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Sánchez attacca Re Felipe VI: lo scontro con la Corona per coprire scandali e il caos a Ceuta

Il premier socialista scarica sulla Zarzuela la mancata visita nell’enclave e apre una crisi istituzionale senza precedenti per distrarre dai sondaggi negativi e dalla rivolta dei sindaci.

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La tensione istituzionale in Spagna ha superato il livello di guardia. Lo scontro tra il presidente del Governo, Pedro Sánchez, e la Casa Reale non è più frutto di semplici incomprensioni diplomatiche, ma appare come una precisa scelta politica: mettere sotto pressione la Corona e aprire un fronte di scontro per ridefinire gli equilibri istituzionali del Paese.

La rottura del galateo istituzionale e l’attacco frontale a Felipe VI

Nelle sue recenti uscite pubbliche legate alla crisi di Ceuta, Pedro Sánchez ha adottato un atteggiamento insolitamente duro e sprezzante nei confronti di Felipe VI. Il capo dell’esecutivo ha apertamente rimproverato al monarca di non essersi mai recato in visita ufficiale a Ceuta o a Melilla, arrivando ad affermare con sufficienza che il Re ricopre il suo ruolo “da vent’anni”. Praticamente lo ha accusato di non avere coraggio,m a un Re che è andato a prendersi gli insulti al suo posto dopo l’alluvione di Valencia.

Questa dichiarazione ha provocato forte irritazione negli ambienti vicini alla Zarzuela per due ragioni fondamentali:

  • Un errore temporale grossolano o deliberato: Felipe VI è stato proclamato dalle Cortes nel giugno del 2014; si trova quindi al dodicesimo anno di regno, non al ventesimo. Un dettaglio che difficilmente può essere liquidato come una semplice svista per un presidente del Governo in carica.
  • La contraddizione sul piano costituzionale: In base alla Costituzione spagnola, gli atti e gli spostamenti del sovrano devono essere controfirmati (refrendados) dal Governo. Il Re non decide autonomamente i propri viaggi di Stato: è l’esecutivo che stabilisce le condizioni e concede il via libera. Che senso ha accusarlo di non andare a Ceuta, quando non potrebbe?

Rinfacciare al Capo dello Stato di non essere andato a Ceuta, affermando al contempo che ci andrà solo “quando ci saranno le condizioni”, significa scaricare sulla Corona una decisione che appartiene per legge unicamente alla Moncloa. A meno che non ci si attenda un atto d’imperio reale che però sarebbe anche d’accusa al Governo

I precedenti veti e il cortocircuito tra i ministri

Non è la prima volta che Sánchez ostacola i movimenti del Re. Già nel 2020 l’esecutivo vietò espressamente a Felipe VI di recarsi a Barcellona per la consegna dei diplomi alla Scuola Giudiziaria, adducendo presunte “ragioni di opportunità” politica legate alle trattative con i partiti indipendentisti catalani. Inoltre, sul piano storico, Juan Carlos I visitò Ceuta soltanto nel 2007, ovvero 32 anni dopo la sua salita al trono, a dimostrazione di quanto queste missioni siano sempre state gestite con estrema cautela diplomatica da tutti i governi precedenti.

A rendere ancora più evidente la frattura è la totale confusione all’interno del Consiglio dei ministri:

  • La ministra e portavoce per le migrazioni, Elma Saiz, ha dichiarato pubblicamente che la Casa Reale è pienamente “padrona della propria agenda”.
  • Quasi in contemporanea, il ministro dei Trasporti Óscar Puente ha smentito la collega, ribadendo con forza che l’agenda del Re la fissa e la controlla solo il Governo. Insomma, un governo  confuso.

Lo stesso Puente ha poi alimentato lo scontro condividendo messaggi di stampo repubblicano in cui si definiva una “ignominia” una fotografia istituzionale scattata al Re durante un vertice in Colombia, senza che dalla presidenza del Governo sia arrivato alcun richiamo o tentativo di mediazione. Anche la notizia diffusa su presunti contatti informali del Re con il Marocco è stata smentita: la Zarzuela non ha mai ricevuto richieste formali o informali da parte del governo per intervenire sulla questione e il Re è sempre stato molto attento a non farlo: mica siamo in Italia, il Re spagnolo si muove sempre con cura estrema.

Di fronte a questa escalation, Felipe VI ha mantenuto una linea improntata alla massima prudenza costituzionale. Il monarca ha manifestato la propria preoccupazione per l’integrità territoriale spagnola e ha ricevuto in udienza privata il presidente della città autonoma di Ceuta, Juan Jesús Vivas, ribadendo la propria disponibilità a viaggiare non appena il governo deciderà di autorizzare la missione.

La manovra diversiva: sondaggi in calo e scandali da coprire

Questa improvvisa alzata di scudi contro la monarchia risponde a una precisa necessità tattica di Pedro Sánchez: spostare il centro dell’attenzione pubblica. Con il Partito Popolare (PP) e Vox in costante ascesa nei sondaggi elettorali, e con il governo indebolito da pesanti indagini e sospetti di corruzione che toccano da vicino l’entourage socialista, creare uno scontro identitario sulla forma dello Stato serve a serrare i ranghi della sinistra ed evitare di rispondere delle proprie difficoltà politiche.

La realtà a Ceuta e il malcontento dei sindaci

Mentre la propaganda governativa insiste nel descrivere la situazione a Ceuta come perfettamente “normalizzata”, il quadro sul territorio racconta una realtà opposta:

  • Allarme sicurezza: I sindacati di polizia denunciano una forte carenza di organico e hanno richiesto formalmente di avviare pattugliamenti congiunti con l’esercito, per prevenire agguati e disordini da parte di gruppi di migranti irregolari.
  • Degrado urbano: In diverse aree della città sono sorti mercatini abusivi e zone franche prive di controlli amministrativi e sanitari.

A questo si aggiunge la crescente contestazione a livello locale. È in arrivo una massiccia mobilitazione dei sindaci di tutta la Spagna contro la gestione centrale dell’esecutivo Sánchez. Alla protesta hanno confermato la propria presenza anche diversi primi cittadini socialisti, che hanno scelto di schierarsi a difesa delle proprie comunità ignorando i tentativi della direzione del partito di bloccare la loro partecipazione.

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