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Sondaggi choc in Germania: l’AfD vola al 29% e il Cancelliere Merz sprofonda: approvazione al 1l5%
L’AfD vola al 29% e stacca la CDU di 8 punti, mentre l’insoddisfazione verso il Cancelliere Merz tocca quota 77%. Un terremoto politico che rischia di bloccare gli investimenti e paralizzare l’economia tedesca. Tutti i dati Insa.

La politica tedesca si trova di fronte a un vero e proprio terremoto. Secondo l’ultimo sondaggio condotto dall’istituto INSA per il quotidiano Bild, ripreso dalla Welt., il vantaggio dell’AfD (Alternative für Deutschland) sulla coalizione di centrodestra CDU/CSU ha raggiunto livelli che non si erano mai visti. Un dato che non è una semplice fluttuazione statistica, ma il sintomo di una profonda stanchezza dell’elettorato che rischia di paralizzare la prima economia europea.
L’AfD si attesta saldamente al 29%, allungando il passo e staccando di ben otto punti percentuali la CDU/CSU, ferma al 21% e in calo di un punto rispetto alla settimana precedente.
Ecco i dati del sondaggio INSA nel dettaglio:
AfD: 29% (invariato)
CDU/CSU: 21% (-1 punto percentuale)
Verdi: 14% (invariato)
SPD: 12% (invariato)
La Sinistra (Die Linke): 11% (invariato)
FDP: 3% (invariato)
BSW: 3% (invariato)
Altri: 7% (+1 punto percentuale)
Come si nota, partiti storici come i liberali dell’FDP e nuove formazioni come il BSW rimarrebbero clamorosamente fuori dal Bundestag, non riuscendo a superare la rigida soglia di sbarramento del 5%. In altri sondaggi la FDP però sfiora l’entrata in parlamento. Comunque la coalizione di governo CDU/CSU e SPD , arriva al 33% di voti, più o meno quello che raggiungeva la precedente coalizione arcobaleno.
Il crollo di Merz e l’ombra di Angela Merkel
Il dato forse più allarmante per l’attuale esecutivo riguarda il gradimento personale del Cancelliere Friedrich Merz. Ben il 77% degli intervistati si dichiara insoddisfatto del suo operato, registrando un balzo in negativo di 6 punti rispetto alla fine di aprile. Solo un modesto 15% continua ad appoggiarlo, mentre un 8% preferisce non rispondere. Si tratta di un disastro politico enorme: pochissimi leader nella storia recente sono risultati così impopolari durante il loro mandato. Cè da stupirsi che il Bundestag non lo abbia ancora mandato a casa.
In questo clima di forte sfiducia, appare quasi surreale la scelta di Merz di rassicurare il suo partito nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore rispolverando il celebre “Ce la facciamo” (Wir schaffen das). Utilizzare la frase simbolo dell’era Merkel per mostrare ottimismo sembra un tentativo disperato che si scontra con una realtà ben diversa. La vera domanda è: fino a quando terrà la diga moderata contro l’avanzata dell’AfD? Siamo ormai al limite della tenuta strutturale del sistema.
La paralisi del governo
Se è vero che i sondaggi riflettono solo l’opinione pubblica del momento e sono soggetti alla volatilità del breve termine, le conseguenze economiche di questa profonda incertezza sono già tangibili in tutta la vita tedesca.
Un Cancelliere così debole e un governo privo di una solida base popolare faticano tremendamente a implementare quelle politiche di cui la Germania ha disperatamente bisogno. L’industria tedesca, cuore pulsante del Paese, è schiacciata da costi energetici fuori controllo e da una transizione burocratica complessa. Per evitare una seria deindustrializzazione servirebbe un deciso piano di investimenti statali, capace di rimettere in moto i cantieri, sostenere i redditi della classe media e rilanciare la domanda aggregata interna, oggi asfittica.
Con la CDU/CSU in grave crisi di consensi e l’ascesa di un partito considerato “inavvicinabile” come l’AfD, il rischio è quello di uno stallo prolungato e di soluzioni non ottimali. L’impossibilità di formare maggioranze solide e coese blocca la ricerca e l’implementazione delle vere soluzioni necessarie alla Germania, per invece continuare con la solita solfa fatta di politich energetiche green e di turbine eoliche che non girano.







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