Seguici su

DaziEconomiaEuropaUSA

Scontro sui dazi: Trump minaccia l’Europa al 100% per salvare le Big Tech. Cosa rischiamo davvero?

Trump minaccia dazi al 100% contro l’Europa per difendere i colossi del web. Un blocco totale alle nostre esportazioni per chi applica la Digital Tax. Ecco perché Bruxelles deve prendere sul serio l’avvertimento e quali sono i rischi per l’economia reale.

Pubblicato

il

Venerdì scorso, con la consueta modalità diretta tramite i social media, Donald Trump ha sganciato una vera e propria bomba commerciale sull’Europa. Il messaggio è stato molto chiaro: qualsiasi nazione decida di applicare una tassa sui servizi digitali (la cosiddetta “web tax”) alle aziende americane subirà immediatamente un dazio del 100% su tutte le merci esportate verso gli Stati Uniti. Nessuna eccezione e nessuno sconto. Questa misura drastica, ha sottolineato il Presidente americano, supererà di netto qualsiasi accordo commerciale esistente con quei paesi, che sia stato appena firmato, già implementato o ancora in fase di ratifica.

Ma di cosa stiamo parlando esattamente? Per i non addetti ai lavori, la tassa sui servizi digitali è un prelievo che i governi europei stanno cercando di imporre sui ricavi, e non sui profitti, generati dalle grandi aziende della tecnologia all’interno dei loro confini. Parliamo di enormi colossi come Meta, Google, Amazon o Apple. Queste aziende, grazie alla loro natura immateriale, riescono spesso a eludere i sistemi fiscali tradizionali, spostando gli utili nei paesi dove le tasse sono più basse. Le nazioni europee, di fronte a bilanci statali sempre più rigidi, vedono in questi grandi flussi di denaro una fonte di guadagno fondamentale. Per Washington, tuttavia, questa tassa è solo una mossa discriminatoria studiata a tavolino per colpire il motore principale dell’economia americana.

Per comprendere appieno la mossa di Trump, bisogna guardare ai recenti ostacoli giuridici che la sua amministrazione ha dovuto affrontare. All’inizio dell’anno, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che una serie di dazi, imposti dal governo avvalendosi di poteri economici speciali legati alle emergenze nazionali, erano del tutto incostituzionali. Questo stop legale ha costretto la squadra economica del Presidente a cercare altre vie giuridiche per mantenere in vita le proprie politiche commerciali protezionistiche.

La soluzione trovata è stata quella di rispolverare la “Sezione 301” del Trade Act del 1974. Questo solido strumento, già ampiamente utilizzato da Trump durante il suo primo mandato per imporre dazi sui prodotti cinesi, permette al Presidente di attuare pesanti ritorsioni se un’indagine ufficiale stabilisce che le tasse di un paese straniero limitano o discriminano ingiustamente il commercio americano. Una mossa tecnica astuta, che offre una base legale inattaccabile a una decisione politica.

I paesi europei nel mirino non sono pochi. Tra quelli che hanno già introdotto o stanno discutendo questi balzelli tecnologici troviamo:

  • Francia: Pioniera in questo campo, con una tassa del 3% già attiva dal 2019.
  • Regno Unito: Applica un’imposta del 2% sui ricavi dei grandi motori di ricerca e dei social media.
  • Italia e Spagna: Entrambe con normative simili, per cercare di recuperare gettito fiscale dalle multinazionali del web.

Non è la prima volta che assistiamo a questo scontro, ma oggi il livello di minaccia è salito in modo preoccupante. Fino a poco tempo fa, si parlava di dazi mirati su singoli prodotti. Ora il 100% rappresenta un blocco totale, un muro impossibile da superare per i nostri esportatori.

I precedenti storici dimostrano che la pressione dura di Washington spesso funziona: nel giugno dello scorso anno, il Primo Ministro canadese Mark Carney ha fatto un rapido passo indietro, cancellando una tassa simile che mirava a colpire Amazon e Netflix, tutto pur di mantenere sereni i rapporti commerciali con gli USA.

Nel frattempo, l’OCSE continua a predicare cautela. Il segretario generale Mathias Cormann ha sottolineato chiaramente come un approccio frammentato alla tassazione internazionale sia altamente dannoso per gli affari, per il commercio e per la crescita economica globale.

Meglio non scherzare

Chi pensa che le parole di Trump siano solo un gioco politico o una vuota minaccia commette un errore madornale. Appare piuttosto probabile che l’amministrazione voglia applicare veramente questi dazi. Fino ad ora, il Presidente si è sempre impegnato in prima linea nel difendere i giganti digitali americani, veri e propri asset strategici. La Commissione Europea e i singoli paesi farebbero bene a prenderlo molto sul serio.

L’Europa dovrà trovare qualche sistema diverso e più intelligente per controbilanciare lo strapotere delle grandi aziende del web. L’idea di tassare le loro vendite locali per fare cassa è semplice e politicamente allettante, ma se il costo reale da pagare è la distruzione delle nostre esportazioni verso gli Stati Uniti, forse il rimedio è peggiore del male. Si potrebbe pensare di finanziare aziende tecnologiche europee per creare i nostri “campioni digitali” continentali. Ma, guardando in faccia la realtà, sappiamo tutti benissimo come andrebbe a finire. Con la mentalità puramente restrittiva, burocratica e iper-regolatrice che aleggia nei corridoi della Commissione, un progetto simile riuscirebbe solo a sprecare una quantità immensa di soldi pubblici, senza creare alcuna vera alternativa competitiva sul mercato mondiale. Bisognerebbe implementare seriamente il principio per cui si pagano le tasse dove gli utili sono generati, senza cessioni di royalties verso paradisi fiscali, un principio a cui gli USA non potrebbero opporsi, ma sappiamo benissimo che la UE ha, al proprio interno, paradisi fiscali dove questi utili sono sottotassati.

Invece di ingaggiare battaglie perse in partenza, l’Europa dovrebbe concentrarsi su politiche industriali serie, sostenendo investimenti strutturali e stimolando la propria economia interna, lasciando che le regole fiscali globali vengano decise in modo organico in sedi concordate, senza inutili e costose furbizie solitarie

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento