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SpaceX, OpenAI e Anthropic: l’onda da 3 mila miliardi che vuole conquistare Wall Street (senza fare un euro di utile)

SpaceX, OpenAI e Anthropic preparano un debutto in borsa da 3.000 miliardi di dollari. L’anomalia? Nessuna di queste aziende produce utili. Un’analisi sulle promesse della Space Economy e sui rischi per Wall Street.

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Stiamo assistendo alla preparazione della più grande ondata di Offerte Pubbliche Iniziali (IPO) della storia finanziaria americana. SpaceX, OpenAI e Anthropic si preparano a sbarcare in borsa, portando in dote una capitalizzazione combinata che potrebbe sfiorare i 3.000 miliardi di dollari. Un’iniezione di liquidità (e di sogni) che andrebbe ad aggiungersi ai quasi 70.000 miliardi del mercato azionario statunitense. C’è solo un piccolo, “trascurabile” dettaglio in questa narrazione degna dei migliori entusiasmi finanziari: nessuna di queste tre aziende produce attualmente utili.

Il paradosso è servito. Da un lato abbiamo valutazioni da capogiro, dall’altro bilanci che bruciano cassa a ritmi vertiginosi pur di mantenere la leadership tecnologica.

I numeri del paradosso

Per inquadrare la dimensione del fenomeno, diamo uno sguardo alle cifre che stanno circolando nei salotti buoni di Wall Street:

  • SpaceX: Punta a una valutazione mostruosa di 1.750 miliardi di dollari. L’anno scorso ha registrato ricavi per 18,6 miliardi, ma ha chiuso con una perdita netta di quasi 5 miliardi, zavorrata dallo sviluppo di Starship e dall’integrazione di xAI.
  • OpenAI: La creatura di Sam Altman cerca una valutazione vicina ai 1.000 miliardi di dollari, ma rimane profondamente in rosso a causa dei costi di calcolo infrastrutturali.
  • Anthropic: Valutata circa 380 miliardi in recenti round di finanziamento, insegue i competitor bruciando a sua volta capitali. 

Quindi si va verso la più grande IPO della storia per società che non hanno ancora visto il becco di un quattrino di utile netto? Certo. Il motivo, in una prospettiva puramente macroeconomica, risiede nelle aspettative di crescita e in quel fattore che Keynes chiamerebbe animal spirits. Gli investitori non stanno comprando i dividendi di oggi, ma il monopolio assoluto di domani, sempre che questo si venga a realizzare

Prendiamo il caso di SpaceX: il settore della Space Economy vale oggi circa 600 miliardi di dollari di fatturato a livello globale, ma le proiezioni puntano dritti verso quota 1.000-1.800 miliardi nel periodo 2030-2035. Attualmente, l’azienda di Elon Musk ha alzato barriere all’ingresso formidabili: fa cose – come il riutilizzo totale dei vettori, la rete Starlink e i futuri data center orbitali – che i competitor, semplicemente, non sono in grado di replicare.

Il dilemma degli indici e l’effetto spiazzamento

Il vero stress test, tuttavia, non sarà solo l’appetito iniziale del mercato, ma la struttura stessa dei listini. Attualmente, i cosiddetti “Magnifici Sette” (Apple, Microsoft, Alphabet, Amazon, Nvidia, Meta e Tesla) pesano per circa un terzo dell’indice S&P 500. Ma c’è una differenza sostanziale: queste sette aziende generano profitti reali e massicci, mentre i restanti 493 titoli dell’indice languono con tassi di crescita degli utili marginali o negativi.

Qui entra in gioco il grande dilemma tecnico:

  • La barriera dell’S&P 500: Per entrare nell’indice più capitalizzato del mondo (a cui sono legati 20.000 miliardi di dollari di fondi passivi) servono quattro trimestri consecutivi di utili. Tesla, per intenderci, ha dovuto aspettare un decennio prima di farcela.
  • La scorciatoia del Nasdaq: Il Nasdaq, fiutando l’affare, sta accelerando le procedure per far entrare rapidamente i nuovi colossi a grande capitalizzazione, una conditio sine qua non pretesa proprio da SpaceX per il suo debutto.

Nel frattempo chissà se tutto questo entusiasmo per le nuove tecnologie AI e per lo spazio avrà successo, o sarà una versione aggiornata della bolla delle DotCom del 2000. In quegli anni si costruirono migliaia di chilometri di fibra ottica scommettendo su internet, ma le aziende fallirono prima di vederne i profitti (che arrivarono un decennio dopo per altri player).  Ora scommettiamo finanziariamente sulla AI e sullo spazio, una strada sicuramente giusta, ma siamo sicuri che i pionieri saranno color che veramente trarranno i grossi profitti da questa nuova rivoluzione industriale? Non fu così, ad esempio, per le ferrovie, come non è stato per internet…

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