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Stati Uniti, scatta l’ora X per un milione di persone: cancellato lo scudo umanitario per 13 paesi
La Corte Suprema sblocca i decreti: oltre un milione di residenti perdono il permesso di soggiorno dall’oggi al domani. Primi voli di rimpatrio partiti e allarme nei mercati del lavoro locali.

La decisione giudiziaria è arrivata come un fulmine a ciel sereno: oltre un milione di persone negli Stati Uniti hanno perso ogni tutela legale dall’oggi al domani. Con la caduta dell’ultimo ricorso nei tribunali federali, l’amministrazione guidata da Donald Trump ha ottenuto il via libera definitivo. Per il Dipartimento di Sicurezza Interna (DHS) si apre la strada per le espulsioni di massa.
La fine del programma TPS: cosa cambia davvero
Il cosiddetto Temporary Protected Status (TPS) è un permesso umanitario straordinario. Creato nel 1990, consentiva a cittadini stranieri già presenti negli USA di restare e lavorare regolarmente quando il loro paese d’origine affrontava guerre civili, terremoti o devastazioni ambientali. Una forma di salvaguardia che però, per alcuni paesi, si è estesa ben oltre la crisi.
Non si è mai trattato di una concessione di cittadinanza né di una residenza permanente. Era, sulla carta, una misura provvisoria. Nel tempo, però, molti rinnovi si sono susseguiti per decenni. Ora, per il governo americano, quella parentesi è chiusa. Chi aveva questo scudo viene considerato a tutti gli effetti privo di titolo di soggiorno.
| Nazione d’origine | Motivo originario del TPS | Decorrenza iniziale |
| Somalia | Guerra civile e instabilità cronica | Settembre 1991 |
| Honduras e Nicaragua | Uragano Mitch | Gennaio 1999 |
| Haiti | Terremoto devastante | Gennaio 2010 |
| Siria | Conflitto interno | Marzo 2012 |
| Nepal | Terremoto di magnitudo 7.8 | Giugno 2015 |
| Altri 8 paesi | Conflitti armati e crisi umanitarie | Vari anni (2021-2023) |
La lista totale comprende tredici nazioni: Haiti, Siria, Yemen, Afghanistan, Camerun, Nepal, Honduras, Nicaragua, Venezuela, Sud Sudan, Birmania, Somalia ed Etiopia. A queste si aggiungerà presto El Salvador, il cui scudo per 170.000 residenti scade all’inizio di settembre.
Sicurezza interna e gestione delle espulsioni
I numeri in gioco sono enormi: più di un milione di stranieri sono ora a rischio espulsione. Il primo volo verso Haiti è già decollato con oltre 160 persone a bordo, tra ex titolari del programma e detenuti rimpatriati. I
Il DHS ha offerto una scelta immediata: l’autodeportazione con volo gratuito e un incentivo di 2.600 dollari, oppure l’arresto e l’espulsione forzata.
La realtà operativa, però, è assai complessa. Come osservano gli esperti legali, espellere fisicamente un milione di residenti richiede notevoli risorse e procedimenti ordinari lunghi. Il rischio concreto per la sicurezza pubblica è un altro: una massa consistente di individui, ormai priva di documenti, sceglierà di sparire dai radar federali, alimentando sacche di clandestinità nelle periferie urbane.
Le alternative legali rimaste sono pochissime: richiedere l’asilo politico — procedura oggi assai rigida e con tassi di accoglimento minimi — oppure dimostrare un matrimonio valido con cittadini statunitensi. Vedremo un boom di nuove coppie?
Lo scontro politico e istituzionale
La mossa segna una vittoria politica netta per la Casa Bianca, che ha sempre descritto il TPS come una sorta di amnistia illegittima e permanente. La Corte Suprema ha blindato la linea dell’esecutivo, stabilendo che i giudici federali non hanno l’autorità di bloccare le scelte del DHS in materia di protezione temporanea. Con questa sentenza, le resistenze dei singoli tribunali distrettuali sono crollate una dopo l’altra.
Le reazioni politiche interne sono durissime, ma giuridicamente inefficaci, per ora:
- I governatori democratici, a partire da Kathy Hochul a New York, accusano la Casa Bianca di crudeltà verso famiglie radicate da anni nelle comunità locali.
- Alcuni deputati al Congresso chiedono leggi straordinarie per bloccare i rimpatri verso paesi devastati dalla violenza.
- I legali dei migranti tentano le ultime carte giudiziarie, sostenendo che le decisioni siano state prese per pregiudizio o eccesso di potere. Però si tratta di ricorsi caso per caso.
Ovviamente ci saranno delle conseguenze anche economiche: prima di tutto diminuirà l’offerta di lavoro e la tensione abitativa in certi quartieri e zone che presentavano un alto numero di immigrati protetti da questa legislazione. Da ora in poi non potranno più essere impiegati e molti dovranno essere sostituiti da migranti regolari o cittadini, con un auemnto della tensione salariale, soprattutto per i lavori meno qualificati.







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