Sassonia (che detiene il 20% dei diritti di voto) sulle barricate, la resa dei conti a Wolfsburg si preannuncia esplosiva. La crisi della Volkswagen non è più solo un problema aziendale; è il simbolo del declino del modello industriale tedesco.

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