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S(MONTI)AMO IL MODELLO TEDESCO! (di Antonio M. Rinaldi)

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All’indomani del dissolvimento dell’Impero Sovietico, che aprì velocemente la strada alla riunificazione tedesca (anche se nella pratica fu semplicemente l’annessione della Repubblica Democratica DDR nella Repubblica Federale!), il più che fondato timore dei governanti europei e mondiali era quello di non ridare forza a una nazione, nel cuore del vecchio Continente, le cui esuberanze avevano creato sempre elementi di contrasto per gli equilibri geo-politici di mezzo mondo.

Il ruolo di arbitro e garante lo assunse la Francia di Mitterrand, forte ancora della veste di “potenza vincitrice”: il suo nulla osta alla riunificazione sarebbe stato possibile solamente condizionandolo a un rapido processo di integrazione che passasse dalla condivisione di una moneta per “disinnescare” definitivamente i pericoli di una ritrovata Germania unita e ritornata potente questa volta grazie alla forza dell’economia. Insomma il tentativo di mettere sotto tutela un paese che aveva proprio nella formidabile forza della sua economia ritrovato il riscatto morale dalle umiliazioni di due Guerre Mondiali perse e che nel marco vedeva il simbolo di questa vittoria.

La partita si giocò pertanto fra Parigi e una Berlino, tornata capitale, con due soli uomini a decidere: Mitterrand e Kohl. Tutti gli altri o defilati per conservare le proprie identità (inglesi) o completamente immerse nel ruolo di comparse supine (ad iniziare dall’Italia), pronti ad accettare qualsiasi compromesso e a qualsiasi prezzo pur di far parte del nuovo equilibrio che stava nascendo in Europa.

Per molti paesi (con il nostro sempre in testa) non si trattò pertanto di verificare preventivamente se le regole poste alla base del nuovo modello di Europa corrispondessero effettivamente al beneficio delle proprie esigenze, ma di partecipare da subito a questa partita ad ogni costo promettendo il rispetto dei parametri macroeconomici posti a supporto della costruzione monetaria comune.

Addirittura in molti furono disponibili letteralmente a fare carte false pur di poter staccare il biglietto ed assicurarsi un posto in Europa che aveva modificato il suo status da Comunità Economica Europea (CEE) in quello di Unione Europea (UE), al fine di giustificare, almeno formalmente, la creazione di un mercato comune per far circolare una stessa moneta.

Ma sappiamo ormai che le antiche aspirazioni germaniche di predominio sul continente Europeo, tanto care sin dai tempi della Mitteleuropa riprese poi dalle isterie di onnipotenza di Walter Funk con il suo folle piano di predominio economico della Germania enunciato il 25 luglio del 1940 nella veste di Ministro dell’Economia del III Reich nonché di Presidente dalla Reichsbank, si stanno realizzando in modo impressionante proprio ora con il consenso più o meno inconsapevole di tutti i paesi coinvolti grazie alle regole poste per la sostenibilità dell’eurohttps://scenarieconomici.it/di-battista-ha-torto-sul-ruolo-germania-purtroppo-ha-ragione-di-antonio-m-rinaldi/

Ciò che doveva consentire di mettere sotto tutela la Germania si è rivelato essere invece il miglior mezzo possibile per mettere sotto tutela l’intera Europa da parte della Germania stessa che è riuscita a realizzare quello che nessun esercito è riuscito fino ad ora mai a compiere: essere egemone nell’intera Europa senza che venisse sparato neanche un colpo di cerbottana!  Questo è stato possibile soprattutto per l’incapacità delle classi politiche europee (sempre Italia in testa!) di contrastare lo strapotere tedesco non riuscendo mai a contrapporre valide alternative a quelle che con caparbietà venivano costantemente portate avanti dalla Germania che nel frattempo si era impadronita dei meccanismi tecnici di governance europea.

E’ necessario pertanto smantellare al più presto questo modello economico su cui si fonda l’euro che fa riferimento esclusivamente alle dottrine e dogmi propri all’ortodossia tedesca che prevedono la stabilità dei prezzi, cioè il contenimento ossessivo dell’inflazione, e il rigore dei conti fino al perseguimento del pareggio di bilancio, come unico presupposto per la crescita. Modello in contrasto con la letteratura economica classica e con quella adottata da tutti gli altri paesi mondiali, che in forme e modalità diverse, conservano comunque la loro Sovranità monetaria e politica. Non è più possibile ignorare che i soli tentativi di rispetto di questo modello stanno provocando danni incommensurabili nelle economie e nelle strutture sociali di moltissimi paesi europei e la Germania stessa deve rendersi conto che non può più continuare insensibile su questo percorso. Se fino ad ora se ne è avvantaggiata enormemente a discapito degli altri non è detto che il futuro non gli riservi spiacevoli sorprese… insomma ai nostri amici tedeschi facciamo capire che se continuano su questa linea andrà prima o poi a finire (come sempre!) che a pagare il conto più forte saranno proprio loro!

Ma il vento che spira ora in Europa non va più in questa direzione: quei paesi membri che ancora hanno la possibilità di esprimere le volontà popolari con sistemi elettorali nel rispetto della democrazia, vogliono un radicale cambiamento che può passare solo dallo smantellamento di questa costruzione Europea. Costruzione che prevede sempre più regole a supporto di una moneta che non pone il cittadino al centro di ogni iniziativa, ma bensì di utilizzarlo come semplice suddito espropriandolo dei suoi più elementari diritti ad esclusivo vantaggio di interessi di parte.

I pericoli a cui stiamo andando incontro potrebbero essere irreversibili e un vero e duraturo processo di pace e integrazione europea potrà essere realizzato solo smantellando l’attuale modello proposto/imposto dalla Germania che ha dimostrato non solo la sua insostenibilità, ma soprattutto la sua iniquità nei confronti di tutta la comunità.  

Antonio M. Rinaldi

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