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Signa, la controllante, porta i libri in tribunale: almeno 13 miliardi di debiti

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Alla fine anche la controllante del gruppo immobiliare del lusso, con sede austriaca, Signa, non ha resistito e ora trapela che mercoledìì scorso ha presentato una richiesta di protezione concorsuale al tribunale di Vienna per raggiungere una amministrazione controllata, come riportato dal Financial Times.
Comprendere bene quale sia l’entità dell’attivo e dei debiti complessivi non sarà facilissimo: la rete di Signa ha una struttura proprietaria a più livelli composta da oltre 1.000 entità societarie e trust in Europa, Stati Uniti e offshore ancora operativi e detenuti, come maggioranza, dalla controllante Signa Prime.
In totale, 120 banche sono esposte a Signa, secondo una persona a conoscenza dei prestiti del gruppo. Tra queste figurano le svizzere Julius Baer e Credit Suisse, ora parte di UBS, nonché le austriache Raiffeisen, Bank of China, la francese Natixis e l’italiana UniCredit e Citi. Un bel mucchio di insolvenze ben distribuito. 
Julius Baer ha debiti in sospeso con Signa per oltre 600 milioni di franchi svizzeri e Raiffeisen Bank International per oltre 750 milioni di euro, secondo quanto riferito da persone a conoscenza dei dettagli. Una cifra di poco inferiore deve essere in carico a Unicredit. Tutti dicono che i portafogli sono ben tutelati, ma, anche se vi fossero delle garanzie reali, queste toglierebbero copertura ad altri. Il buco, comunque, ci sarà.
In una nota della scorsa settimana, gli analisti di JPMorgan hanno stimato che Signa doveva complessivamente almeno 13 miliardi di euro ai prestatori, ma , vista la complessa struttura societaria, le brutte sorprese non sono impossibili.  Molti dei suoi finanziatori sono piccole banche regionali che hanno finanziato progetti immobiliari locali, tra cui diverse Landesbanken tedesche, di proprietà dei Land, tra cui la Helaba con sede a Francoforte e la BayernLB con sede a Monaco, che pare siano esposte per centinaia di milioni di euro.
L’amministrazione di Signa Holding provocherà un’onda d’urto nel settore del commercio al dettaglio dell’Europa centrale, che si prepara al mese più importante dell’anno: Signa è il proprietario di maggioranza dei maggiori grandi magazzini della regione, tra cui i tedeschi Galeria Kaufhof e KaDeWe e lo svizzero Globus. Il momento è già negativo per il settore della distribuzione commerciale di lusso, e la ricaduta potrebbe essere molto pesante.
Era anche azionista del Gruppo Selfridges, anche se il gruppo tailandese Central, che ha esercitato i diritti di conversione azionaria legati a un prestito convertibile, ha affermato di aver acquisito il controllo dei famosi grandi magazzini inglesi.
La più grande catena di grandi magazzini della Germania, la Galeria Karstadt Kaufhof (GKK), di proprietà di Signa e da anni in difficoltà finanziarie, ha dichiarato giovedì che l’amministrazione di Signa non ha avuto alcun impatto immediato. Sicuramente però non potrà avere nessun aiuto, a questo punto, dalla controllante.
Quest’anno GKK ha annunciato la perdita di migliaia di posti di lavoro nel tentativo di stabilizzare il proprio bilancio. L’azienda si aspettava anche un sostegno di 200 milioni di euro da Signa, con la prima tranche prevista per febbraio, per finanziare i suoi piani di rilancio, ma questi sono, a questo punto, molto improbabili, con possibilità di ristrutturazioni ulteriori e licenziamenti.
In totale, circa 40.000 persone lavorano in aziende di proprietà di Signa, secondo le presentazioni agli investitori preparate dall’azienda nel 2022. In precedenza, il sito web di Signa affermava che il gruppo aveva attività per 27 miliardi di euro, con altri 25 miliardi di euro di progetti in cantiere.
Il gruppo si trova in difficoltà finanziarie da oltre un anno, poiché il suo modello di business alimentato dal debito è stato colpito dall’aumento dei tassi di interesse. Nel 2023 avrebbe dovuto restituire 1,3 miliardi di euro ai finanziatori, ma ha faticato a farlo, portando ad accordi di standstill con le banche e a una ricerca di nuovi capitali che ha portato Benko a volare regolarmente in Medio Oriente e a colloqui con investitori tra cui l’hedge fund Elliott Management. Purtroppo si è rivelato tutto inutile.
Tra gli azionisti figurano alcuni dei nomi più importanti dell’imprenditoria europea, come la famiglia francese Peugeot, Tetra Pak Rausings, l’industriale austriaco Hans Peter Haselsteiner e il magnate del cibo per animali Torsten Toeller.
Su loro insistenza, questo mese è stato chiamato Arndt Geiwitz, un esperto tedesco di insolvenza, per prendere il controllo e tentare un accordo di salvataggio per evitare l’amministrazione controllata.
Il management di Signa ha ora poco spazio di manovra. Anche se sarà lei a guidare il processo, in base al regime di auto-amministrazione austriaco un amministratore esterno avrà la supervisione, con diritto di veto su qualsiasi transazione. La società ha 90 giorni di tempo per presentare un piano ai creditori, che devono accettarlo per evitare l’amministrazione controllata.

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