EconomiaUSA
Stretta della Casa Bianca sui visti tech: bloccate le pratiche per i colossi informatici. Tremano i bilanci della Silicon Valley, salgono i salari americani
Il Dipartimento del Lavoro USA congela visti e green card per Cognizant e Cloudera: accuse di frode e stop alla manodopera estera a basso costo per costringere le aziende ad assumere ingegneri americani con salari più alti.

Il governo federale degli Stati Uniti ha sferrato un colpo durissimo al modello di reclutamento della tecnologia globale. Con un provvedimento d’urgenza che sa di resa dei conti giudiziaria, il Dipartimento del Lavoro ha congelato le pratiche per i visti e le richieste di residenza permanente di due pesi massimi del settore: la multinazionale della consulenza Cognizant e l’azienda di software Cloudera.
Le parole usate dalle autorità federali non lasciano spazio al consueto politichese. L’ispettore generale del Dipartimento del Lavoro, Anthony D’Esposito, ha annunciato lo stop spiegando che la caccia ai furbetti è aperta, la task force della Casa Bianca è sul campo e, per chi ha truffato le regole sul lavoro, «ci sono manette in arrivo».
Una presa di posizione netta, sostenuta dal responsabile ad interim del ministero Keith Sonderling. L’indagine federale non si limita a verificare banali errori burocratici, ma ipotizza schemi sistematici di frode, accordi illeciti sulle retribuzioni e persino accuse gravissime legate allo sfruttamento e al traffico di lavoratori stranieri.
Chi sono Cognizant e Cloudera e cosa producono davvero
Per capire la portata del terremoto, bisogna guardare al profilo delle due società colpite dal blocco. Non parliamo di piccole realtà improvvisate, ma di attori centrali nell’infrastruttura informatica aziendale.
- Cognizant: è un gigante globale dei servizi tecnologici e dell’outsourcing, nato in India ma con quartier generale nel New Jersey. La società gestisce e sviluppa sistemi digitali, processi operativi e reti informatiche per le maggiori banche, assicurazioni e aziende sanitarie mondiali. Il suo modello di business storico si basa sulla fornitura massiccia di consulenti tecnici, spesso impiegati direttamente presso le sedi dei clienti.
- Cloudera: con sede a Santa Clara, nel cuore della California, produce piattaforme per l’analisi dei grandi flussi di dati e la gestione del cloud ibrido. Il suo software permette alle grandi organizzazioni di aggregare, proteggere ed elaborare quantità enormi di dati, combinando soluzioni open source con strumenti proprietari avanzati.
Entrambe le aziende condividono da anni una forte dipendenza dall’ingresso di ingegneri e sviluppatori provenienti dall’estero, soprattutto attraverso i canali dei visti regolati da Washington e principalmente dall’India, terra molto generosa nel fornire all’estero questo tipo di tecnici.
Il trucco svelato: come funzionano PERM e visti H-1B
Al centro dell’inchiesta ci sono due strumenti precisi: i visti temporanei H-1B, riservati a mansioni specialistiche e rinnovabili fino a sei anni, e la procedura ministeriale chiamata PERM (Program Electronic Review Management).
La regola di base della procedura PERM è chiara: prima di poter sponsorizzare una green card (la residenza a tempo indeterminato) per un lavoratore straniero, l’azienda deve dimostrare formalmente di aver cercato sul mercato interno e di non aver trovato alcun cittadino americano qualificato, disponibile e pronto ad accettare quell’impiego.
Proprio su questo punto sono emerse le irregolarità più imbarazzanti. Cloudera era già finita sotto accusa da parte della divisione per i diritti civili del Dipartimento di Giustizia: per posti di lavoro con stipendi compresi tra 180.000 e 294.000 dollari annui, la società aveva creato una casella di posta elettronica fasulla per le candidature esterne.
I candidati americani che inviavano il curriculum ricevevano un messaggio di errore di mancata consegna. L’azienda, intanto, certificava allo Stato di non aver ricevuto alcuna candidatura domestica valida, procedendo così con l’assunzione di personale con visto. Nel caso di Cognizant, gli investigatori federali contestano pratiche volte a inondare il mercato con forza lavoro a basso costo, decurtando le buste paga attraverso accordi sottobanco.
La linea politica: prima i lavoratori americani
L’intervento del governo non è un semplice adempimento di polizia amministrativa, ma la prova concreta dell’agenda economica promossa dall’amministrazione Trump. La linea è netta: tutelare prioritariamente i cittadini e i residenti stabili, sottraendo alle grandi aziende la scappatoia della manodopera estera a buon mercato.
Per anni la Silicon Valley ha giustificato l’uso massiccio dei visti sostenendo che negli Stati Uniti mancassero profili tecnici adeguati. I numeri raccontano una realtà diversa: l’uso del programma H-1B è rimasto concentrato in modo asimmetrico, con l’India che rappresenta circa il 73% dei titolari e la Cina il 12%.
Il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha rincarato la dose, proponendo di cancellare la finestra di tolleranza di 60 giorni che finora consentiva a chi perdeva il lavoro di rimanere nel Paese per cercarne un altro: terminato il contratto, la permanenza decade all’istante e si torna a casa, o si ha un nuovo contratto già aperto.
Le conseguenze economiche: chi vince e chi perde
L’effetto a catena di queste decisioni ridisegna i rapporti di forza nell’economia reale. Da un punto di vista economico, bloccare l’afflusso artificiale di manodopera estera agisce direttamente sulla curva di offerta del lavoro qualificato.
| Ambito | Impatto sui lavoratori americani | Impatto sulle aziende tecnologiche |
| Occupazione | Minore disoccupazione tra programmatori e ingegneri locali | Rallentamento delle nuove assunzioni e stop al turnover facile |
| Dinamica salariale | Aumento del potere contrattuale e crescita delle retribuzioni | Forte incremento dei costi operativi e compressione dei margini |
| Gestione operativa | Maggiore stabilità contrattuale e fine della concorrenza al ribasso | Obbligo di investire nella formazione interna o rimpatriare progetti |
Per i programmatori americani, spesso licenziati a migliaia durante le recenti ondate di tagli nella tecnologia, la chiusura dei rubinetti significa una boccata d’ossigeno: meno disoccupazione interna e salari che tornano a salire, perché le aziende sono costrette a contendersi i residenti a colpi di rilanci economici. Ora anche la disoccupazione per la AI fa meno paura.
Dall’altro lato della barricata, per le multinazionali si aprono mesi complicati. Rinunciare a canali collaudati di personale flessibile e meno costoso farà lievitare i costi di produzione. Chi aveva costruito la propria redditività sull’arbitraggio salariale dovrà scegliere se pagare di più i professionisti americani o trasferire intere divisioni all’estero, affrontando ulteriori rischi operativi e dazi regolamentari, oltre che il rischio che il relativo know how resti all’estero, creando nuovi concorrenti.
L’amministrazione Trump aveva promesso una riduzione dell’immigrazione incontrollata anche per le posizioni più specializzate e remunerate del lavoro e, almeno sinora, sta mantenendo le promesse fatte.







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