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Di Battista ha torto sul ruolo Germania? Purtroppo ha ragione! (di Antonio M.Rinaldi)

 

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La levata di scudi da parte di molti esponenti del mondo politico e della quasi totalità della stampa di regime, dopo le recenti dichiarazioni del deputato pentastellato Alessandro Di Battista sul ruolo egemone assunto dalla Germania nella conduzione europea, è ottimo spunto per poter fare alcune considerazioni basate su fatti e documentazioni reali.

 

Premesso che il ruolo di leadership, e in particolare nel proporre le ricette per la sopravvivenza dell’aggregazione monetaria, è sempre più chiaramente sotto gli occhi di tutti ad esclusivo appannaggio di Berlino e di Francoforte (intesa come sede della Bundesbank), le recenti parole del deputato del M5S si sono spinte molto oltre, addirittura palesando metodi “nazisti”.

Prima però d’inoltrarci nell’analisi, desidero chiaramente specificare che nutro enorme rispetto e ammirazione per i nostri amici tedeschi e spero che i temi trattati non siano elemento di contrasto o di incomprensioni, ma invece l’occasione per valutare e condividere serenamente insieme in modo costruttivo le ricette da adottare nel prossimo futuro, perché sono convinto che anche loro ne potranno ricavare in questo modo vantaggi nell’interesse comune.

 

Detto questo e aldilà dei modi e delle parole, Di Battista non ha fatto altro che dire una sacrosanta verità, cioè che il disegno egemone della Germania che si sta realizzando ormai a grandissima velocità, trae origine da ben precisi programmi enunciati e pianificati nei minimi particolari molti anni addietro. Non si tratta pertanto di evocare i soliti temi tanto cari ai complottisti che trovano alla fine il tempo che trovano, o dar corpo ai vecchi ideali mai sopiti a fondamento della Mitteleuropa, ma fatti e circostanze reali documentate che solo chi ha un approccio realistico e obiettivo nei confronti della nostra recente Storia non può e non deve totalmente ignorare.

Mi riferisco esattamente al “Piano di predominio economico della Germania” che nella sua versione più completa e articolata fu enunciata il 25 luglio del 1940 dall’allora ministro dell’economia del III° Reich, nonché Presidente della Reichsbank (antesignana della Bundesbank), Walter Funk. Ebbene, dalla lettura e dall’analisi anche superficiale, si evince chiaramente che non siamo in presenza di semplici analogie perché le coincidenze nel cosiddetto “Piano Funk”, su come si sarebbe evoluta l’egemonia della Germania dopo la vittoria militare sull’Europa e sull’intero bacino del Mediterraneo, sono a dir poco impressionanti.

Sembra che quelle isteriche pretese di dominare il Continente europeo nel dopoguerra, per mezzo questa volta dell’economia, si stiano incredibilmente realizzando ai nostri giorni grazie alle regole e ai vincoli posti per l’adozione dell’euro e non certo per “manu militari” per l’incapacità di una debole e rinunciataria classe politica europea sempre pronta ad accettare senza battere ciglio Trattati e Regolamenti comunitari capestro, non verificando preventivamente la reale convenienza e fattibilità per il proprio Paese.

 

Nello specifico il piano redatto da Funk prevedeva, a conquista militare avvenuta, l’indispensabilità di prendere come riferimento la politica economica nazionalsocialista, nella convinzione che essendo disciplinata dai rigidi dogmi dei suoi metodi e delle sue regole, fosse come nessun’altra idonea nell’essere adottata da tutti gli altri paesi.

La Germania, arbitra dei destini dell’Europa, avrebbe monopolizzato e condizionato ogni attività e iniziativa in questa aggregazione nella presuntuosa convinzione che i propri metodi proposti, se adottati, si sarebbero rivelati di grande vantaggio anche per le altre nazioni.

L’economia della nuova grande aria geopolitica doveva subordinarsi all’apparato produttivo germanico in funzione della supremazia del Reich, essendosi autoproclamato come nucleo centrale di una grande coalizione di nazioni disponibili alla penetrazione della sua riconosciuta potenza industriale e finanziaria all’interno delle loro stesse strutture, le cui risorse sarebbero dovute affluire comunque verso il centro dominatore.

 

Impressionanti i passaggi del discorso in cui Funk rivelava le specifiche del suo Piano riguardo alla questione della creazione di una nuova moneta (siamo nel 1940!), all’interno della quale prefigurava nella grande area economica che si sarebbe realizzata, un ruolo predominante ed esclusivo del Reich, con l’istituzione di una area valutaria che avrebbe portato alla creazione di una “moneta generale” (testualmente così definita!) a supporto di un graduale adeguamento delle normative infra-nazionali a favore dello sviluppo dovuto all’espansione economica.

Tale “moneta generale” non sarebbe stata ancorata all’oro con un sistema analogo al Gold-Standard, ma sostenuta da un sistema di compensazione europeo fra l’import-export dei paesi partecipanti, dove naturalmente alla Germania sarebbe spettata l’assoluta determinazione dei relativi flussi attraverso l’imposizione della sua politica economica supportata dal predominio militare conquistato e consolidato.

Tale compito, previsto dalla mente criminale del ministro dell’economia nazista, prevedeva comunque una totale e assoluta forma di controllo e di condizionamento da parte della Reichbank, mediante l’adeguamento delle politiche economiche di tutti gli altri a quelle dettate dalla Germania, unica depositaria di superiori dogmi in grado di governare e guidare l’Europa.

 

Come non giungere alla conclusione che siamo attualmente in presenza in Europa, come più volte denunciato da Paolo Savona, della realizzazione della versione del Piano Funk in “tempo di pace?

Dall’analisi di questo “pezzo” di Storia che ci appartiene ancora c’è qualcuno obiettivamente che considera anche le dichiarazioni di Alessandro Di Battista completamente fuori luogo? Piuttosto preoccupiamoci del livello di ignoranza e di complice collaborazionismo a cui è arrivata gran parte della classe politica italiana, con il supporto di altrettanta compiacente stampa sempre pronta a chinarsi e prostrarsi nei confronti di chi gli consente di attingere ai vergognosi finanziamenti pubblici in nome della “libertà di stampa”.

 

Per la cronaca Walter Funk al termine della guerra fu processato nel Tribunale di Norimberga e condannato all’ergastolo con l’accusa di cospirazione contro la pace, pianificazione di guerra di aggressione, crimini di guerra e contro l’umanità… e chi ha ancora orecchie per intendere intenda!

 

Antonio Maria Rinaldi

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